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25/29 Maggio - Graniti

Missione pastorale

“Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo” Dal 25 al 29 maggio le Figlie del Divino Zelo sono state chiamate a vivere dei giorni di evangelizzazione e di fraternità nelle Parrocchie di Graniti e di Motta Camastra, in provincia di Messina, per rendere grazie al Signore per i 40 anni di Sacerdozio di Padre Vincenzo Di Mura. Sono stati giorni in cui si sono susseguiti momenti di preghiera, cenacoli con le famiglie, momenti di gioco e di catechesi per i più piccoli e incontri casuali che hanno permesso di ravvivare nei fedeli lo spirito di fede, che alle volte si attenua a causa delle fatiche quotidiane. Tutte le persone volevano sentire da noi solo parole ricche di speranza e di amore e ci lasciavano sempre con sorrisi ricchi di gratitudine. Una missione breve ma importante, in particolare, in quella terra cara a noi FDZ, che ci ha donato due grandi testimoni: Madre Nazarena Maione e Madre Carmela D’Amore, donne umili che hanno vissuto e operato per Gesù e il suo divino comando: il Rogate. Una missione che ha risvegliato in noi la forza e lo zelo per portare a tutti il Vangelo e pregare affinché in ogni terra ci siano buoni operai che guidano e custodiscano la messe. Suor M. Patrizia, suor M. Annalisa, suor M. Nelsa e nov. Ester

Semi di Parola

Pasqua di Risurrezione - Vide e credette (Gv 20,1-9).
Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti, non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. In questi due verbi, vide e credette, c’è tutto il significato della fede cristiana. Il discepolo amato vede un vuoto, una mancanza, dei teli che non avvolgono più il cadavere di Gesù; eppure, non interpreta quel vuoto come un’assenza ma come un modo nuovo di essere presente di Gesù: quello della risurrezione. In questa nuova condizione la presenza di Gesù si espande ovunque c’è un discepolo che crede in Lui e che in suo nome testimonia il vangelo del Regno di Dio che è un regno, come dice la liturgia, di giustizia, di amore e di pace. Gesù stesso ha detto: dove sono due o più riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro. Del sepolcro, invece, viene detto alle donne: non è più qui; dite ai discepoli che lo vedranno in Galilea, nelle periferie della terra santa dove si mescolano ebrei e pagani, simbolo, quindi, della chiesa nascente nella quale è stato abbattuto il muro di divisione e dei due è stato fatto un popolo solo. Ma c’è un altro luogo dove Gesù è presente realmente perché lo ha detto lui stesso: nei poveri, negli oppressi, nelle vittime di ingiustizia, perché “quando avrete dato da mangiare o bere, quando avrete visitato in carcere o nel letto della sofferenza, quando avrete accolto come straniero e profugo uno dei miei fratelli più piccoli, lo avrete fatto a me”. In questi giorni c’è stata una levata di proteste nei confronti del governo israeliano perché ha impedito la celebrazione nella basilica del santo sepolcro; una protesta fatta da governi che non hanno detto e non dicono nulla riguardo allo sterminio del popolo palestinese a Gaza e alle violenze commesse in Cisgiordania. Il vangelo ricorda a questi protestatori a fasi alterne che di quel luogo di pietre il vangelo dice che lì non c’è più Gesù perché è risorto ed è presente nei cuori di chi subisce la violenza e l’ingiustizia come anche nei cuori di chi lotta per la giustizia. Alzare la voce solo per difendere il luogo in cui Gesù è stato sepolto per meno di due giorni e non farlo per coloro in cui ha deciso di abitare da risorto, significa richiudere il sepolcro con la pietra tombale della propria ipocrisia e della propria ignavia. Ma grazie a Dio la vita trionfa sempre sulla morte e mentre lo zelo farisaico difende un sepolcro vuoto Gesù si fa incontrare ancora una volta in quelle periferie dove gli uomini si impegnano per abbattere i muri di ogni tipo di divisione.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo