Ultime Notizie

25/29 Maggio - Graniti

Missione pastorale

“Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo” Dal 25 al 29 maggio le Figlie del Divino Zelo sono state chiamate a vivere dei giorni di evangelizzazione e di fraternità nelle Parrocchie di Graniti e di Motta Camastra, in provincia di Messina, per rendere grazie al Signore per i 40 anni di Sacerdozio di Padre Vincenzo Di Mura. Sono stati giorni in cui si sono susseguiti momenti di preghiera, cenacoli con le famiglie, momenti di gioco e di catechesi per i più piccoli e incontri casuali che hanno permesso di ravvivare nei fedeli lo spirito di fede, che alle volte si attenua a causa delle fatiche quotidiane. Tutte le persone volevano sentire da noi solo parole ricche di speranza e di amore e ci lasciavano sempre con sorrisi ricchi di gratitudine. Una missione breve ma importante, in particolare, in quella terra cara a noi FDZ, che ci ha donato due grandi testimoni: Madre Nazarena Maione e Madre Carmela D’Amore, donne umili che hanno vissuto e operato per Gesù e il suo divino comando: il Rogate. Una missione che ha risvegliato in noi la forza e lo zelo per portare a tutti il Vangelo e pregare affinché in ogni terra ci siano buoni operai che guidano e custodiscano la messe. Suor M. Patrizia, suor M. Annalisa, suor M. Nelsa e nov. Ester

Semi di Parola

Battesimo del Signore – Anno A- Questi è il Figlio mio, l’amato (Mt 3,13-17).
Il battesimo di Gesù viene presentato dagli evangelisti come il momento in cui viene rivelata la sua identità di Messia e Figlio di Dio da parte di una voce celeste. In quella frase viene sintetizzata tutta la Scrittura di Israele, quello che i cristiani chiamano Antico Testamento e che viene visto come profezia della venuta del Messia. In questa frase, infatti, viene riecheggiato il Salmo secondo dove si dice: “Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato”. Ma si sente anche l’eco di un passo di Isaia su un misterioso Servo inviato da Dio per una missione in favore del popolo e di tutte le nazioni e che dovrà molto soffrire: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio”. Infine, c’è un velato riferimento all’episodio in cui Dio chiede ad Abramo di sacrificargli il figlio Isacco: “Prendi il tuo figlio, l’amato”. Con un’unica frase sintetica, chi legge il vangelo vede dispiegarsi davanti a sé tutte le Scritture che gli ebrei dividono in tre parti: la Legge, da cui è tratto l’episodio del sacrificio di Isacco, i profeti, da cui è tratta la figura del Servo, e gli Scritti, da cui è tratto il Salmo. Il Vangelo ci dice che tutte le attese di Israele e le promesse di Dio sono giunte al compimento nella persona di Gesù che non si presenta però come un uomo santo o potente, ma in compagnia di tanti peccatori ed emarginati che vanno da Giovanni a farsi battezzare. Il tentativo di Giovanni di non battezzare Gesù esprime tutto l’imbarazzo di chi sa che è un fatto realmente accaduto, perché Gesù storicamente è stato un seguace di Giovanni il Battista; ma dice anche l’imbarazzo di chi, tra i cristiani, è tentato di vedere l’appartenenza a questo gruppo come una forma elitaria di spiritualità, per separarsi da un’umanità fatta di fallimenti e debolezze. Il vangelo ci vuole ricordare chi è il Maestro e il Signore: colui che ha sempre camminato e solidarizzato con i deboli, i peccatori, gli emarginati, fino a condividerne la sorte con una morte infamante e vergognosa, attraverso il supplizio della croce. Ogni volta che i cristiani o le chiese sono tentati di presentarsi come i puri e i santi della storia, la vita di Gesù, a cominciare dal suo battesimo tra i peccatori, ci ricorda che la strada da seguire è quella di immergerci nelle contraddizioni dell’umanità senza pretendere di ammaestrare ma camminando semplicemente accanto.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo