La Preghiera della Memoria

20 gennaio

Suor
Suor M. Ausilia Vecchio, di S. Rosalia
Nell’adesione della fede compì un cammino di speranza
decede nel 1955 nella Casa Madre di Messina
Suor
Suor M. Adeodata Giordano, di Gesù Nazareno
Imparò ad amare Dio e il Prossimo
decede nel 1955 nella Comunità di San Benedetto – Oria BR
Suor
Suor M. Redenzione Scalera, del Divino Amore
Redenzione Scalera, del Divino Amore E la posata? “L’ho mangiata …”
decede nel 1995 nella Comunità di Villa Santa Maria – Trani BA
Suor
Suor M. Maura Mattana, di S. Benedetto
Manifestava concretamente la Presenza operante del Signore
decede nel 2002 nella Comunità di Villaggio Annunaziata ME
Suor
Suor M. Cristina Sottile, di Gesù e di Maria
Ha abbracciato, con amore, la croce di ogni giorno (cfr Mt 16,24)
decede nel 2013 nella Comunità di Villaggio Annunaziata ME
Suor
Suor M. Teresa Crisafulli
Nell’adesione della fede compì un cammino di speranza
decede nel 2015 nella Casa Madre di Messina
Suor
Suor M. Biagina Di Rosa, di Cristo Re
Svolgeva tutto con delicatezza, attenzione e senso di responsabilità
Decede il 20 gennaio 2019, nella Comunità di Borgo alla Collina AR, dopo 81 anni di vita consacrata

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Semi di Parola

III Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce (Mt 4,12-23).
Il vangelo di Matteo, il più vicino al giudaismo tra i quattro, è l’unico a dare un grande rilievo al fatto che Gesù inizia a predicare il vangelo non nel cuore del mondo religioso ebraico, cioè la Giudea, ma nella periferia, in quella Galilea di cui persino l’antico profeta Isaia sottolineava la mescolanza con i pagani. Ed è in quel contesto che Gesù sceglie i primi collaboratori, non studiosi del testo sacro né appartenenti ad un gruppo di rigorosi osservanti dei comandamenti, ma tra poveri pescatori che vivevano intorno a un piccolo lago, chiamato “mare” con una certa dose di supponenza, dove tentavano di sopravvivere insieme alle loro famiglie. Il senso di questo inizio è chiaro: Gesù di Nazaret, l’inviato di Dio che si fa carne, non ha finito con la nascita il cammino di abbassamento ma sceglie di mettersi in una terra di confine tra il mondo religioso del popolo eletto e il mondo di chi non conosce il Dio di cui parlano le Scritture, un mondo fatto di tenebra perché manca la luce della volontà di Dio rivelata sul Sinai. Non solo, ma sceglie di stare con chi appartiene al mondo degli emarginati che più che vivere, tentano di sopravvivere. È questo il modo in cui comincia la predicazione del vangelo, di quella buona notizia che parla di un Padre che si prende cura di un’umanità fragile e piena di contraddizioni e incoerenze, come dimostreranno in seguito gli stessi apostoli di Gesù, a cominciare da Pietro. Questo inizio diventa, così, criterio per la chiesa di tutti i tempi: l’annuncio non può partire dal centro del potere, dai palazzi dei dominatori, ma deve partire sempre dalle periferie, dagli ultimi della storia, da coloro che sono vittime e prodotti di scarto del gioco fatto dai potenti. Questo era vero allora ed è vero oggi: ogni volta che in nome di Dio o di Gesù Cristo si benedicono i potenti, si continua a bestemmiare e a stravolgere il vangelo, avallando le loro scelte omicide; oggi ancora più di prima. Il criterio che mostra la fedeltà a Gesù e al vangelo è dato dalla capacità o meno di mettersi a servizio delle vittime delle ingiustizie, per portare la luce dell’amore di Dio nelle tenebre della violenza inflitta agli ultimi della storia.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

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