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Palermo 7 ottobre

Nuova Missione in Palermo

Suor M. Aureliana Foti, Suor M. Giuseppina Prinzi e Suor M. Leonila Sinoro giungono a Palermo, accompagnate dalla Superiora della Provincia, Madre Isabella Maria Lorusso, e da Suor Michelia Rado. Il loro ingresso ufficiale è preceduto dalla visita al Parroco di Maria SS.ma delle Grazie in Roccella, Don Ugo Di Marzo, e all’ Arcivescovo di Palermo, Mons. Corrado Lorefice. La solenne celebrazione Eucaristica di inizio della Missione è presieduta dal Vicario generale della Diocesi, Mons. Giuseppe Oliveri, al quale si uniscono numerosi sacerdoti concelebranti, fra i quali il nostro confratello Rogazionista, Padre A. Vicari. Grande la partecipazione dei fedeli della Parrocchia. Nella stessa celebrazione, ricorrendo il 50° di Professione di Madre M. Isabella e di Suor Michelia, le due consorelle rinnovano la loro consacrazione in un contesto di grande testimonianza vocazionale. Viene accesa la lampada votiva per le vocazioni, accanto all’arazzo di S. Annibale M. Di Francia e si benedice il nuovo basamento alla statua della Madonna delle Grazie. Il Signore, per intercessione di S. Annibale e della Venerabile Nazarena, benedica la nuova Missione e i buoni operai chiamati ad operarvi, ascoltando la nostra incessante preghiera per la messe abbondante e matura.

Semi di Parola

V Domenica di Quaresima – Anno A - Se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto (Gv 11,3-7.17.20-27.33-45).
Il racconto della risurrezione di Lazzaro ha principalmente un significato simbolico nel vangelo di Giovanni, in quanto anticipa l’evento della risurrezione di Gesù che ha vinto la morte. Il senso del racconto però va oltre in quanto mette in scena simbolicamente tutte quelle situazioni in cui si deve passare dalla morte alla vita: i fallimenti, le persecuzioni, le malattie, i traumi, la perdita di persone amate. Ogni esperienza, insomma, che ci fa morire dentro e ci fa sentire bloccati e legati come Lazzaro dalle sue bende. L’insistenza sul fatto che il cadavere è già in decomposizione rimanda a situazioni che immobilizzano nel tempo, non a dispiaceri passeggeri. Marta nel velato rimprovero a Gesù dice una verità importante: se tu ci fossi stato mio fratello non sarebbe morto. Dove Gesù è veramente presente con il suo amore si sperimenta la libertà, si capisce che si può vivere non ripiegati sulle proprie paure ma rivolti agli altri non per essere gratificati perché già forti dell’esperienza dell’amore ricevuto da Dio. È questo che rende realmente credenti, non l’adesione a dogmi e costruzioni teologiche ma sentire nel profondo del proprio animo che vale la pena vivere come Lui è vissuto. Sentendoci liberati dalle nostre catene mentali comprendiamo che la nostra missione di vita è fare lo stesso con chi è bloccato dalle bende del proprio dolore e dei propri fallimenti, sentendo come vere le parole ricordate da Paolo: c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Sono queste, quindi, le morti che possiamo imparare a sconfiggere, credendo che l’ultimo nemico sarà vinto solo dall’amore di Dio perchè la sua sconfitta non dipende dai nostri sforzi e dall’illusione di conquistare l’immortalità con la tecnica.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo