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01 Gennaio 2023 - Kabutare

Mandato missionario a suor M. Domicienne Nyirarukundo

Le Postulanti e le Novizie, le Sorelle delle Comunità di Kabutare e di Taba, hanno partecipato alla cerimonia del mandato missionario di suor M. Domicienne Nyirarukundo, in partenza per il Cameroun – comunità di Elogbatindi. Con i segni del mappamondo e della candela accesa, con i colori delle culture mondiali le sono stati offerti la Croce da abbracciare e testimoniare, il Vangelo da diffondere. A lei sono stati consegnati questi segni da Madre M. Giampaola Romano, Delegata per il Rwanda e Missionaria ad gentes da molti anni, testimoni le Consorelle e le formande delle due Comunità. Tutta la nostra famiglia religiosa è stata spiritualmente presente a questo momento significativo di obbedienza e di discepolato rogazionista nella messe del Signore. La giovane Suora è partita l’indomani mattina e, giunta in Cameroun, ha incontrato una nuova Comunità ad attenderla, e lì esprimerà la sua consacrazione in una missione votata a seguire Gesù e la sua volontà per il bene della messe in necessità.

Semi di Parola

SS. Trinità – Anno A - Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio (Gv 3,16-18).
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio». In questa piccola frase iniziale del vangelo è contenuto tutto ciò che la fede cristiana insegna: la comunione trinitaria di Dio e il mistero dell’incarnazione. Il Dio di cui Gesù parla è Colui che spesso è chiamato Padre da Gesù stesso e l’amore con cui ama il Figlio non è altro che lo Spirito che unisce entrambi. Da questo mistero d’amore nasce la decisione di coinvolgersi con la storia umana attraverso l’incarnazione del Figlio, il cui scopo è quello di dare a noi la possibilità di vivere della stessa vita di Dio che Gesù chiama vita eterna. Ma la vita di Dio non è altro che l’amore stesso di Dio che arriva a noi, come dice san Paolo, per il fatto che è stato riversato nei nostri cuori con il dono dello Spirito, come ci è stato ricordato a Pentecoste. Se la vita di Dio donata a noi attraverso lo Spirito e pienamente incarnata dall’esistenza terrena di Gesù è l’amore, non può non essere che questa la corrispondenza al dono da parte nostra. Non c’è nulla di più lontano da Dio dell’uso che si fa del suo nome e delle sue parole contenute nella bibbia per seminare odio e fomentare violenza sia da parte di Stati e governi che si richiamano esplicitamente a quella Parola, dissacrandola, sia da parte di singoli cristiani e da parte di chiese che usano quella Parola come arma di distruzione della dignità di qualsiasi essere umano che non si allinei con le loro pretese moralistiche. La condanna di cui parla Gesù non è per chi è fuori dal gregge ma per chi, pur stando dentro il gregge, ha messo da parte l’unico motivo per cui si deve annunciare il vangelo: il comandamento dell’amore, che è il vero nome del Figlio di Dio unito al Padre da quell’amore personificato che è lo Spirito. Michele Tartaglia

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo