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25 Maggio 2023 - Messina

60 piccoli attori mettono in scena la storia del santo Annibale Maria di Francia

Un musical di oltre due ore per ripercorrere la vita e la missione di padre Annibale Maria di Francia nel quartiere Avignone. È quello messo su dagli studenti dell’Istituto del Divino Zelo dello Spirito Santo che ieri pomeriggio è andato in scena al Teatro Annibale. Sessantacinque piccoli attori delle classi quarte e quinte, che hanno partecipato al corso di teatro organizzato dalla scuola durante l’anno, sono stati i protagonisti di oltre 20 scene che hanno ripercorso la vita del filantropo messinese sin da quando era studente (e promesso giornalista) a quando a ricevuto la chiamata del Signore facendo dell’aiuto ai più poveri e soprattutto ai bambini la sua missione di vita. Nel quartiere Avignone, popolato da tanti poveri, avviò la sua missione diffondendo la parola di Dio, convertendo tante persone e creando la congregazione delle “figlie del Divino zelo” con l’aiuto di madre Nazzarena. Lo spettacolo, caratterizzato da diversi momenti musicali che hanno accompagnato la narrazione della vita di padre Annibale, è stato coordinato dalla preside dell’istituto Spirito Santo, suor Annalisa Decataldo e la maestra di musica Rosa Villari con la collaborazione di tutto il corpo insegnanti.

Semi di Parola

III Domenica di Pasqua – Anno A - Non sai cosa è accaduto in questi giorni? (Lc 24,13-35).
C’è una affermazione illuminante del più grande teologo protestante del XX secolo, Karl Barth, secondo cui il cristiano deve tenere impegnate entrambe le mani: in una, tenere la bibbia, nell’altra il giornale, avere cioè una piena consapevolezza dei tempi in cui si sta vivendo. Leggere solo il giornale, senza avere dei criteri di lettura che partano dalla fede, spesso significa restare smarriti, soprattutto se chi produce caos nel mondo non è al potere per finte elezioni ma attraverso un voto di massa, nonostante l’inaffidabilità dimostrata in esperienze precedenti di governo. Se si legge solo la bibbia si rischia di vivere in una realtà alienata o, peggio, in una realtà deformata perché basata su profezie messianiche che vengono applicate a persone che con Gesù e il vangelo non hanno nulla a che fare. L’episodio dei due discepoli di Emmaus affiancati da Gesù, in tal senso, mostra uno stile e un metodo: i due se ne vanno delusi dopo la morte orribile del loro maestro e non sono disposti a credere a miracoli; Gesù si mette accanto, ascolta la loro narrazione e poi dà la giusta luce spiegando loro quei passi della Scrittura che non parlano di un messia trionfante, tipo eroe della Marvel, ma di un messia che è apparentemente sconfitto perché percorre la strada del Servo sofferente di cui parla Isaia, ma proprio facendo questo giunge alla vittoria perché distrugge il male dall’interno, opponendovi il bene e l’amore. Questa nuova lettura permette anche a loro di intraprendere la strada dell’accoglienza di uno sconosciuto che diventa loro ospite; essi non si fanno condizionare dalla violenza a cui hanno assistito, una violenza amplificata dal fatto che è stato ucciso un innocente da un potere dispotico e disumano. Hanno compreso che l’unico modo per sanare quell’ingiustizia era quello di seguire altri valori: accogliere, condividere il pane e la casa. Così i loro occhi si sono aperti non per assistere a un miracolo dagli effetti speciali ma per abbracciare un nuovo modo di essere basato sull’incontro con altri che vivevano lo stesso dramma, condividendo con loro la scelta di iniziare quello stile nuovo che ha caratterizzato la chiesa nascente. I due discepoli di Emmaus dicono anche a noi che viviamo in tempi assurdi, in cui si manipola la verità soprattutto se si rimane isolati nel mondo virtuale, che, se non smettiamo di accogliere, ascoltare e condividere le fatiche e le speranze, è ancora possibile arginare la follia di chi si ritiene imbattibile nel suo delirio ma che si rivela essere solo una tigre di carta.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo