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25 Maggio 2023 - Messina

60 piccoli attori mettono in scena la storia del santo Annibale Maria di Francia

Un musical di oltre due ore per ripercorrere la vita e la missione di padre Annibale Maria di Francia nel quartiere Avignone. È quello messo su dagli studenti dell’Istituto del Divino Zelo dello Spirito Santo che ieri pomeriggio è andato in scena al Teatro Annibale. Sessantacinque piccoli attori delle classi quarte e quinte, che hanno partecipato al corso di teatro organizzato dalla scuola durante l’anno, sono stati i protagonisti di oltre 20 scene che hanno ripercorso la vita del filantropo messinese sin da quando era studente (e promesso giornalista) a quando a ricevuto la chiamata del Signore facendo dell’aiuto ai più poveri e soprattutto ai bambini la sua missione di vita. Nel quartiere Avignone, popolato da tanti poveri, avviò la sua missione diffondendo la parola di Dio, convertendo tante persone e creando la congregazione delle “figlie del Divino zelo” con l’aiuto di madre Nazzarena. Lo spettacolo, caratterizzato da diversi momenti musicali che hanno accompagnato la narrazione della vita di padre Annibale, è stato coordinato dalla preside dell’istituto Spirito Santo, suor Annalisa Decataldo e la maestra di musica Rosa Villari con la collaborazione di tutto il corpo insegnanti.

Semi di Parola

I Domenica di Quaresima – Anno A - Tentato dal diavolo (Mt 4,1-11)
Al di là della straordinarietà dell’esperienza vissuta da Gesù (poter trasformare pietre in pane, essere condotto miracolosamente sul recinto esterno del tempio o su un monte altro da cui vedere tutta la terra), ciò che gli è capitato è in realtà straordinariamente simile a quanto ognuno di noi vive ogni giorno: il rapporto, cioè, con le cose, con Dio e con gli altri. In tutti e tre gli ambiti siamo posti di fronte ad un bivio: vivere questo rapporto in modo egoistico oppure altruistico, mettendo al centro non solo se stessi, ma anche il bene altrui; le due cose non devono cioè escludersi. Possiamo immaginare che Gesù, quando ha sfamato le folle, abbia mangiato insieme a loro perché era un uomo e non uno spirito disincarnato. Quando ha dovuto affrontare la morte non si è vergognato di chiedere a Dio di allontanare da sé il calice della sofferenza, anche se ha deciso di fare la volontà del Padre. Quando le folle lo seguivano non si accontentava di essere cercato e osannato, ma si preoccupava che ricevessero assistenza e cura sia da parte sua, con le tante guarigioni compiute, sia da parte dei discepoli a cui chiede di dare loro da mangiare e che invia a compiere le stesse cose che faceva lui. Era gratificato dalla gratitudine di coloro a cui faceva del bene? Certamente, come ci ricorda l’episodio dell’unico lebbroso che tra dieci torna a ringraziarlo. Ma non era quello lo scopo per cui agiva e perdeva notti insonni in preghiera: lo faceva perché sentiva che era chiamato a servire e non a dominare; sentiva che il mondo offre tante opportunità e risorse ma che non possono essere sfruttate e consumate da pochi privilegiati che hanno mezzi e potere, bensì vanno condivise per aumentare il livello di umanizzazione e di dignità. Il criterio non può essere: sto bene io e chi se ne importa del resto, ma, piuttosto: io sto bene perché so che anche gli altri stanno bene e il loro bene non lo decido io imponendo me stesso (il potere diabolico) ma lo scopriamo insieme. Se c’è un primato non è dato dal sentirsi sopra gli altri ma davanti agli altri nel compiere per primo i passi necessari per rendere migliore il mondo che ci circonda. Viste così, le tentazioni possono essere lette come l’occasione in cui sono chiamato a decidere se dare il meglio di me nell’affrontare le sfide oppure il peggio, pensando che il mondo sia solo un luogo da sfruttare.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo