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05 Giugno 2023 - IL CAPITOLO DELLA PROVINCIA

“NOSTRA SIGNORA DELLA GUARDIA” FIGLIE DEL DIVINO ZELO

Anche oggi è stata una giornata intensa. Nella celebrazione eucaristica Padre Maria Josè Ezpeleta, rcj, ha commentato il Vangelo del giorno, e quindi la parabola del padrone e dei contadini della vigna, accostandolo alla pericope evangelica rogazionista. Dio prepara tutto, ma poi chiede la collaborazione dell'uomo e della donna. Emerge la sconfinata fiducia di Dio nell’umanità, nonostante le sue debolezze, fallimenti e tradimenti. Dio ci chiama a far parte della sua meravigliosa opera e missione: "pregate il Signore della messe", ma anche "andate, io vi mando". “Ogni Capitolo ha la stessa finalità: leggere i segni dei tempi, ascoltare le indicazioni del Padrone della messe, essere collaboratori della sua opera di salvezza, come docili strumenti della sua missione”. Dopo colazione da lettura del verbale ha riaperto i lavori capitolari. È seguito l'ascolto della relazione di padre Maria Josè dal tema: “Profezia della Vita Consacrata da vivere in sinodalità con i laici”. E ancora l'ascolto della testimonianza di due volontari Padif di Monza, i quali hanno espresso la gioia di aver trovato la loro missione lavorando con i bambini delle comunità educative. La mattinata si è, dunque, conclusa con un tempo di confronto e condivisione in assemblea. Nel pomeriggio i lavori sono proseguiti con la lettura della relazione economica da parte della consigliera di settore che ha evidenziato, innanzitutto, che il capitale primario dell’Istituto sono le persone da salvaguardare e valorizzare nella loro integrità e che attraverso l’economia passano scelte per la vita personale e comunitaria nelle quali deve trasparire la testimonianza evangelica.

Semi di Parola

III Domenica di Pasqua (Lc 24,35-48) – anno B
Quando abbiamo paura anche Cristo può spaventarci come chi vuole darci un abbraccio e noi abbiamo invece la sensazione che sia uno dei tanti che vuole farci male. Quando siamo troppo felici possiamo pensare che tutto sia troppo bello per essere vero e che prima o poi verrà fuori una fregatura nascosta. Forse è questo il motivo per cui Gesù per convincere i suoi discepoli di essere realmente Lui compie un gesto significativo: "Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho". Sembra paradossale, ma Gesù per farsi credere chiede di guardare dentro le sue ferite. Dovremmo forse anche noi trovare il coraggio di fare la stessa cosa. Guardare nella nostra debolezza ci farà scoprire la potenza nascosta e imprevedibile della Pasqua. Perché la Grazia di Dio agisce proprio nella nostra debolezza. Delle volte Cristo non lo riconosciamo nella nostra vita perché pensiamo che se ci fosse noi non saremmo così deboli, così feriti, così fragilmente umani, ma se trovassimo il coraggio di guardare al fondo della nostra debolezza e delle nostre ferite ci accorgeremmo che Egli è proprio lì, e lì vorrebbe essere riconosciuto, accolto e amato. Ma riuscire a fare questo è un dono, per questo il vangelo conclude dicendo: "Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture". Il dono della fede è il dono di saper riconoscere in ciò che ci sembra un fallimento e una ferita i segni più convincenti della verità della Pasqua.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

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