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06 Giugno 2023 - IL CAPITOLO DELLA PROVINCIA

“NOSTRA SIGNORA DELLA GUARDIA” FIGLIE DEL DIVINO ZELO

Nella giornata di oggi abbiamo celebrato la memoria del Padre Fondatore, Annibale Maria Di Francia, solennizzato la liturgia e invitato un nostro confratello rogazionista per celebrare l’eucaristia. Riunite in aula capitolare, siamo entrate nel vivo delle finalità del capitolo: fare proposte per il progetto triennale della Provincia Nostra Signora della Guardia. Dopo la lettura del verbale riferito alla giornata precedente, la Superiora Generale ha presentato il tema all'ordine del giorno e sciolto l'assemblea per dare inizio ai lavori di gruppo. Siamo, dunque, ritornate in aula per la lettura delle varie sintesi e per giungere a un testo unico. Alle 12:15 Padre Pasquale Albisinni ha celebrato la Santa Messa e, commentando il libro di Tobia, ci ha invitate a leggere, in questi giorni di comunione e di discernimento, ogni cosa con gli occhi di Dio. Il Signore ci ha convocate qui per mostrarci nuovi orizzonti e per darci la capacità di vedere meglio le cose. Invochiamo, quindi, dal Signore la grazia di vedere l'essenziale cioè la persona che ci sta davanti, una persona creata ad immagine di Dio, quell'immagine che non scompare mai e che dobbiamo restituire a Dio stesso. Nel pomeriggio abbiamo proseguito i lavori capitolari. La benedizione con la reliquia del nostro Fondatore ha concluso la preghiera dei vespri e l’adorazione eucaristica vocazionale nella cripta ha completato la giornata.

Semi di Parola

XIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Imparate da me che sono mite e umile di cuore (Mt 11,25-30).
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio peso leggero». Affermare che è necessario imparare da lui perché mite e umile di cuore può sembrare un atto di grande superbia da parte di Gesù, ma l’impressione viene a cadere vedendo ciò che ha appena detto: tutto mi è stato dato dal Padre. Gesù non ha nulla di suo ma riceve tutto da Dio per cui imparare da lui significa mettersi in ascolto di Dio e non perché qualsiasi cosa dica Gesù è come se la dicesse Dio, come invece capita a certi personaggi con un ego gigantesco, ma per il fatto che Gesù non porta sé stesso e le sue idee ma solo ciò che proviene da Dio. E da Dio Gesù ha appreso lo stile e le priorità: il Dio che Gesù ha annunciato non è quello delle guerre e della vendetta, il dio adirato che distrugge i nemici del suo popolo, ma il Dio padre-madre che soccorre gli oppressi, che ascolta il grido dei poveri, che si piega verso il basso per soccorrere i disperati. È un Dio che si rivolge ai piccoli e non ai superbi che si ritengono dio perché si pongono al di sopra di tutti; è il Dio che ha creato il mondo e se ne prende cura, non una delle tante divinità che si nutrono dei sacrifici. I profeti lo avevano capito benissimo quando dicevano che a Dio non servono i sacrifici animali ma vuole che si pratichi la giustizia e la solidarietà. È questo il Dio che ha parlato in modo definitivo in Gesù che con la sua vita è stato parola di Dio viva mettendosi accanto alle vittime e agli emarginati. È lui che per primo ha capito che la legge di Dio non è una lista di regole e proibizioni ma si riassume in un solo duplice comandamento: amare Dio e quindi amare e servire l’uomo, ogni uomo, che è sua immagine. È questo il carico leggero di cui parla: la legge al servizio dell’uomo e non l’uomo schiavo della legge e dei suoi custodi. Da quando Gesù ha rivelato il vero volto di Dio non è più possibile fare guerre in suo nome o escludere nessuno; tutte quelle volte che i cristiani lo hanno fatto in suo nome non hanno fatto la sua volontà ma hanno semplicemente dimostrato di non aver imparato nulla da Gesù ma lo hanno confuso con l’idolo del proprio ego elevato a divinità. Michele Tartaglia

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo