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07 Giugno 2023 - IL CAPITOLO DELLA PROVINCIA

“NOSTRA SIGNORA DELLA GUARDIA” FIGLIE DEL DIVINO ZELO

La giornata di oggi è stata dedicata a Sant'Antonio di Padova. Le lodi, la meditazione e la Celebrazione Eucaristica, presieduta da don Claudio Cianfaglioni, hanno riaperto la porta ai lavori capitolari impegnativi ed edificanti. Ci siamo ritrovate in aula per la lettura del verbale e divise nei gruppi per continuare la riflessione sui temi: “Sinodalità/Fraternità” e Missione, per poi ritornare in sala capitolare, condividere i lavori e stilare un testo unico di proposte utili per la vita del prossimo triennio della Provincia “Nostra Signora della Guardia”. In serata, dopo i vespri, abbiamo iniziato la novena al Sacro Cuore di Gesù con l'adorazione eucaristica e i testi del Padre Fondatore e continuato la novena a Sant'Antonio, Protettore dell'Opera. Con la giornata di oggi ci avviamo alla conclusione del Capitolo Provinciale, intensa esperienza di condivisione, di confronto, di fraternità.

Semi di Parola

XXIX Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Cesare e Dio (Mt 22,15-21).
Un episodio celebre diventato proverbiale: dare a Cesare quel che è di Cesare, nel senso di dare a ciascuno il suo, riconoscere i meriti di ciascuno. Lungo i secoli, tuttavia, è stato uno dei fondamenti biblici per definire la netta separazione tra Chiesa e Stato, trono e altare; ancora, negli ultimi decenni è stato considerato il manifesto della superiorità del cristianesimo su altre fedi come l’islam, che invece ancora sembrano confondere religione e politica a livello istituzionale. Poi ci siamo svegliati con l’America di Trump dove i pastori pregano sul comandante in capo seduto sul suo trono nello studio ovale e con la Russia di Putin dove il patriarca della chiesa russa benedice l’invasione di un altro Stato e consacra il presidente come difensore della fede ortodossa contro le devianze della società moderna. La particolarità di questi ultimi tempi, se escludiamo in ambito cristiano la “stravaganza” del monarca inglese capo (ma solo formalmente) della chiesa anglicana, è che i soggetti in questione sono ritenuti gli uomini che Dio stesso avrebbe scelto per realizzare i suoi disegni di governo del mondo, riportandoci al tempo di quegli stati assolutisti dove il re o l’imperatore erano tali per diritto divino, in stretto collegamento con il tempo dei Cesari (lo Zar e il Kaiser avevano, appunto, il nome di Cesare) quando ogni successore del Cesare originario era considerato emanazione della divinità. È contro questa pretesa diabolica che Gesù afferma un principio assoluto: dare a Cesare quel che è di Cesare significa riconoscere che l’istituzione di turno può esigere le tasse dagli altri esseri umani ma non può pretendere l’adorazione che spetta solo a Dio. Ancora di più: il denaro mostrato a Gesù che porta l’immagine di Cesare dice che chi vuole fare affari deve fare i conti con chi è più potente di lui, ma l’uomo porta in sé l’immagine di Dio, per cui non può essere oggetto di mercato, di compravendita, di sfruttamento e di riduzione in schiavitù ma deve essere sempre soggetto di diritti inalienabili che gli Stati, soprattutto quando affermano nelle loro Costituzioni l’uguaglianza di ogni essere umano, devono realizzare per onorare il giuramento che si fa su quelle Carte, nate spesso da lotte per la libertà e l’affrancamento dai tiranni; esse, tuttavia, sempre di più sono diventate carta straccia nelle mani di chi riconosce, di fatto, solo il valore del denaro e del potere con cui pretende di asservire tutti gli altri. Di fronte allo scempio a cui oggi assistiamo, compiuto anche in nome delle religioni ebraica e cristiana, la frase detta da Gesù duemila anni fa diventa ancora una volta atto di accusa contro chi, vantandosi della propria religione, calpesta l’uomo fatto a immagine di Dio.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo