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Domenica 6 ottobre 2024 - Bari

La Comunità di Bari in festa per il 60° Anniversario di Consacrazione Religiosa di Suor M. Delia Urso

Suor M. Delia Urso, lo scorso 6 ottobre, ha celebrato il 60° della professione religiosa con la partecipazione di tante persone a lei care: i parenti, un gruppo di ragazze degli anni 70 dell’allora Orfanotrofio di Corato, oggetto delle sue cure e preoccupazioni all’inizio della sua missione di educatrice, i loro mariti, Don Vito Martinelli, alunno della nostra Scuola dell’Infanzia durante quegli stessi anni, che ha accettato di essere presente e di presiedere la celebrazione di lode e ringraziamento al Signore, tutta la comunità, le ragazze e le bambine della Casa Famiglia di Bari. A tutti e a tutte il suo sentito ringraziamento. Suor M. Delia, per la celebrazione del suo 60° anniversario di Professione religiosa, rivolge un particolare e sentito grazie al gruppo di giovani studenti universitarie della nostra “Casa della Giovane”, alcune delle quali, appena arrivate in ambiente religioso, si sono trovate immerse in un’atmosfera insolita e vi hanno partecipato con stupore, continuando, con nostra grande sorpresa, a ripensare l’evento anche nei giorni successivi, e preparando con le proprie mani, un piccolo album da regalarle come ricordo, in cui si alternano foto della celebrazione, pensieri e preghiere di autori vari, con una dedica finale.

Semi di Parola

I Domenica di Quaresima – Anno A - Tentato dal diavolo (Mt 4,1-11)
Al di là della straordinarietà dell’esperienza vissuta da Gesù (poter trasformare pietre in pane, essere condotto miracolosamente sul recinto esterno del tempio o su un monte altro da cui vedere tutta la terra), ciò che gli è capitato è in realtà straordinariamente simile a quanto ognuno di noi vive ogni giorno: il rapporto, cioè, con le cose, con Dio e con gli altri. In tutti e tre gli ambiti siamo posti di fronte ad un bivio: vivere questo rapporto in modo egoistico oppure altruistico, mettendo al centro non solo se stessi, ma anche il bene altrui; le due cose non devono cioè escludersi. Possiamo immaginare che Gesù, quando ha sfamato le folle, abbia mangiato insieme a loro perché era un uomo e non uno spirito disincarnato. Quando ha dovuto affrontare la morte non si è vergognato di chiedere a Dio di allontanare da sé il calice della sofferenza, anche se ha deciso di fare la volontà del Padre. Quando le folle lo seguivano non si accontentava di essere cercato e osannato, ma si preoccupava che ricevessero assistenza e cura sia da parte sua, con le tante guarigioni compiute, sia da parte dei discepoli a cui chiede di dare loro da mangiare e che invia a compiere le stesse cose che faceva lui. Era gratificato dalla gratitudine di coloro a cui faceva del bene? Certamente, come ci ricorda l’episodio dell’unico lebbroso che tra dieci torna a ringraziarlo. Ma non era quello lo scopo per cui agiva e perdeva notti insonni in preghiera: lo faceva perché sentiva che era chiamato a servire e non a dominare; sentiva che il mondo offre tante opportunità e risorse ma che non possono essere sfruttate e consumate da pochi privilegiati che hanno mezzi e potere, bensì vanno condivise per aumentare il livello di umanizzazione e di dignità. Il criterio non può essere: sto bene io e chi se ne importa del resto, ma, piuttosto: io sto bene perché so che anche gli altri stanno bene e il loro bene non lo decido io imponendo me stesso (il potere diabolico) ma lo scopriamo insieme. Se c’è un primato non è dato dal sentirsi sopra gli altri ma davanti agli altri nel compiere per primo i passi necessari per rendere migliore il mondo che ci circonda. Viste così, le tentazioni possono essere lette come l’occasione in cui sono chiamato a decidere se dare il meglio di me nell’affrontare le sfide oppure il peggio, pensando che il mondo sia solo un luogo da sfruttare.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo