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Domenica 6 ottobre 2024 - Bari

La Comunità di Bari in festa per il 60° Anniversario di Consacrazione Religiosa di Suor M. Delia Urso

Suor M. Delia Urso, lo scorso 6 ottobre, ha celebrato il 60° della professione religiosa con la partecipazione di tante persone a lei care: i parenti, un gruppo di ragazze degli anni 70 dell’allora Orfanotrofio di Corato, oggetto delle sue cure e preoccupazioni all’inizio della sua missione di educatrice, i loro mariti, Don Vito Martinelli, alunno della nostra Scuola dell’Infanzia durante quegli stessi anni, che ha accettato di essere presente e di presiedere la celebrazione di lode e ringraziamento al Signore, tutta la comunità, le ragazze e le bambine della Casa Famiglia di Bari. A tutti e a tutte il suo sentito ringraziamento. Suor M. Delia, per la celebrazione del suo 60° anniversario di Professione religiosa, rivolge un particolare e sentito grazie al gruppo di giovani studenti universitarie della nostra “Casa della Giovane”, alcune delle quali, appena arrivate in ambiente religioso, si sono trovate immerse in un’atmosfera insolita e vi hanno partecipato con stupore, continuando, con nostra grande sorpresa, a ripensare l’evento anche nei giorni successivi, e preparando con le proprie mani, un piccolo album da regalarle come ricordo, in cui si alternano foto della celebrazione, pensieri e preghiere di autori vari, con una dedica finale.

Semi di Parola

XXVIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze (Mt 22,1-14).
Ci sono alcune parabole nei vangeli che sono accompagnate da una spiegazione che ne facilita la comprensione. Altre, non spiegate, suscitano perplessità per i messaggi apparentemente contraddittori che contengono. Questa degli invitati al banchetto di nozze è una di quelle: essa è riportata anche in Luca, dove però manca la parte finale riguardante l’abito nuziale. Perché Matteo presenta due atteggiamenti contrastanti da parte del padrone che prima fa chiamare chi capita e poi si indispone verso chi non è vestito nel modo giusto? Per i suoi primi ascoltatori non c’era contraddizione nel racconto sapendo che un invito a nozze implicava una serie di doveri, per non offendere chi invitava, tra cui il vestir bene e che richiedeva un po’ di tempo di preparazione. Il messaggio sta però nello scioglimento dei simboli: chi sono i personaggi in questione? Sia in Matteo che in Luca si allude al fatto che i primi destinatari del vangelo (il popolo ebraico) non ha accolto la predicazione del vangelo, per cui ci si è rivolti ai pagani. Ma l’importante, nella prospettiva di Matteo, non è solo rispondere ma anche come si risponde. Altrove, nello stesso vangelo, Gesù dice: “Non chiunque dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà di Dio che è nei cieli”. L’abito è, quindi, il simbolo delle proprie scelte etiche: la risposta autentica non sta nell’assumere delle convinzioni teologiche speculative, come, ad esempio, credere nei dogmi cristiani; questo è solo un primo passo e neppure il più necessario. La risposta vera sta nel vivere la propria vita improntata all’etica del vangelo, tutta orientata ad un atteggiamento accogliente, non giudicante e di servizio nei confronti dei propri simili. Il bilancio finale, ci verrà ricordato tra qualche domenica, sarà basato su quanto di bene o di male abbiamo fatto a chi porta l’immagine di Colui in cui diciamo di credere. Un messaggio, quindi, assolutamente chiaro e non contraddittorio: Dio ci chiama, attraverso Gesù, a partecipare alla festa con Lui, indossando l’unico abito richiesto per l’occasione, che è l’amore verso il prossimo. D’altronde pure san Paolo, ingiustamente frainteso riguardo al rapporto tra fede e opere, ha detto che l’unica cosa che conta è la fede che agisce attraverso l’amore. Il resto non conta nulla.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo