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Domenica 6 ottobre 2024 - Bari

La Comunità di Bari in festa per il 60° Anniversario di Consacrazione Religiosa di Suor M. Delia Urso

Suor M. Delia Urso, lo scorso 6 ottobre, ha celebrato il 60° della professione religiosa con la partecipazione di tante persone a lei care: i parenti, un gruppo di ragazze degli anni 70 dell’allora Orfanotrofio di Corato, oggetto delle sue cure e preoccupazioni all’inizio della sua missione di educatrice, i loro mariti, Don Vito Martinelli, alunno della nostra Scuola dell’Infanzia durante quegli stessi anni, che ha accettato di essere presente e di presiedere la celebrazione di lode e ringraziamento al Signore, tutta la comunità, le ragazze e le bambine della Casa Famiglia di Bari. A tutti e a tutte il suo sentito ringraziamento. Suor M. Delia, per la celebrazione del suo 60° anniversario di Professione religiosa, rivolge un particolare e sentito grazie al gruppo di giovani studenti universitarie della nostra “Casa della Giovane”, alcune delle quali, appena arrivate in ambiente religioso, si sono trovate immerse in un’atmosfera insolita e vi hanno partecipato con stupore, continuando, con nostra grande sorpresa, a ripensare l’evento anche nei giorni successivi, e preparando con le proprie mani, un piccolo album da regalarle come ricordo, in cui si alternano foto della celebrazione, pensieri e preghiere di autori vari, con una dedica finale.

Semi di Parola

XXIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Fino a settanta volte sette (Mt 18,21-35).
C’è uno stretto legame tra l’affermazione di perdonare settanta volte sette chi commette un male e la parabola raccontata da Gesù: in questo racconto c’è una sproporzione tra il debito condonato dal ricco padrone al suo servo e il piccolo debito non condonato dal servo al suo simile. Diecimila talenti sono una somma esorbitante, paragonabile oggi alla sfacciata ricchezza dei grandi padroni delle tecnologie informatiche, mentre cento denari sono una somma ragguardevole, sì, corrispondente alla paga di cento giornate di lavoro, ma non paragonabile minimamente all’altra. L’esigenza e l’obbligo di perdonare sempre (il numero sette indica una totalità, qui moltiplicata esponenzialmente) nasce dal fatto che si è stati già perdonati da Dio in modo totalmente gratuito, senza dover espiare alcuna pena (siamo lontani dalle discussioni sul calcolo degli anni di purgatorio fatte nel medioevo). Se si è perdonati da Dio in modo gratuito, come dice anche Paolo a più riprese nelle sue lettere, non si può far altro che vivere la logica del perdono. Qualora invece si pretende la vendetta per il male ricevuto, non si interrompe la spirale della violenza e, alla fine, tutti veniamo travolti. C’è un’importante sottolineatura da fare: non dobbiamo automaticamente identificare il padrone della parabola che condanna il servo ingrato, con il giudizio finale di Dio, come se ci fosse un tribunale; piuttosto, la spirale di violenza innescata dalla vendetta condanna tutti alla perdita della libertà perché ci si trova a vivere in un mondo dove non ci si può più fidare della bontà altrui ma tutti diventano nemici e giustizieri di tutti. È solo la logica del perdono che disinnesca la violenza e questo i primi cristiani lo avevano capito molto bene vivendo in un mondo in cui la violenza del potere di turno era all’ordine del giorno. Il problema è che poi i cristiani hanno occupato i posti di potere e hanno pensato che la strada più efficace fosse quella della violenza, mentre Gesù e i primi cristiani hanno improntato le loro vite al perdono fondando le loro scelte sul comandamento dell’amore. Oggi viviamo ancora degli effetti di un cristianesimo violento alleato con un ebraismo tornato alla violenza, ma allo stesso tempo abbiamo riscoperto la bellezza e l’esigenza del messaggio originario di Gesù. Sta a noi scegliere se liberarci dalla prigione della vendetta continua oppure accelerare la nostra autodistruzione.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo