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Domenica 6 ottobre 2024 - Bari

La Comunità di Bari in festa per il 60° Anniversario di Consacrazione Religiosa di Suor M. Delia Urso

Suor M. Delia Urso, lo scorso 6 ottobre, ha celebrato il 60° della professione religiosa con la partecipazione di tante persone a lei care: i parenti, un gruppo di ragazze degli anni 70 dell’allora Orfanotrofio di Corato, oggetto delle sue cure e preoccupazioni all’inizio della sua missione di educatrice, i loro mariti, Don Vito Martinelli, alunno della nostra Scuola dell’Infanzia durante quegli stessi anni, che ha accettato di essere presente e di presiedere la celebrazione di lode e ringraziamento al Signore, tutta la comunità, le ragazze e le bambine della Casa Famiglia di Bari. A tutti e a tutte il suo sentito ringraziamento. Suor M. Delia, per la celebrazione del suo 60° anniversario di Professione religiosa, rivolge un particolare e sentito grazie al gruppo di giovani studenti universitarie della nostra “Casa della Giovane”, alcune delle quali, appena arrivate in ambiente religioso, si sono trovate immerse in un’atmosfera insolita e vi hanno partecipato con stupore, continuando, con nostra grande sorpresa, a ripensare l’evento anche nei giorni successivi, e preparando con le proprie mani, un piccolo album da regalarle come ricordo, in cui si alternano foto della celebrazione, pensieri e preghiere di autori vari, con una dedica finale.

Semi di Parola

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Il grande comandamento (Mt 22,34-40).
La risposta che Gesù dà ai farisei sembra andare oltre (ed infatti lo fa) la domanda che gli era stata posta: quelli che lo volevano mettere alla prova, infatti, gli chiesero quale fosse il comandamento più grande e quindi più importante. Nel rispondere, Gesù si trovava certamente in sintonia con i farisei che avevano fatto di quel passo della Legge (Dt 6,4-5) l’inizio di una delle formule più importanti della preghiera ebraica: lo Shemà Israel (“Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è unico; tu amerai il Signore Dio tuo…”). Questa preghiera è ripetuta anche oggi da tutti i devoti ebrei ogni giorno, ed è il corrispettivo di ciò che è per noi il Padre Nostro e per i musulmani la prima Sura del Corano. Ma proprio questa preghiera spesso viene recitata da chi assume un atteggiamento fondamentalista e di disprezzo verso chi non fa parte del popolo eletto. Questo è il motivo per cui Gesù non poteva fermarsi alla risposta precisa alla loro domanda, ma ha voluto e dovuto (dal suo punto di vista, che dovrebbe essere anche quello di noi cristiani) aggiungere un altro comandamento, sempre presente nella Legge (Lev 19,18) che parla dell’amore verso il prossimo. Come a dire: il primo comandamento trova la sua giusta collocazione solo alla luce del secondo, che è simile al primo, ne deve essere il suo prolungamento. L’amore assoluto per Dio, infatti, può portare e di fatto ha portato e porta ancora al fondamentalismo che troppo spesso implica la violenza verso l’essere umano in nome della difesa dell’unicità e della sacralità di Dio. Fino a che punto può arrivare il mio amore per Dio? Deve essere totale ma non può implicare la violenza verso i propri simili. Questo è il salto che deve rendere il cristiano difensore della dignità di ogni uomo, in continuità con la vita e le parole di Gesù, che è arrivato a chiedere ai suoi l’amore persino per il nemico. E non a caso il Padre Nostro contiene un riferimento esplicito al perdono di chi sbaglia nei nostri confronti, unica strada per ottenere anche il perdono di Dio. Ma chi è il mio prossimo? Ancora una volta per l’ebreo è chi appartiene al suo popolo per cui anche questo comandamento diventa un prolungamento dell’unicità del proprio Dio e può portare al disprezzo dell’altro, come è accaduto anche ai cristiani nei confronti degli ebrei e degli altri esseri umani, sempre basandosi su quelle Sacre Scritture ormai ritenute patrimonio esclusivo dei cristiani. Ma Gesù, da buon ebreo, sapeva che quando si citava un passo della Scrittura si intendeva anche il suo contesto (lo stesso era per i farisei); e cosa si legge, poco più avanti, nello stesso libro? “Il forestiero dimorante presso di voi lo tratterete come colui che è nato tra voi; tu l’amerai come te stesso” (Lev 19,34). Gesù stesso, infatti, ha indicato come “tipo” di prossimo un samaritano, nemico dei giudei. Esattamente questo dovrebbero ricordare gli ebrei che maltrattano e massacrano i palestinesi ed anche quei politici o meno che si vantano di essere cristiani, davanti ad ogni straniero che ormai abita in mezzo a noi.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

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