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Domenica 6 ottobre 2024 - Bari

La Comunità di Bari in festa per il 60° Anniversario di Consacrazione Religiosa di Suor M. Delia Urso

Suor M. Delia Urso, lo scorso 6 ottobre, ha celebrato il 60° della professione religiosa con la partecipazione di tante persone a lei care: i parenti, un gruppo di ragazze degli anni 70 dell’allora Orfanotrofio di Corato, oggetto delle sue cure e preoccupazioni all’inizio della sua missione di educatrice, i loro mariti, Don Vito Martinelli, alunno della nostra Scuola dell’Infanzia durante quegli stessi anni, che ha accettato di essere presente e di presiedere la celebrazione di lode e ringraziamento al Signore, tutta la comunità, le ragazze e le bambine della Casa Famiglia di Bari. A tutti e a tutte il suo sentito ringraziamento. Suor M. Delia, per la celebrazione del suo 60° anniversario di Professione religiosa, rivolge un particolare e sentito grazie al gruppo di giovani studenti universitarie della nostra “Casa della Giovane”, alcune delle quali, appena arrivate in ambiente religioso, si sono trovate immerse in un’atmosfera insolita e vi hanno partecipato con stupore, continuando, con nostra grande sorpresa, a ripensare l’evento anche nei giorni successivi, e preparando con le proprie mani, un piccolo album da regalarle come ricordo, in cui si alternano foto della celebrazione, pensieri e preghiere di autori vari, con una dedica finale.

Semi di Parola

XXVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Un uomo piantò una vigna (Mt 21,33-43)
Quando Gesù inizia questa parabola, i suoi uditori pensano immediatamente ad un racconto simile che si trova nel profeta Isaia dove si parla del popolo d’Israele paragonato a una vigna che non produce uva buona ma uva acerba per cui sarà devastata, alludendo all’esilio. In questa parabola (quella originale è raccontata da Marco) l’attenzione non è data ai frutti ma agli agricoltori che, pur producendo un buon frutto, non lo vogliono dare al padrone (Dio) ma lo vogliono tenere per sé: hanno, di fatto, sequestrato la vigna/popolo per i loro interessi. La conseguenza, detta dagli stessi capi del popolo, è che la vigna verrà affidata ad altri capi/agricoltori. In Matteo però troviamo una aggiunta propria: è la vigna stessa che viene sostituita perché un altro popolo (i non ebrei) subentrano al popolo che non ha riconosciuto la visita di Dio e il Messia. L’ottica di questo vangelo è carica di conseguenze perché porterà alla “legittimazione” della persecuzione di un intero popolo, quello ebraico; anche perché il quello di Matteo sarà sempre, lungo i secoli, il vangelo più letto e commentato, insieme a quello di Giovanni che ha altrettante venature antigiudaiche, perché legati a due dei dodici apostoli. L’intento originario di Gesù era quello di stigmatizzare quei capi del popolo che avrebbero dovuto guidarlo in nome di Dio e nell’osservanza dei comandamenti; invece essi, come già quei capi rimproverati dai profeti nell’Antico Testamento, hanno solo sfruttato il popolo per i loro interessi. Tuttavia, l’aggiunta di Matteo che, all’origine, riecheggiando proprio il profeta Isaia, riguardava il popolo contemporaneo a Gesù, oggi riguarda anche la nuova vigna del Messia, quelle comunità cristiane, grandi o piccole, dove l’attenzione dovesse essere più quella di difendere i propri privilegi veri o presunti, magari appoggiando e condividendo le politiche di chi calpesta il vangelo rimettendo in discussione i diritti e la pari dignità di tutti gli esseri umani, in nome della difesa di una fantomatica identità cristiana che il più delle volte si sposa con la violenza verbale o anche fisica verso chi non condivide gli stessi valori. Anche per noi cristiani, come per il popolo ebraico di ogni tempo, resta il monito del vangelo più ebraico tra i quattro, sulla possibilità di perdere il diritto di accesso al regno di Dio se non ascoltiamo quanto i profeti e Gesù hanno detto sull’accoglienza e il rispetto di tutti.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo