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8 maggio 2025 - HABEMUS PAPAM

Papa Leone XIV: un nuovo cammino per la Chiesa

L'8 maggio 2025, il conclave ha eletto Papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, come 267º Pontefice della Chiesa cattolica. Originario di Chicago, USA, ha dedicato la sua vita alla missione, alla guida spirituale e al dialogo tra i popoli. Nel suo primo discorso da Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha sottolineato l'importanza della pace, del dialogo e della fraternità, valori fondamentali per una Chiesa che guarda al futuro con speranza. In questo momento di grazia e rinnovamento, uniamo le nostre preghiere affinché il suo pontificato sia illuminato dalla saggezza, dalla misericordia e dalla guida dello Spirito Santo. Che la sua missione sia colma di fecondità spirituale e che possa continuare a costruire ponti di unità e amore tra le persone. Ad multos annos, Santo Padre!

Semi di Parola

XIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Chi accoglie voi accoglie me (Mt 10,37-42).
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa». Il cuore di questo passo sta nell’identificazione tra Gesù e i discepoli che è da vedere sia come descrizione che come impegno. Nel momento in cui i discepoli annunciano il vangelo, è Gesù stesso presente, perché è lui il contenuto, che è l’annuncio della misericordia e del perdono di Dio di cui Gesù è la manifestazione. Ma allo stesso tempo i discepoli devono essere consapevoli che non devono portare sé stessi e le proprie idee, facendole passare per vangelo ma devono annunciare solo ciò che Gesù ha insegnato loro. L’accoglienza dei discepoli da parte di chi ascolta è diversa da quella verso un qualsiasi profeta perché mentre il profeta ha un carisma e un’autorità propria, chi annuncia il vangelo deve scomparire per far posto a Gesù; dovrebbe far propria la frase di Giovanni il Battista: lui deve crescere e io diminuire. L’annuncio del vangelo non significa portare una propria tradizione o cultura: il padre o la madre di cui parla Gesù rimanda all’appartenenza a una tradizione, non è un invito a trascurare i genitori che sono nel bisogno; il figlio o la figlia indicano le proprie attese e i propri progetti, non è un’incitazione all’abbandono dei minori. Prendere la croce significa fare propria la missione di Gesù che è quella di annunciare la misericordia e il perdono, non rassegnarsi ai malanni della vita. Ogni volta che pensiamo di annunciare il vangelo e in nome di Gesù annunciamo una morale parziale, come ad esempio la difesa della vita e allo stesso tempo il rifiuto dei migranti, l’annuncio della salvezza ma non per tutti, non stiamo portando Gesù ma le nostre idee che sono sempre limitate. Annunciare il vangelo significa non solo portarlo agli altri ma farlo risuonare dentro di sé perché siamo continuamente in cammino per convertirci. La prova che stiamo veramente parlando in nome di Gesù, quindi, è quando anche i più piccoli, gli ultimi, i più disprezzati nella società e nel mondo, possono sentirsi suoi discepoli, non esclusi, cioè, dalla benedizione di Dio. Michele Tartaglia

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

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