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Weekend vocazionale a Trani

giovani “chiamate a lasciare il SEGNO!”

Dal 31 ottobre al 2 novembre, Villa Santa Maria a Trani ha accolto un gruppo di giovani ragazze per un intenso weekend vocazionale dal titolo “Chiamati a lasciare il SEGNO!”. Un’esperienza di spiritualità, condivisione e discernimento, pensata per chi desidera interrogarsi sul proprio cammino e sulla chiamata a vivere una vita piena e autentica. Il tema del weekend – “Il segno che sei tu…” – ha guidato ogni momento dell’incontro, invitando le partecipanti a riconoscere il valore unico della propria esistenza e il modo in cui ciascuna può lasciare un’impronta nel mondo, nella Chiesa e nella vita degli altri. Tra preghiera, ascolto della Parola, laboratori e testimonianze, le giovani hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con le consorelle presenti, condividere domande profonde e vivere momenti di fraternità. Il clima accogliente di Villa Santa Maria, ha favorito il raccoglimento e la gioia dello stare insieme. Le partecipanti hanno lasciato Trani con il cuore colmo di gratitudine e con nuove domande da custodire e approfondire. Per chi desidera partecipare ai prossimi appuntamenti vocazionali o ricevere informazioni, è possibile contattare le referenti indicate nella locandina.

Semi di Parola

III Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce (Mt 4,12-23).
Il vangelo di Matteo, il più vicino al giudaismo tra i quattro, è l’unico a dare un grande rilievo al fatto che Gesù inizia a predicare il vangelo non nel cuore del mondo religioso ebraico, cioè la Giudea, ma nella periferia, in quella Galilea di cui persino l’antico profeta Isaia sottolineava la mescolanza con i pagani. Ed è in quel contesto che Gesù sceglie i primi collaboratori, non studiosi del testo sacro né appartenenti ad un gruppo di rigorosi osservanti dei comandamenti, ma tra poveri pescatori che vivevano intorno a un piccolo lago, chiamato “mare” con una certa dose di supponenza, dove tentavano di sopravvivere insieme alle loro famiglie. Il senso di questo inizio è chiaro: Gesù di Nazaret, l’inviato di Dio che si fa carne, non ha finito con la nascita il cammino di abbassamento ma sceglie di mettersi in una terra di confine tra il mondo religioso del popolo eletto e il mondo di chi non conosce il Dio di cui parlano le Scritture, un mondo fatto di tenebra perché manca la luce della volontà di Dio rivelata sul Sinai. Non solo, ma sceglie di stare con chi appartiene al mondo degli emarginati che più che vivere, tentano di sopravvivere. È questo il modo in cui comincia la predicazione del vangelo, di quella buona notizia che parla di un Padre che si prende cura di un’umanità fragile e piena di contraddizioni e incoerenze, come dimostreranno in seguito gli stessi apostoli di Gesù, a cominciare da Pietro. Questo inizio diventa, così, criterio per la chiesa di tutti i tempi: l’annuncio non può partire dal centro del potere, dai palazzi dei dominatori, ma deve partire sempre dalle periferie, dagli ultimi della storia, da coloro che sono vittime e prodotti di scarto del gioco fatto dai potenti. Questo era vero allora ed è vero oggi: ogni volta che in nome di Dio o di Gesù Cristo si benedicono i potenti, si continua a bestemmiare e a stravolgere il vangelo, avallando le loro scelte omicide; oggi ancora più di prima. Il criterio che mostra la fedeltà a Gesù e al vangelo è dato dalla capacità o meno di mettersi a servizio delle vittime delle ingiustizie, per portare la luce dell’amore di Dio nelle tenebre della violenza inflitta agli ultimi della storia.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo