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Visita canonica alle comunità di Trani e Altamura

giorni di ascolto e fraternità

Dal 26 ottobre al 7 novembre, le comunità di Villa Santa Maria a Trani e di Altamura hanno vissuto con gioia e intensità la visita canonica della Superiora Provinciale Madre Teolinda Salemi, accompagnata dalla Segretaria Sr Giuseppina Musumarra. La visita ha rappresentato un tempo prezioso di ascolto, condivisione e discernimento, durante il quale Madre Teolinda ha incontrato le consorelle, i collaboratori laici impegnati a vario titolo nelle attività delle comunità, i volontari della PADiF e le diverse realtà di servizio che che quotidianamente si svolgono nelle comunità. In un clima di fraternità e semplicità, ogni incontro è stato occasione per rileggere insieme il cammino vissuto, valorizzare le esperienze, accogliere le sfide e rinnovare lo slancio vocazionale e apostolico. Le giornate sono state scandite da momenti di preghiera, dialogo e confronto, in uno spirito di comunione e corresponsabilità. Le comunità hanno espresso gratitudine per la vicinanza e la cura ricevuta, riconoscendo nella visita un segno concreto di unità e di accompagnamento nella vita religiosa e nel servizio al territorio. Ringraziamo Madre Teolinda e Sr Giuseppina per la loro presenza attenta e generosa, che ha lasciato un segno di speranza e rinnovata fiducia nel cammino condiviso.

Semi di Parola

III Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce (Mt 4,12-23).
Il vangelo di Matteo, il più vicino al giudaismo tra i quattro, è l’unico a dare un grande rilievo al fatto che Gesù inizia a predicare il vangelo non nel cuore del mondo religioso ebraico, cioè la Giudea, ma nella periferia, in quella Galilea di cui persino l’antico profeta Isaia sottolineava la mescolanza con i pagani. Ed è in quel contesto che Gesù sceglie i primi collaboratori, non studiosi del testo sacro né appartenenti ad un gruppo di rigorosi osservanti dei comandamenti, ma tra poveri pescatori che vivevano intorno a un piccolo lago, chiamato “mare” con una certa dose di supponenza, dove tentavano di sopravvivere insieme alle loro famiglie. Il senso di questo inizio è chiaro: Gesù di Nazaret, l’inviato di Dio che si fa carne, non ha finito con la nascita il cammino di abbassamento ma sceglie di mettersi in una terra di confine tra il mondo religioso del popolo eletto e il mondo di chi non conosce il Dio di cui parlano le Scritture, un mondo fatto di tenebra perché manca la luce della volontà di Dio rivelata sul Sinai. Non solo, ma sceglie di stare con chi appartiene al mondo degli emarginati che più che vivere, tentano di sopravvivere. È questo il modo in cui comincia la predicazione del vangelo, di quella buona notizia che parla di un Padre che si prende cura di un’umanità fragile e piena di contraddizioni e incoerenze, come dimostreranno in seguito gli stessi apostoli di Gesù, a cominciare da Pietro. Questo inizio diventa, così, criterio per la chiesa di tutti i tempi: l’annuncio non può partire dal centro del potere, dai palazzi dei dominatori, ma deve partire sempre dalle periferie, dagli ultimi della storia, da coloro che sono vittime e prodotti di scarto del gioco fatto dai potenti. Questo era vero allora ed è vero oggi: ogni volta che in nome di Dio o di Gesù Cristo si benedicono i potenti, si continua a bestemmiare e a stravolgere il vangelo, avallando le loro scelte omicide; oggi ancora più di prima. Il criterio che mostra la fedeltà a Gesù e al vangelo è dato dalla capacità o meno di mettersi a servizio delle vittime delle ingiustizie, per portare la luce dell’amore di Dio nelle tenebre della violenza inflitta agli ultimi della storia.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo