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Casa della Giovane – 11 dicembre 2025

Insieme nell’attesa del Natale

La sera dell’11 dicembre, la ragazza della Casa della Giovane, insieme alla comunità educativa e alle suore, ha vissuto un momento speciale per riscoprire la bellezza e la gioia dell’attesa del Signore Gesù, che viene nei nostri cuori e si fa presenza in mezzo a noi. Abbiamo voluto fermarci insieme, con la presenza di Maria – la prima che ha accolto l’Annuncio e ha detto il suo “sì” con amore e fiducia – per contemplare l’Atteso, il piccolo Gesù, salvezza per tutti. La serata è stata arricchita da uno scambio di auguri, dalla decorazione di un albero di Natale con palline e parole di speranza, da canti e dal gesto simbolico di accendere le candele della Gioia, della Pace, dell’Amore e della Luce. Ognuna ha portato con sé una piccola fiammella nel cuore, segno di un cammino condiviso come parte di una grande famiglia che attende e si lascia sorprendere dalla vera bellezza del Natale: la tenera presenza di Gesù. Che la luce del Bambino Gesù, atteso e accolto con cuore semplice, illumini i nostri passi e renda le nostre comunità sempre più segni di gioia, pace e amore. Con Maria, la Madre dell’Attesa, continuiamo il cammino verso il Natale, certi che la Sua presenza tenera e umile è la vera bellezza che salva e rinnova il mondo.

Semi di Parola

XX Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Donna, grande è la tua fede (Mt 15,21-28).
Questo racconto contiene, forse, l’episodio più imbarazzante della vita pubblica di Gesù, dove si racconta che resta indifferente se non infastidito di fronte alla richiesta di una donna pagana. L’evangelista Matteo rincara la dose, in quanto Gesù espone il criterio del rifiuto: sono stato mandato solo agli ebrei, peccatori, sì (pecore perdute), ma sempre ebrei. Gli altri, i non ebrei, sono definiti semplicemente cani (che, in una cultura dove non c’è la cura per il migliore amico dell’uomo, non era certamente un complimento); unico apparente segno dell’animo tutto sommato sensibile di Gesù è il fatto che li chiama “cagnolini”, cuccioli. L’aver raccontato l’episodio da parte di Marco e poi di Matteo (Luca non lo fa perché la questione pagana verrà affrontata negli Atti), nonostante l’imbarazzo della scena, dimostra che è avvenuto realmente e probabilmente quella donna ha fatto veramente cambiare il punto di vista a Gesù. Ma perché continuare a raccontarlo e scriverlo poi in vangeli destinati anche ai cristiani non ebrei? Probabilmente perché la difficoltà è stata avvertita dalle prime comunità dove i discepoli storici hanno pensato che Gesù fosse venuto solo per il popolo eletto e Paolo, ultimo arrivato, ha dovuto combattere tanto per un vangelo destinato a tutta l’umanità e non solo agli ebrei. Ricordare che Gesù ha avuto la capacità di cambiare le proprie convinzioni è diventato un criterio per tutte le generazioni future e lo è anche per i cristiani di oggi. Quando siamo tentati di fare classifiche di dignità tra popoli o persone, facendolo anche in nome di Gesù e del vangelo, questo episodio sta a ricordarci che il vero discepolo di Gesù è capace e deve cambiare la propria prospettiva quando è a rischio il rispetto e la difesa della dignità umana. Il non farlo porta all’odio e alla distruzione di interi popoli, come lo è stato nei confronti del popolo ebraico, reo di non aver creduto in Gesù e di averlo ucciso e come lo è oggi nei confronti di chi crede diversamente in Dio oppure non corrisponde ai nostri standard di valori e quindi viene tenuto fuori dal proprio mondo, associando in questo delirio di disprezzo anche chi fino a ieri era oggetto di persecuzione, vantandoci di difendere la cosiddetta cultura giudaico-cristiana.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo