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20 – 26 aprile 2026

Settimana Residenziale ad Assisi per le Juniores

Un tempo prezioso per fermarsi, ascoltare, discernere. Una settimana ad Assisi, promossa dall' USMI nazionale, per lasciarsi raggiungere dalla Parola, dalla propria storia e dal cammino della Chiesa, accompagnate da esperti che offriranno strumenti concreti per la vita e la missione. Un’occasione per riscoprirsi inviate, per ritrovare respiro, luce e direzione, immerse in un clima di fraternità e silenzio che apre alla trasformazione interiore. Le Juniores provenienti da diverse comunità religiose presenti inItalia hanno vissuto un’esperienza intensa di crescita, ascolto e rinnovamento: ce la raccontano sr Ester e sr Marialucia, due giovani Figlie Divino Zelo (appunto JUNIORES): "Abbiamo vissuto una settimana di pellegrinaggio ad Assisi, lasciandoci guidare da Francesco e Chiara nei luoghi dove hanno scoperto la loro vocazione. Alla Porziuncola abbiamo respirato la forza del Vangelo che ha cambiato la loro vita, la misericordia che Francesco ha voluto donare a tutti e la sua scelta di concludere il cammino cantando il Cantico delle Creature. A San Damiano abbiamo rivissuto l’incontro con il lebbroso, la voce del Crocifisso e la nascita del Cantico, mentre Chiara ci ha parlato attraverso la sua vita fatta di preghiera, coraggio e amore fraterno. Nella Basilica di San Francesco, tra gli affreschi che raccontano la sua storia, abbiamo riscoperto la bellezza della fraternità e del Battesimo, la guarigione delle radici alla Casa Paterna e la libertà della Spoliazione. La preghiera davanti alla tomba di Carlo Acutis ci ha ricordato che la santità è possibile anche oggi. A Rivotorto abbiamo incontrato la semplicità della prima fraternità e l’amore concreto che rende credibile il Vangelo. È stato un cammino di grazia, ascolto e rinnovamento, accompagnato da momenti di silenzio, preghiera e condivisione. Assisi ci ha accolte, il Vangelo ci ha illuminate, la fraternità ci ha unite".

Semi di Parola

XVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Il tesoro nascosto (Mt 13,44-52).
Alla fine del grande discorso delle parabole, l’evangelista raccoglie alcune immagini, che vengono dalla predicazione di Gesù, che hanno come argomento il regno dei cieli, molto simili per brevità a quelle del granello di senape e del lievito. Ancora una volta Gesù prende i concetti che gli servono per spiegare ciò che vuole dire, dall’osservazione del mondo quotidiano suo e degli ascoltatori. Il regno dei cieli non è, come potremmo facilmente pensare, il paradiso, ma un mondo nuovo dove gli uomini agiscono partendo da Dio e dai suoi valori che sono la misericordia (la parabola della zizzania), la gratuità e l’universalità (il seme gettato), l’accoglienza dell’altro (il granello di senape) e il servizio disinteressato (il lievito). Le ultime immagini servono per comprendere come arrivare a possedere la logica del regno. Il tesoro nascosto indica che il regno di Dio non ha nulla di eclatante o di appariscente, come invece era il potere di quel tempo che ostentava la sua potenza e la sua gloria (non solo in quel tempo); la perla preziosa indica che deve prevalere su tutto e non ammette compromessi. In entrambi i casi si sottolinea che bisogna vendere i propri beni, esattamente come Gesù chiede all’uomo ricco a cui chiede di distribuire i proventi ai poveri ed anche come ha chiesto ai discepoli che hanno abbandonato tutto: poco (le reti e la barca) o molto (il banco delle imposte). Ma per capire è necessario esercitare un discernimento per sapere cosa lasciare e cosa tenere (i pesci buoni e quelli cattivi). Purtroppo, come accade spesso in questo capitolo, l’evangelista, che scrive guardando alla sensibilità del suo uditorio, reinterpreta la parabola alla luce del giudizio finale, togliendo la coerenza con le altre immagini. L’ultima immagine non riguarda il regno ma colui che lo cerca e lo trova, lo scriba (cioè il saggio, colui che scruta le Scritture), che non butta via il bene che aveva dalla vita precedente alla scoperta del regno, ma saggiamente usa quel bene a servizio del regno di Dio; si tratta delle proprie esperienze, dei valori positivi acquisiti nella propria vita, delle capacità possedute: tutte cose che non vanno disprezzate ma reinvestite alla luce del vangelo. Nulla di ciò che è autenticamente umano va sprecato: la sete di giustizia, l’impegno per gli ultimi, la cultura dell’accoglienza sono valori che si condividono anche con chi non crede in Dio o in Gesù Cristo ma alla luce del vangelo acquistano un significato più pieno. Aderire a Gesù non significa quindi vivere una spiritualità alienante e disincarnata ma lottare per un mondo migliore con la consapevolezza di collaborare con Dio, come Gesù, per realizzare il suo progetto di un’umanità come un’unica famiglia di figli di Dio.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo