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30 Maggio 2026

Triduo in preparazione alla Festa di Sant’Annibale M. Di Francia (1927- 1 giugno - 2026)

Secondo giorno del triduo in preparazione alla festa di sant'Annibale Maria Di Francia: 30 Maggio APOSTOLO DELLA PREGHIERA PER LE VOCAZIONI Dal Vangelo di Matteo La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe. Dagli scritti di sant'Annibale Maria Di Francia Dopo la lettura breve dei vespri o in altri momenti di preghiera Due evangelisti, san Matteo e san Luca, sono quelli che riportano questo divino comando dello zelo del Cuore di Gesù. S. Matteo (9, 37-38) così si esprime: allora Gesù disse ai suoi discepoli: La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai alla sua messe. San Luca (10, 2) così scrive: e diceva loro: La messe è molta, e gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai alla sua messe. Questi due tratti dei santi evangeli formano una grande rivelazione. In primo luogo, dimostrano l’ardente zelo del Cuore Santissimo di Gesù, il quale stava per creare il sacerdozio, il suo vero ed eterno sacerdozio sulla terra, per continuare il divin culto, per offrire perpetuamente la Vittima d’infinito valore, e per continuare sulla terra il suo divino ministero di salute eterna delle anime. Egli rappresentava, con quelle simboliche parole, la santa Chiesa e il mondo tutto, e ogni singola riunione sociale, come una messe, la quale, ben coltivata per mezzo di buoni operai, avrebbe riempito i mistici granai di abbondante raccolto, ma trascurata sarebbe miseramente perita. Gesù Signor Nostro con quelle parole veniva a dimostrare che la salvezza di questa mistica messe delle anime sono i suoi sacerdoti, ma che, per ottenere questo inestimabile bene, bisogna domandarlo all’Altissimo padrone, che è Dio, che è egli stesso. Volle istruirci che i suoi sacerdoti non sorgono a caso, non si formano da sé, non può formarli l’umano sforzo; ma vengono dalla divina misericordia, che li crea, li genera, li dona al mondo, e se non si prega per averli, non si ottengono! Non è forse tutto ciò evidente? Iddio manda i santi sulla terra. Non è forse questa una delle più grandi misericordie che egli concede? Come si può pretendere di averla se mai si domanda? Il comando di Gesù Cristo è molto chiaro: La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai alla sua messe. Intercessioni Hai ispirato a sant’annibale Maria di dedicare la sua vita alla preghiera per le vocazioni, – fa’ che fioriscano con abbondanza persone umili e generose che si impegnino fedelmente nell’annuncio del tuo Vangelo. Nella tua provvidenza hai donato alla Chiesa sant’Annibale Maria come nuovo modello di santità, – rendici partecipi del suo fervore per diffondere nella Chiesa il tuo comando di pregare per il dono degli operai del Vangelo. Orazione Si dice a conclusione dei Vespri o del momento di preghiera dopo i Vespri. Pastore eterno, che nel tuo disegno d’amore hai scelto sant’Annibale Maria, sacerdote, per farne un insigne apostolo della preghiera per le vocazioni e un vero padre degli orfani e dei poveri; per i suoi meriti e la sua intercessione, manda molti e santi operai del Vangelo nella tua messe e fa’ che anche noi, infiammati dallo stesso fuoco di carità, possiamo seguire il suo insegnamento e il suo esempio. Per Cristo Nostro Signore. Amen. Preghiera a sant’Annibale Maria Di Francia Amatissimo Sant’Annibale Maria, nostro Fondatore e padre, ascolta la preghiera che con fiducia ti rivolgiamo: suscita forte nel nostro cuore l’anelito alla santità; aiutaci a seguire più da vicino il Cristo del Rogate nella preghiera incessante per gli operai del Vangelo e nel servizio dei piccoli e dei poveri. Insegnaci ad attingere lo zelo alle sorgenti della parola di Dio e della Liturgia; ispiraci fede profonda nel mistero dell’eucaristia, amore tenero e devoto per la Vergine Maria e i santi, rafforzaci nella fedeltà e nell’unità del carisma; ottienici la grazia di nuove e sante vocazioni per annunciare nel mondo il Vangelo del Rogate, a lode e gloria della santa trinità. Amen.

Semi di Parola

XVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Il tesoro nascosto (Mt 13,44-52).
Alla fine del grande discorso delle parabole, l’evangelista raccoglie alcune immagini, che vengono dalla predicazione di Gesù, che hanno come argomento il regno dei cieli, molto simili per brevità a quelle del granello di senape e del lievito. Ancora una volta Gesù prende i concetti che gli servono per spiegare ciò che vuole dire, dall’osservazione del mondo quotidiano suo e degli ascoltatori. Il regno dei cieli non è, come potremmo facilmente pensare, il paradiso, ma un mondo nuovo dove gli uomini agiscono partendo da Dio e dai suoi valori che sono la misericordia (la parabola della zizzania), la gratuità e l’universalità (il seme gettato), l’accoglienza dell’altro (il granello di senape) e il servizio disinteressato (il lievito). Le ultime immagini servono per comprendere come arrivare a possedere la logica del regno. Il tesoro nascosto indica che il regno di Dio non ha nulla di eclatante o di appariscente, come invece era il potere di quel tempo che ostentava la sua potenza e la sua gloria (non solo in quel tempo); la perla preziosa indica che deve prevalere su tutto e non ammette compromessi. In entrambi i casi si sottolinea che bisogna vendere i propri beni, esattamente come Gesù chiede all’uomo ricco a cui chiede di distribuire i proventi ai poveri ed anche come ha chiesto ai discepoli che hanno abbandonato tutto: poco (le reti e la barca) o molto (il banco delle imposte). Ma per capire è necessario esercitare un discernimento per sapere cosa lasciare e cosa tenere (i pesci buoni e quelli cattivi). Purtroppo, come accade spesso in questo capitolo, l’evangelista, che scrive guardando alla sensibilità del suo uditorio, reinterpreta la parabola alla luce del giudizio finale, togliendo la coerenza con le altre immagini. L’ultima immagine non riguarda il regno ma colui che lo cerca e lo trova, lo scriba (cioè il saggio, colui che scruta le Scritture), che non butta via il bene che aveva dalla vita precedente alla scoperta del regno, ma saggiamente usa quel bene a servizio del regno di Dio; si tratta delle proprie esperienze, dei valori positivi acquisiti nella propria vita, delle capacità possedute: tutte cose che non vanno disprezzate ma reinvestite alla luce del vangelo. Nulla di ciò che è autenticamente umano va sprecato: la sete di giustizia, l’impegno per gli ultimi, la cultura dell’accoglienza sono valori che si condividono anche con chi non crede in Dio o in Gesù Cristo ma alla luce del vangelo acquistano un significato più pieno. Aderire a Gesù non significa quindi vivere una spiritualità alienante e disincarnata ma lottare per un mondo migliore con la consapevolezza di collaborare con Dio, come Gesù, per realizzare il suo progetto di un’umanità come un’unica famiglia di figli di Dio.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo