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31 Maggio 2026

Triduo in preparazione alla Festa di Sant’Annibale M. Di Francia (1927- 1 giugno - 2026)

terzo giorno del triduo in preparazione alla festa di sant'Annibale Maria Di Francia: 31 Maggio PADRE DEGLI ORFANI E DEI POVERI Dal Vangelo di Matteo Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Dagli scritti di sant'Annibale Maria Di Francia Dopo la lettura breve dei vespri o in altri momenti di preghiera Come sacerdote di Gesù Cristo, fin da quando abbracciai questo sacro Ministero, ho inteso sempre un vivo affetto che mi ha fatto desiderare il bene e la felicità altrui come di me medesimo. con tutti sulla terra, siano della mia religione o di un’altra, siano ricchi o poveri, signori od operai, umile e misera gente o alta aristocrazia. Ho veduto un mio fratello, un mio signore in ognuno, e ciò che di meglio ho desiderato per me in questa vita e nell’altra, l’ho desiderato ugualmente per tutti. Intercessioni Da aggiungere alle intercessioni dei vespri Hai sollevato l’indigenza dei poveri e l’abbandono degli orfani attraverso lo zelo pastorale di sant’Annibale Maria, – insegnaci a rispondere alle esigenze di chi è nel bisogno e a riconoscere te in coloro che piangono. Tu che hai suscitato in sant’Annibale Maria l’impegno per la promozione umana e l’evangelizzazione dei giovani, – fa’ che ci adoperiamo a formare in loro la vera immagine del Cristo, uomo perfetto. Orazione O Dio, speranza degli umili, rifugio dei poveri e padre degli orfani, che hai voluto scegliere sant’Annibale Maria, sacerdote, come insigne apostolo della preghiera per le vocazioni, per sua intercessione, manda nella tua messe degni operai del Vangelo, e fa’ che, mossi dal suo stesso spirito di carità, cresciamo nell’amore verso di te e verso il prossimo. Per Cristo nostro Signore. Amen. Preghiera O S. Annibale Maria, vero servo dell’altissimo, che, ancora in questa vita, avesti il privilegio di contemplare il volto del Signore nel volto dei poveri e dei piccoli indifesi. o anima santa, che fosti costantemente trafitta dal martirio del tuo amore verso i piccoli e i poveri, per i quali scongiurasti uomini e Dio. Cuore beato, immagine del Cuore di Cristo, penetrato anche tu dal fuoco della compassione per i poveri, gli orfani e gli afflitti. Profeta di Dio, che hai offerto l’intera tua vita per l’obbedienza al «Rogate», parola-comando di Cristo Salvatore. Venerato nostro padre, che prima di morire, ai tuoi figli in lacrime, raccomandasti l’amore a Dio e al prossimo, accoglici benigno sotto il tuo sguardo paterno e assistici nel nostro pellegrinaggio terreno fino a quando anche noi, insieme con te e con tutti i santi, contempleremo in eterno il volto di Dio nella patria celeste. Amen.

Semi di Parola

XVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Il tesoro nascosto (Mt 13,44-52).
Alla fine del grande discorso delle parabole, l’evangelista raccoglie alcune immagini, che vengono dalla predicazione di Gesù, che hanno come argomento il regno dei cieli, molto simili per brevità a quelle del granello di senape e del lievito. Ancora una volta Gesù prende i concetti che gli servono per spiegare ciò che vuole dire, dall’osservazione del mondo quotidiano suo e degli ascoltatori. Il regno dei cieli non è, come potremmo facilmente pensare, il paradiso, ma un mondo nuovo dove gli uomini agiscono partendo da Dio e dai suoi valori che sono la misericordia (la parabola della zizzania), la gratuità e l’universalità (il seme gettato), l’accoglienza dell’altro (il granello di senape) e il servizio disinteressato (il lievito). Le ultime immagini servono per comprendere come arrivare a possedere la logica del regno. Il tesoro nascosto indica che il regno di Dio non ha nulla di eclatante o di appariscente, come invece era il potere di quel tempo che ostentava la sua potenza e la sua gloria (non solo in quel tempo); la perla preziosa indica che deve prevalere su tutto e non ammette compromessi. In entrambi i casi si sottolinea che bisogna vendere i propri beni, esattamente come Gesù chiede all’uomo ricco a cui chiede di distribuire i proventi ai poveri ed anche come ha chiesto ai discepoli che hanno abbandonato tutto: poco (le reti e la barca) o molto (il banco delle imposte). Ma per capire è necessario esercitare un discernimento per sapere cosa lasciare e cosa tenere (i pesci buoni e quelli cattivi). Purtroppo, come accade spesso in questo capitolo, l’evangelista, che scrive guardando alla sensibilità del suo uditorio, reinterpreta la parabola alla luce del giudizio finale, togliendo la coerenza con le altre immagini. L’ultima immagine non riguarda il regno ma colui che lo cerca e lo trova, lo scriba (cioè il saggio, colui che scruta le Scritture), che non butta via il bene che aveva dalla vita precedente alla scoperta del regno, ma saggiamente usa quel bene a servizio del regno di Dio; si tratta delle proprie esperienze, dei valori positivi acquisiti nella propria vita, delle capacità possedute: tutte cose che non vanno disprezzate ma reinvestite alla luce del vangelo. Nulla di ciò che è autenticamente umano va sprecato: la sete di giustizia, l’impegno per gli ultimi, la cultura dell’accoglienza sono valori che si condividono anche con chi non crede in Dio o in Gesù Cristo ma alla luce del vangelo acquistano un significato più pieno. Aderire a Gesù non significa quindi vivere una spiritualità alienante e disincarnata ma lottare per un mondo migliore con la consapevolezza di collaborare con Dio, come Gesù, per realizzare il suo progetto di un’umanità come un’unica famiglia di figli di Dio.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo