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05/06/2026

Cronaca del Secondo Giorno di Capitolo

Mattino Il secondo giorno di Capitolo si è aperto alle 9.00, quando l’assemblea si è raccolta per la preghiera di invocazione allo Spirito Santo. In un clima di ascolto e di docilità, le capitolari hanno affidato al Signore, alla Madonna della Guardia, al Padre Fondatore e a Madre Nazarena il cammino di discernimento e le decisioni che attendono la Congregazione. A seguire, si è proceduto alla lettura e approvazione del verbale dei giorni precedenti, confermando con cura e responsabilità quanto già svolto e assicurando continuità ai lavori. Successivamente, l’assemblea ha avviato la sessione preliminare, secondo il programma stabilito. Si è entrati nel vivo delle attività con la lettura e approvazione del Regolamento del Capitolo, che definisce il quadro operativo e le modalità con cui si svolgeranno le successive deliberazioni. Sono poi seguite le elezioni delle figure necessarie al buon andamento del Capitolo. L’assemblea ha eletto: * Scrutatrici: suor M. Ester La Fornara e suor M. Flensiana Habu * Segretaria del Capitolo: suor M. Annalisa Decataldo, affiancata da suor M. Daniela Pilotto * Moderatrice: suor M. Licia Capizzi Le votazioni si sono svolte in un clima sereno e collaborativo, espressione di una corresponsabilità matura e di una fiducia reciproca. Le sorelle elette hanno accolto il servizio con disponibilità e spirito di missione, consapevoli del ruolo che svolgeranno nel sostenere il cammino capitolare. Con la definizione di queste figure e la conclusione della sessione preliminare, la giornata ha segnato un passaggio significativo: l’assemblea ha ora gli strumenti e le guide necessarie per proseguire con ordine, serenità e apertura allo Spirito i lavori capitolari. Avendo ancora tempo prima del pranzo si procede alla lettura della Relazione sulla vita e lo stato della Provincia del triennio 2023-2026 che sarà letta a più voci cominciando con Madre Teolinda, Superiora Provinciale.

Semi di Parola

XVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Il tesoro nascosto (Mt 13,44-52).
Alla fine del grande discorso delle parabole, l’evangelista raccoglie alcune immagini, che vengono dalla predicazione di Gesù, che hanno come argomento il regno dei cieli, molto simili per brevità a quelle del granello di senape e del lievito. Ancora una volta Gesù prende i concetti che gli servono per spiegare ciò che vuole dire, dall’osservazione del mondo quotidiano suo e degli ascoltatori. Il regno dei cieli non è, come potremmo facilmente pensare, il paradiso, ma un mondo nuovo dove gli uomini agiscono partendo da Dio e dai suoi valori che sono la misericordia (la parabola della zizzania), la gratuità e l’universalità (il seme gettato), l’accoglienza dell’altro (il granello di senape) e il servizio disinteressato (il lievito). Le ultime immagini servono per comprendere come arrivare a possedere la logica del regno. Il tesoro nascosto indica che il regno di Dio non ha nulla di eclatante o di appariscente, come invece era il potere di quel tempo che ostentava la sua potenza e la sua gloria (non solo in quel tempo); la perla preziosa indica che deve prevalere su tutto e non ammette compromessi. In entrambi i casi si sottolinea che bisogna vendere i propri beni, esattamente come Gesù chiede all’uomo ricco a cui chiede di distribuire i proventi ai poveri ed anche come ha chiesto ai discepoli che hanno abbandonato tutto: poco (le reti e la barca) o molto (il banco delle imposte). Ma per capire è necessario esercitare un discernimento per sapere cosa lasciare e cosa tenere (i pesci buoni e quelli cattivi). Purtroppo, come accade spesso in questo capitolo, l’evangelista, che scrive guardando alla sensibilità del suo uditorio, reinterpreta la parabola alla luce del giudizio finale, togliendo la coerenza con le altre immagini. L’ultima immagine non riguarda il regno ma colui che lo cerca e lo trova, lo scriba (cioè il saggio, colui che scruta le Scritture), che non butta via il bene che aveva dalla vita precedente alla scoperta del regno, ma saggiamente usa quel bene a servizio del regno di Dio; si tratta delle proprie esperienze, dei valori positivi acquisiti nella propria vita, delle capacità possedute: tutte cose che non vanno disprezzate ma reinvestite alla luce del vangelo. Nulla di ciò che è autenticamente umano va sprecato: la sete di giustizia, l’impegno per gli ultimi, la cultura dell’accoglienza sono valori che si condividono anche con chi non crede in Dio o in Gesù Cristo ma alla luce del vangelo acquistano un significato più pieno. Aderire a Gesù non significa quindi vivere una spiritualità alienante e disincarnata ma lottare per un mondo migliore con la consapevolezza di collaborare con Dio, come Gesù, per realizzare il suo progetto di un’umanità come un’unica famiglia di figli di Dio.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo