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Roma 14 Ottobre 2019

Inaugurazione del Laboratorio Madre Nazarena

Con la partecipazione degli alunni della Scuola Padre Annibale, le Consorelle delle Comunità di Roma, delle Consorelle partecipanti al Simposio internazionale sui giovani, e del Parroco P. Antonio Di Tuoro, rcj, si è inaugurato il Laboratorio di Madre Nazarena, la stanza in cui la Madre lavorava nei mesi in cui ha soggiornato in questa Comunità, prima di ammalarsi e poi morire. Il percorso è partito dalla Chiesa di S. Antonio, continuando sui corridoio dove lei passava, la scala del campanile fino alla Tribuna di S. Giuseppe e la sua stanza di lavoro. Ha tagliato il nastro Suor M. Romana Malavasi, una delle testimoni della Madre, perché da bambina ha vissuta con Lei in questa casa assieme alle sue sorelle Suor M. Iside e Suor M. Ausiliatrice. Presente anche Suor M. Jolanda Balsamà, ospite fin da piccola nella stessa casa. Un grazie corale alla Madre M. Nazarena per la sua scuola di santità e alle nostre Madri M. Teolinda e Madre Isabella M. che oggi ci hanno donato una nuova finestra aperta sulla memoria della Cofondatrice.

Semi di Parola

Battesimo del Signore – Anno A- Questi è il Figlio mio, l’amato (Mt 3,13-17).
Il battesimo di Gesù viene presentato dagli evangelisti come il momento in cui viene rivelata la sua identità di Messia e Figlio di Dio da parte di una voce celeste. In quella frase viene sintetizzata tutta la Scrittura di Israele, quello che i cristiani chiamano Antico Testamento e che viene visto come profezia della venuta del Messia. In questa frase, infatti, viene riecheggiato il Salmo secondo dove si dice: “Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato”. Ma si sente anche l’eco di un passo di Isaia su un misterioso Servo inviato da Dio per una missione in favore del popolo e di tutte le nazioni e che dovrà molto soffrire: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio”. Infine, c’è un velato riferimento all’episodio in cui Dio chiede ad Abramo di sacrificargli il figlio Isacco: “Prendi il tuo figlio, l’amato”. Con un’unica frase sintetica, chi legge il vangelo vede dispiegarsi davanti a sé tutte le Scritture che gli ebrei dividono in tre parti: la Legge, da cui è tratto l’episodio del sacrificio di Isacco, i profeti, da cui è tratta la figura del Servo, e gli Scritti, da cui è tratto il Salmo. Il Vangelo ci dice che tutte le attese di Israele e le promesse di Dio sono giunte al compimento nella persona di Gesù che non si presenta però come un uomo santo o potente, ma in compagnia di tanti peccatori ed emarginati che vanno da Giovanni a farsi battezzare. Il tentativo di Giovanni di non battezzare Gesù esprime tutto l’imbarazzo di chi sa che è un fatto realmente accaduto, perché Gesù storicamente è stato un seguace di Giovanni il Battista; ma dice anche l’imbarazzo di chi, tra i cristiani, è tentato di vedere l’appartenenza a questo gruppo come una forma elitaria di spiritualità, per separarsi da un’umanità fatta di fallimenti e debolezze. Il vangelo ci vuole ricordare chi è il Maestro e il Signore: colui che ha sempre camminato e solidarizzato con i deboli, i peccatori, gli emarginati, fino a condividerne la sorte con una morte infamante e vergognosa, attraverso il supplizio della croce. Ogni volta che i cristiani o le chiese sono tentati di presentarsi come i puri e i santi della storia, la vita di Gesù, a cominciare dal suo battesimo tra i peccatori, ci ricorda che la strada da seguire è quella di immergerci nelle contraddizioni dell’umanità senza pretendere di ammaestrare ma camminando semplicemente accanto.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo