Ultime Notizie

Roma 14 Ottobre 2019

Inaugurazione del Laboratorio Madre Nazarena

Con la partecipazione degli alunni della Scuola Padre Annibale, le Consorelle delle Comunità di Roma, delle Consorelle partecipanti al Simposio internazionale sui giovani, e del Parroco P. Antonio Di Tuoro, rcj, si è inaugurato il Laboratorio di Madre Nazarena, la stanza in cui la Madre lavorava nei mesi in cui ha soggiornato in questa Comunità, prima di ammalarsi e poi morire. Il percorso è partito dalla Chiesa di S. Antonio, continuando sui corridoio dove lei passava, la scala del campanile fino alla Tribuna di S. Giuseppe e la sua stanza di lavoro. Ha tagliato il nastro Suor M. Romana Malavasi, una delle testimoni della Madre, perché da bambina ha vissuta con Lei in questa casa assieme alle sue sorelle Suor M. Iside e Suor M. Ausiliatrice. Presente anche Suor M. Jolanda Balsamà, ospite fin da piccola nella stessa casa. Un grazie corale alla Madre M. Nazarena per la sua scuola di santità e alle nostre Madri M. Teolinda e Madre Isabella M. che oggi ci hanno donato una nuova finestra aperta sulla memoria della Cofondatrice.

Semi di Parola

XXIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Fino a settanta volte sette (Mt 18,21-35).
C’è uno stretto legame tra l’affermazione di perdonare settanta volte sette chi commette un male e la parabola raccontata da Gesù: in questo racconto c’è una sproporzione tra il debito condonato dal ricco padrone al suo servo e il piccolo debito non condonato dal servo al suo simile. Diecimila talenti sono una somma esorbitante, paragonabile oggi alla sfacciata ricchezza dei grandi padroni delle tecnologie informatiche, mentre cento denari sono una somma ragguardevole, sì, corrispondente alla paga di cento giornate di lavoro, ma non paragonabile minimamente all’altra. L’esigenza e l’obbligo di perdonare sempre (il numero sette indica una totalità, qui moltiplicata esponenzialmente) nasce dal fatto che si è stati già perdonati da Dio in modo totalmente gratuito, senza dover espiare alcuna pena (siamo lontani dalle discussioni sul calcolo degli anni di purgatorio fatte nel medioevo). Se si è perdonati da Dio in modo gratuito, come dice anche Paolo a più riprese nelle sue lettere, non si può far altro che vivere la logica del perdono. Qualora invece si pretende la vendetta per il male ricevuto, non si interrompe la spirale della violenza e, alla fine, tutti veniamo travolti. C’è un’importante sottolineatura da fare: non dobbiamo automaticamente identificare il padrone della parabola che condanna il servo ingrato, con il giudizio finale di Dio, come se ci fosse un tribunale; piuttosto, la spirale di violenza innescata dalla vendetta condanna tutti alla perdita della libertà perché ci si trova a vivere in un mondo dove non ci si può più fidare della bontà altrui ma tutti diventano nemici e giustizieri di tutti. È solo la logica del perdono che disinnesca la violenza e questo i primi cristiani lo avevano capito molto bene vivendo in un mondo in cui la violenza del potere di turno era all’ordine del giorno. Il problema è che poi i cristiani hanno occupato i posti di potere e hanno pensato che la strada più efficace fosse quella della violenza, mentre Gesù e i primi cristiani hanno improntato le loro vite al perdono fondando le loro scelte sul comandamento dell’amore. Oggi viviamo ancora degli effetti di un cristianesimo violento alleato con un ebraismo tornato alla violenza, ma allo stesso tempo abbiamo riscoperto la bellezza e l’esigenza del messaggio originario di Gesù. Sta a noi scegliere se liberarci dalla prigione della vendetta continua oppure accelerare la nostra autodistruzione.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo