Ultime Notizie

Roma 14 Ottobre 2019

Inaugurazione del Laboratorio Madre Nazarena

Con la partecipazione degli alunni della Scuola Padre Annibale, le Consorelle delle Comunità di Roma, delle Consorelle partecipanti al Simposio internazionale sui giovani, e del Parroco P. Antonio Di Tuoro, rcj, si è inaugurato il Laboratorio di Madre Nazarena, la stanza in cui la Madre lavorava nei mesi in cui ha soggiornato in questa Comunità, prima di ammalarsi e poi morire. Il percorso è partito dalla Chiesa di S. Antonio, continuando sui corridoio dove lei passava, la scala del campanile fino alla Tribuna di S. Giuseppe e la sua stanza di lavoro. Ha tagliato il nastro Suor M. Romana Malavasi, una delle testimoni della Madre, perché da bambina ha vissuta con Lei in questa casa assieme alle sue sorelle Suor M. Iside e Suor M. Ausiliatrice. Presente anche Suor M. Jolanda Balsamà, ospite fin da piccola nella stessa casa. Un grazie corale alla Madre M. Nazarena per la sua scuola di santità e alle nostre Madri M. Teolinda e Madre Isabella M. che oggi ci hanno donato una nuova finestra aperta sulla memoria della Cofondatrice.

Semi di Parola

I Domenica di Quaresima – Anno A - Tentato dal diavolo (Mt 4,1-11)
Al di là della straordinarietà dell’esperienza vissuta da Gesù (poter trasformare pietre in pane, essere condotto miracolosamente sul recinto esterno del tempio o su un monte altro da cui vedere tutta la terra), ciò che gli è capitato è in realtà straordinariamente simile a quanto ognuno di noi vive ogni giorno: il rapporto, cioè, con le cose, con Dio e con gli altri. In tutti e tre gli ambiti siamo posti di fronte ad un bivio: vivere questo rapporto in modo egoistico oppure altruistico, mettendo al centro non solo se stessi, ma anche il bene altrui; le due cose non devono cioè escludersi. Possiamo immaginare che Gesù, quando ha sfamato le folle, abbia mangiato insieme a loro perché era un uomo e non uno spirito disincarnato. Quando ha dovuto affrontare la morte non si è vergognato di chiedere a Dio di allontanare da sé il calice della sofferenza, anche se ha deciso di fare la volontà del Padre. Quando le folle lo seguivano non si accontentava di essere cercato e osannato, ma si preoccupava che ricevessero assistenza e cura sia da parte sua, con le tante guarigioni compiute, sia da parte dei discepoli a cui chiede di dare loro da mangiare e che invia a compiere le stesse cose che faceva lui. Era gratificato dalla gratitudine di coloro a cui faceva del bene? Certamente, come ci ricorda l’episodio dell’unico lebbroso che tra dieci torna a ringraziarlo. Ma non era quello lo scopo per cui agiva e perdeva notti insonni in preghiera: lo faceva perché sentiva che era chiamato a servire e non a dominare; sentiva che il mondo offre tante opportunità e risorse ma che non possono essere sfruttate e consumate da pochi privilegiati che hanno mezzi e potere, bensì vanno condivise per aumentare il livello di umanizzazione e di dignità. Il criterio non può essere: sto bene io e chi se ne importa del resto, ma, piuttosto: io sto bene perché so che anche gli altri stanno bene e il loro bene non lo decido io imponendo me stesso (il potere diabolico) ma lo scopriamo insieme. Se c’è un primato non è dato dal sentirsi sopra gli altri ma davanti agli altri nel compiere per primo i passi necessari per rendere migliore il mondo che ci circonda. Viste così, le tentazioni possono essere lette come l’occasione in cui sono chiamato a decidere se dare il meglio di me nell’affrontare le sfide oppure il peggio, pensando che il mondo sia solo un luogo da sfruttare.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo