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Roma 14 Ottobre 2019

Inaugurazione del Laboratorio Madre Nazarena

Con la partecipazione degli alunni della Scuola Padre Annibale, le Consorelle delle Comunità di Roma, delle Consorelle partecipanti al Simposio internazionale sui giovani, e del Parroco P. Antonio Di Tuoro, rcj, si è inaugurato il Laboratorio di Madre Nazarena, la stanza in cui la Madre lavorava nei mesi in cui ha soggiornato in questa Comunità, prima di ammalarsi e poi morire. Il percorso è partito dalla Chiesa di S. Antonio, continuando sui corridoio dove lei passava, la scala del campanile fino alla Tribuna di S. Giuseppe e la sua stanza di lavoro. Ha tagliato il nastro Suor M. Romana Malavasi, una delle testimoni della Madre, perché da bambina ha vissuta con Lei in questa casa assieme alle sue sorelle Suor M. Iside e Suor M. Ausiliatrice. Presente anche Suor M. Jolanda Balsamà, ospite fin da piccola nella stessa casa. Un grazie corale alla Madre M. Nazarena per la sua scuola di santità e alle nostre Madri M. Teolinda e Madre Isabella M. che oggi ci hanno donato una nuova finestra aperta sulla memoria della Cofondatrice.

Semi di Parola

II Domenica di Pasqua - Perché abbiate vita nel suo nome (Gv 20,19-31).
Nelle due apparizioni avvenute nel cenacolo e raccontate da Giovanni c’è tutto il programma della chiesa per tutti i tempi, al di là di sinodi o concili: l’annuncio del perdono, il riconoscimento del primato di Gesù nella vita degli uomini che non possono né sostituirsi né paragonarsi a Lui, nonostante certe deliranti affermazioni di sedicenti pastori e pastore, l’avere vita nel suo nome, non da tenere per sé come un privilegio, ma da donare per fare vivere altri; perdonare e far vivere, in fondo, sono lo stesso atto. Gesù va incontro a quei discepoli che lo hanno abbandonato, tradito e rinnegato nell’ora cruciale della sua morte e, anziché predicare vendetta e risentimento, annuncia loro la pace e comunica il potere di perdonare i peccati degli uomini; ricorda loro, inoltre, che solo l’annuncio del perdono permette di sperimentare il perdono. Se si proclamano guerre e crociate non può essere comunicato il perdono di Dio, unico motivo, come ci ricorda la Scrittura, per cui il Figlio si è fatto uomo e si è fatto crocifiggere. A chi cerca prove ed effetti speciali Gesù indica la nudità della fede che va oltre il visibile perché, per usare parole famose, l’essenziale è invisibile agli occhi. Ed infine, come ci dice l’evangelista, lo scopo di ricordare ciò che Gesù ha compiuto è quello di comprendere di quale Dio Lui è Figlio: un Dio che non uccide ma dà vita, che non schiaccia, ma dona speranza; e se questo è il Dio di Gesù Cristo, non si può usare il suo nome per indire guerre a nessun essere umano, a nessuna categoria e a nessun popolo o religione, ma si può solo continuare ad annunciare e a portare il suo perdono e la sua misericordia. Chiunque usa Gesù e il vangelo per seminare morte e discordia è tra coloro che lo continuano a inchiodare sulla croce, non certamente un suo seguace, anche se tutti i ministri di culto del mondo lo osannassero come nuovo messia.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo