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Roma 14 Ottobre 2019

Inaugurazione del Laboratorio Madre Nazarena

Con la partecipazione degli alunni della Scuola Padre Annibale, le Consorelle delle Comunità di Roma, delle Consorelle partecipanti al Simposio internazionale sui giovani, e del Parroco P. Antonio Di Tuoro, rcj, si è inaugurato il Laboratorio di Madre Nazarena, la stanza in cui la Madre lavorava nei mesi in cui ha soggiornato in questa Comunità, prima di ammalarsi e poi morire. Il percorso è partito dalla Chiesa di S. Antonio, continuando sui corridoio dove lei passava, la scala del campanile fino alla Tribuna di S. Giuseppe e la sua stanza di lavoro. Ha tagliato il nastro Suor M. Romana Malavasi, una delle testimoni della Madre, perché da bambina ha vissuta con Lei in questa casa assieme alle sue sorelle Suor M. Iside e Suor M. Ausiliatrice. Presente anche Suor M. Jolanda Balsamà, ospite fin da piccola nella stessa casa. Un grazie corale alla Madre M. Nazarena per la sua scuola di santità e alle nostre Madri M. Teolinda e Madre Isabella M. che oggi ci hanno donato una nuova finestra aperta sulla memoria della Cofondatrice.

Semi di Parola

I Domenica di Avvento – Anno A - Come furono i giorni di Noè (Mt 24,37-44).
Il cosiddetto “discorso escatologico” (che riguarda, cioè, gli ultimi tempi) fatto da Gesù, da cui è tratto questo piccolo brano, ci invita, in quanto cristiani, a interrogarci sulla nostra percezione del tempo e della vita. Che cosa attendiamo? Che cosa speriamo per il nostro domani? Nella nostra tendenza a rimuovere il fatto che il tempo passa e che camminiamo verso il mistero finale della nostra esistenza, abbiamo trasformato anche il mondo della fede in occasione per distrarci o pensare secondo le nostre esigenze terra terra. La scansione del tempo elaborata nella tradizione cristiana per avere sempre davanti a sé Gesù e la sua vita come modello di riferimento è stata presto riportata alle nostre grette misure. L’Avvento che dà inizio all’anno liturgico in attesa del Natale inizia col ricordarci non un fatto passato ma che, in virtù di quell’evento (la vita terrena di Gesù che culmina nella sua morte e risurrezione), siamo in attesa di un compimento della nostra storia personale e comunitaria; la nostra vita è proiettata verso l’incontro definitivo con Gesù e il mistero di Dio che dà senso alla nostra esistenza, altrimenti gettata verso il nulla. Eppure, siamo riusciti a dimenticare di essere proiettati verso il futuro di Dio e abbiamo trasformato il ricordo della nascita di Gesù in un’occasione di distrazione fatta di luci, oggetti, incontri rituali e spesso stressanti. Anziché il tempo scandito da Gesù e dal vangelo viviamo il tempo di Noè, dove l’importante è distrarsi divertendosi, ma ignorando i segnali che continuamente ci arrivano dal mondo circostante, da un ambiente che si sta ribellando esattamente come ai tempi del diluvio e da una gran parte dell’umanità che soffre come le povere vittime di quell’evento mitico. È significativo che proprio le latitudini dove il cristianesimo è la tradizione di riferimento, agli appelli di Gesù vengono sostituiti gli inviti del mercato a spendere e divertirsi mentre il mondo precipita sempre più verso il caos ambientale e sociale. Ancora una volta, grazie al fatto che siamo ancora in vita, possiamo ascoltare l’appello di Gesù alla vigilanza: sarà la volta buona in cui veramente ci facciamo interrogare dalle sue parole per cambiare almeno un po’ la nostra vita o continuiamo ad essere convinti che tutto ciò che accade non ci riguardi e che è meglio dedicarsi a ripetere i riti che ci impongono i giorni di Noè?

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo