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II Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Gv 1,29-24).
In questo episodio Giovanni esprime la sua piena comprensione della discesa dello Spirito su Gesù. Vede infatti realizzarsi alcune profezie fatte dal profeta Isaia quando dice: “Lo Spirito del Signore è su di me per portare il vangelo ai poveri, per fasciare le piaghe dei cuori spezzati, per proclamare la libertà degli schiavi e la scarcerazione di prigionieri”. A questa si collegano quelle del misterioso Servo senza nome: “Ho posto il mio spirito su di lui perché apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri”; e ancora: “Si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; noi lo giudicavamo castigato da Dio; egli è stato trafitto per le nostre colpe, per le sue piaghe siamo stati guariti”. Nell’indicare in Gesù l’agnello di Dio, infatti, Giovanni dice che lui toglie il peccato del mondo, ma la frase significa anche: che porta su di sé il peccato del mondo, esattamente come dice Isaia del Servo sofferente. Nella visione iniziale di Giovanni già si intravvede tutta la missione di Gesù che annuncia il vangelo facendosi carico delle sofferenze degli ultimi e degli oppressi, denuncia le ingiustizie e non ha paura di rimproverare i potenti e i benpensanti, fino a subire la morte datagli da chi detiene il potere e non si prende cura del popolo affidato. La parabola di Gesù si ripete nella storia umana ogni volta che c’è qualcuno che si fa carico delle sofferenze altrui, compresi i nostri tempi in cui si addensano sempre di più le nubi della violenza gratuita e del sopruso, esercitati persino in nome di Dio o considerandosi benedetti da lui. Non è forse ciò a cui abbiamo assistito in questi giorni nella cronaca americana? Una donna, Renee Good, ha deciso di non voltarsi dall’altra parte di fronte alla violenza ingiustificata inflitta ai migranti. Lo ha fatto in modo non violento e persino sorridendo e dicendo parole di pace a quel bruto che l’avrebbe uccisa subito dopo. I cosiddetti governanti che si vantano di essere benedetti da Dio (il presidente) o ferventi cattolici (il suo vice) l’hanno accusata di essere una violenta agitatrice, contro ogni evidenza manifestata da tutte le testimonianze video. Nella storia e nella morte di questa donna sembra ripetersi esattamente la storia di Gesù, calunniato e schiacciato dai potenti con una ingiusta condanna a morte. Non so se Renee fosse credente in Dio ma ha incarnato certamente la passione di Gesù, è stata di nuovo quell’agnello sacrificale che si è fatto carico del male ma anche dell’indifferenza di molti che, di fronte alla violenza ostentata, si voltano dall’altra parte; da sola ha riscattato la dignità non solo degli americani ma di tutta l’umanità. Gesti come questo e non i riti vuoti o i deliri di cristiani devoti e fanatici continuano a tenere accesa la luce del vangelo nel mondo.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

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