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Lo dicono i bambini:

a Casavatore andrà tutto bene

#restaacasa. Lo slogan che ormai ci accompagna da più di un mese e che in sé racchiude così tanti sentimenti che me lo immaginerei come una diga in piena che sta per strabordare. Ma per i nostri bambini RESTA A CASA cosa significa? RESTA…la parola ed azione che ognuno di loro preferirebbe quando incontrano, desiderano o purtroppo sognano mamma e papà! CASA… non sanno rispondere, sono confusi, oppure danno una propria interpretazione all’idea di casa calda ed accogliente con i genitori che ti accarezzano e ti dicono stringendoti forte #ANDRATUTTOBENE! E QUINDI PERCHE NEGARGLIELO?! Siamo tutti uguali, figli di Dio ed aventi gli stessi diritti! Quindi noi dell’Istituto Figlie del Divino Zelo di Casavatore ci siamo impegnati ancora una volta con tutte le nostre energie positive, per far sì che questo periodo per i nostri bambini trascorra come una serie di momenti felici nella “famiglia” che per il momento è stata scelta per loro. Una giornata all’insegna dell’informazione per sconfiggere l’animaletto “CORONA”, seguendo le regole e dimostrando quanta forza l’essere umano può trasmettere partendo da un gesto sociale ed unendoci a tutti gli altri. Un lenzuolo grandissimo con disegnati i visi dei nostri bambini, un enorme arcobaleno creato con le loro mani colorate di gioia ed ingenuità accompagnate dai tratti rosei del viso della Madonna, Madre di tutti che ci accompagna lungo il nostro cammino. Tempere, pastelli, urla, gioia, giochi, scherzi, questi sono i nostri piccoli…uomini e donne del futuro che noi dell’Istituto ci impegniamo a formare trasmettendo i valori che un giorno potranno aiutarli a garantirsi un futuro migliore! Siamo sicuri che ne usciremo più forti ed uniti di prima. Educatrice professionale Daiana Marotta

Semi di Parola

Domenica delle Palme – Anno A - Dal racconto della Passione secondo Matteo (Mt 27,11-26).
Ci sono dei gesti compiuti e delle frasi pronunciate da personaggi storici che sono particolarmente rimasti impressi tanto da diventare proverbiali. Pensiamo alla famosa frase di Cesare quando attraversò il Rubicone (esso stesso diventato proverbiale): “Il dado è tratto”, oppure a quella di Gesù: “Nessun è profeta in patria”. Tra i gesti famosi spicca quello di Pilato di lavarsi le mani protestando la sua innocenza riguardo alla condanna a morte di Gesù: secondo i vangeli lo aveva condannato di cattiva voglia e solo perché spinto dalla pressione del popolo, opportunamente manipolato da chi voleva togliere Gesù di mezzo. In realtà, tramite i vangeli stessi e altre fonti storiche, sappiamo che Pilato era tutt’altro che impressionabile dai giudei sottomessi e non aveva nessuno scrupolo a trucidare chi voleva. I vangeli, tuttavia, hanno voluto proiettare su Pilato la valutazione positiva sull’intero apparato imperiale, cercando di scagionare i romani e addossando la colpa della morte di Gesù sui capi giudei e (in Matteo) sul popolo che aveva rifiutato in massa di accogliere il messaggio cristiano all’epoca in cui il vangelo fu scritto. Il lavarsi le mani di Pilato doveva rafforzare l’idea che i governanti romani non avessero colpa; tuttavia, quel gesto è passato alla storia come segno di indifferenza di fronte alla condanna a morte di un innocente, tanto che “lavarsi le mani” è diventato sinonimo di non prendere posizione, in una situazione di possibile ingiustizia, o per paura o, peggio, per menefreghismo. Pilato, in tal senso, è incarnato oggi dal potere che si disinteressa delle sofferenze dei cittadini, cercati solo quando è necessario ottenere la legittimazione del voto per rendere legale la propria carica di governo, tentando poi di ridurre sempre di più i margini della libertà di scelta degli stessi cittadini. A differenza però dei tempi di Gesù e fino a tempi non lontani, in cui il potere calava dall’alto legittimato dalla volontà degli dèi o dall’uso della forza, oggi esso è delegato dal popolo che è, sulla carta, il vero sovrano dello stato di diritto. Eppure, troppo spesso se ne lava le mani non solo quando si tratta di denunciare le ingiustizie commesse da chi dovrebbe invece tutelare l’ordine sociale ma anche quando si tratta di legittimare i governi attraverso la partecipazione democratica al voto e, anziché pretendere la dignità e onestà dei rappresentanti, smette semplicemente di preoccuparsi di eleggerli, lavandosene le mani. Questo atteggiamento nasce spesso dalla delusione di promesse mancate e dai cambiamenti sfacciati una volta conquistato il potere, ma la storia non dirà che chi oggi non si interessa della cosa pubblica lo fa perché deluso. La grande accusa sarà come quella nei confronti di Pilato: con la propria indifferenza si è permesso che i diritti per cui i nostri padri hanno combattuto e perso la vita diventassero carta straccia. Il Pilato del vangelo protestava la sua innocenza ma, giustamente, quel gesto compiuto da chi aveva il potere di decidere è diventato l’emblema della collaborazione con il male perché, come ricordava don Milani, tanto è ladro chi ruba quanto chi para il sacco e, per quello che riguarda la nostra situazione civile, tanto è colpevole chi calpesta le leggi quanto chi smette di pretendere, anche col proprio voto, che quelle leggi siano rispettate per il bene di tutti.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo