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Lo dicono i bambini:

a Casavatore andrà tutto bene

#restaacasa. Lo slogan che ormai ci accompagna da più di un mese e che in sé racchiude così tanti sentimenti che me lo immaginerei come una diga in piena che sta per strabordare. Ma per i nostri bambini RESTA A CASA cosa significa? RESTA…la parola ed azione che ognuno di loro preferirebbe quando incontrano, desiderano o purtroppo sognano mamma e papà! CASA… non sanno rispondere, sono confusi, oppure danno una propria interpretazione all’idea di casa calda ed accogliente con i genitori che ti accarezzano e ti dicono stringendoti forte #ANDRATUTTOBENE! E QUINDI PERCHE NEGARGLIELO?! Siamo tutti uguali, figli di Dio ed aventi gli stessi diritti! Quindi noi dell’Istituto Figlie del Divino Zelo di Casavatore ci siamo impegnati ancora una volta con tutte le nostre energie positive, per far sì che questo periodo per i nostri bambini trascorra come una serie di momenti felici nella “famiglia” che per il momento è stata scelta per loro. Una giornata all’insegna dell’informazione per sconfiggere l’animaletto “CORONA”, seguendo le regole e dimostrando quanta forza l’essere umano può trasmettere partendo da un gesto sociale ed unendoci a tutti gli altri. Un lenzuolo grandissimo con disegnati i visi dei nostri bambini, un enorme arcobaleno creato con le loro mani colorate di gioia ed ingenuità accompagnate dai tratti rosei del viso della Madonna, Madre di tutti che ci accompagna lungo il nostro cammino. Tempere, pastelli, urla, gioia, giochi, scherzi, questi sono i nostri piccoli…uomini e donne del futuro che noi dell’Istituto ci impegniamo a formare trasmettendo i valori che un giorno potranno aiutarli a garantirsi un futuro migliore! Siamo sicuri che ne usciremo più forti ed uniti di prima. Educatrice professionale Daiana Marotta

Semi di Parola

XVIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Voi stessi date loro da mangiare (Mt 14,13-21).
In quel tempo, vendo udito della morte di Giovanni il Battista, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. I discepoli, a conclusione di una giornata intensa, nella quale Gesù aveva operato tante guarigioni, pensavano che l’impegno con quella folla che li aveva seguiti fosse terminato: ognuno poteva pensare adesso al proprio sostentamento. Gesù fa capire loro che l’incontro con l’altro crea un legame che non può essere tagliato, perché ormai è entrato nella propria sfera di relazione e quindi di responsabilità. Non basta dare qualcosa nell’annuncio e nel servizio ma, nel momento in cui si diventa testimoni del vangelo, si deve essere aperti alle domande dei destinatari, non semplicemente portare un pacchetto preconfezionato di risposte. Al di là del richiamo al servizio e alla cura, il vangelo della moltiplicazione dei pani ci chiede, come cristiani, di metterci in ascolto delle domande che nascono dal cuore dell’umanità per rispondere a quelle domande, non per portare le nostre idee. Ogni generazione ha le sue domande, la sua particolare fame di senso. Ecco perché è giusto che la chiesa sia sempre al passo coi tempi e non la custode di una tradizione statica e per questo sterile. Se l’uomo d’oggi fa domande a partire da una diversa comprensione del mondo, dovuta anche all’evoluzione di conoscenze scientifiche senza precedenti, non si può pensare di continuare a dare delle risposte elaborate quando si pensava che la terra fosse al centro di un universo limitato e fin troppo piccolo, quando si pensava che Dio egli angeli stessero veramente sulle nuvole ad osservare ciò che facciamo sulla terra. Oggi più che Dio ci sono i satelliti che impediscono quasi del tutto la possibilità di nascondersi a chi ci vuole realmente cercare, per cui anche l’annuncio dl vangelo deve avvenire nell’attuale visione del mondo e dell’uomo che ha tanti dubbi sul significato di un’esistenza che si svolge su un’infinitesima roccia che gira intorno a una stella che si perde nell’infinito. Di fronte ai rigurgiti di tradizionalismo che si accompagnano alla visione semplicistica di estremismi politici che governano con slogan altrettanto semplicistici, Gesù ci invita a percorrere strade nuove e mai percorse, anche con mezzi limitati che però diventano efficaci se usati per ascoltare la fame di senso che nasce dall’uomo che vive non più nell’epoca dei miti (a cui spesso si ispirano invece i demagoghi) ma della visione scientifica del mondo. Michele Tartaglia

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo