Ultime Notizie

16 18 aprile - Marino

Incontro équipe pastorale dei Benefattori

Nei giorni 16 – 18 aprile 2021, si è riunita a Marino l’équipe della Pastorale dei Benefattori per un incontro di formazione, verifica e programmazione. Presente anche suor M. Rosa Graziano, responsabile del periodico Dio e il Prossimo. Dopo il saluto della Superiora della Provincia, Madre Isabella Maria Lorusso, e la presentazione dei partecipanti, il dott. Claudio Mazza, redattore della rivista Dio e il Prossimo, ha tenuto una documentata relazione su: Storia del giornale Dio e il Prossimo, ieri e oggi. Lasciando ai presenti diversi spunti di riflessione per il dialogo che si è aperto subito dopo in assemblea. Suor M. Nunziatina Sangiorgi con la collaborazione delle sig.re Manuela Comastri, Selina Moscogiuri e Giovanna Storelli, ha presentato l’organizzazione degli uffici di propaganda centralizzati e in autonomia, mettendo a disposizione dei presenti la visualizzazione di stampe antiche del periodico, Dio e il Prossimo, fondato dal nostro Fondatore nel 1907. La sintesi e le conclusioni sono state esposte dalla responsabile dell’Équipe, suor M. Michelia Rado, con l’augurio che il nostro Periodico e i contatti con i Benefattori camminino sempre meglio con il passo dei tempi.

Semi di Parola

XXVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel regno di Dio (Mt 21,28-32)
Mentre il riferimento alle prostitute è chiaro anche oggi, la figura dei pubblicani appare misteriosa. Erano gli esattori delle tasse per conto dei romani ma chiedevano molto di più di ciò che davano ai dominatori e spesso prestavano anche ad interessi esorbitanti mettendo sul lastrico tante famiglie. Erano insomma delinquenti assunti dallo Stato. Gesù metteva a confronto queste due categorie con i suoi interlocutori, quei gestori del sacro ed esegeti della Parola di Dio che amministravano la giustizia in base alla legge di Mosè. Capiamo facilmente perché Gesù non suscitava le loro simpatie fino a far decidere a loro di farlo morire. I due figli della parabola (che riecheggia quella molto più estesa del figliol prodigo) rappresentano i due tipi di adesione a Dio: quello fatto solo di parole, e quello basato sui fatti, sull’azione, come già aveva detto Gesù nel primo discorso del vangelo: “Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”; quella volontà espressa chiaramente nella Sacra Scrittura ben conosciuta dai maestri a cui Gesù si rivolge: accogliere, per esempio, lo straniero, prendersi cura dei poveri, impedire il dilagare dell’ingiustizia sociale. Gesù ha visto in coloro che erano coscienti di agire male la capacità di mettersi in discussione e di andare da Giovanni a chiedere il perdono mentre quelli che si riempivano la bocca di grandi parole e si ritenevano perfetti solo per questo, non hanno avuto la capacità di farlo. Un copione che si ripete spesso nella storia delle religioni o delle ideologie che si appellano ai valori come la democrazia e la libertà: la convinzione che basti proclamare a parole i grandi ideali mentre nei fatti si calpesta la dignità dei propri simili. Giovanni e Gesù sono tra quelli che, prima di proclamare belle parole, hanno nei fatti realizzato la scelta di obbedire a quel Dio che sente il grido degli oppressi, e hanno deciso di accogliere chi era disprezzato. Solo dopo aver condiviso la sorte degli ultimi hanno detto parole che avevano il peso e la garanzia dei fatti.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo