Semi di Parola

Santissima Trinità (Mt 28,16-20)
Una famiglia senza amore sarebbe un controsenso. Ma in realtà: niente senza amore ha senso. È l’amore che dà la conoscenza delle cose. L’amore è la porta della conoscenza. Un po' come la luce riveste ogni cosa del suo giusto colore, così l’amore manifesta le verità umane. Ma cos’è l'amore? E andiamo al tema liturgico di questa festa di oggi: la Santissima Trinità. Lì troviamo la risposta. L’amore è Dio. Il Dio dei cristiani è un Dio che vive in un amore dinamico, è un unico Dio ma in tre Persone che si relazionano continuamente e che vivono la perfezione della comunione. Questa relazione è una relazione di Amore che non cerca la propria soddisfazione, m Il Dio dei cristiani è un Dio che vive in un amore dinamico, è un unico Dio ma in tre Persone che si relazionano continuamente e che vivono la perfezione della comunione. Questa relazione è una relazione di Amore che non cerca la propria soddisfazione, m
Domenica di Pentecoste (Gv 15,26-27;16,12-15)
“Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.” Il primo vero grande compito dello Spirito Santo, che Gesù chiama nel Vangelo di oggi Paràclito, Consolatore, sarà quello di rendere testimonianza. Gesù ci ha detto che non dobbiamo imparare a giocare con le parole, né a convincere le persone rigirandole in mille ragionamenti, ma ci ha chiesto di predicare il Vangelo mostrandolo con la nostra stessa vita. La testimonianza non dimostra, bensì mostra. L’opera dello Spirito Santo è quella di mostrare tutta la Verità che Gesù ha insegnato. Ma immediatamente dopo Gesù dice ai suoi discepoli che anche loro devono rendere testimonianza. Anche loro devono “mostrare” con la propria vita tutta la Verità del V L’opera dello Spirito Santo è quella di mostrare tutta la Verità che Gesù ha insegnato. Ma immediatamente dopo Gesù dice ai suoi discepoli che anche loro devono rendere testimonianza. Anche loro devono “mostrare” con la propria vita tutta la Verità del V
Ascensione del Signore (Mc 16,15-20)
“Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura”. Andare e proclamare sono i due imperativi che Gesù lascia ai discepoli. Non si è cristiani quando ci si ferma e quando si sta zitti (che è cosa diversa dal silenzio). La stessa Messa finisce con questo verbo in levare: “Andate in pace”. Cristo continua anche oggi a chiamarci, a farci fare esperienza di Lui e per far questo usa sempre l’umanità di qualcuno. Queste esperienze di Lui non sono esperienze di serie B. Sono esperienze importanti come lo furono quelle di Pietro e di Giovanni e di tutti coloro che vissero con Gesù lungo i tre anni di vita pubblica. Ogni cristiano è contemporaneo a Cristo. Ed è lo Spirito Santo che ci rende Suoi contemporanei. Ogni parola Sono esperienze importanti come lo furono quelle di Pietro e di Giovanni e di tutti coloro che vissero con Gesù lungo i tre anni di vita pubblica. Ogni cristiano è contemporaneo a Cristo. Ed è lo Spirito Santo che ci rende Suoi contemporanei. Ogni parola
VI Domenica di Pasqua (Gv 15,9-17)
Gesù mostra il suo amore per noi nella forma dell’amicizia perché dà la propria vita per noi. Egli in tal modo si è abbassato fino a noi, perché noi possiamo essere innalzati fino a lui. Se questo è vero, allora Gesù non è stato affatto geloso del tesoro di amore, conoscenza e bellezza che egli condivide con il Padre suo. Non vi è infatti nulla di ciò che il Figlio ha udito dal Padre, che egli non abbia fatto conoscere a noi suoi amici. In questo senso la sua amicizia è vera e totalmente inclusiva, perché mira a inserire gli amici nel circuito d’amore del Padre e del Figlio e a generare in loro la potenza trasformante dell’amore che dà la vita. Il discepolo di Gesù non dovrebbe avere n In questo senso la sua amicizia è vera e totalmente inclusiva, perché mira a inserire gli amici nel circuito d’amore del Padre e del Figlio e a generare in loro la potenza trasformante dell’amore che dà la vita. Il discepolo di Gesù non dovrebbe avere n
V Domenica di Pasqua (Gv 15,1-8) anno B
Il Signore ci dice: “La vita cristiana è rimanere in me” e usa l’immagine della vite, come i tralci rimangono nella vite. Questo rimanere non è un rimanere passivo, ma è un rimanere attivo, ed è un rimanere reciproco. Perché dice: «Rimanete in me e io in voi», anche Lui rimane in noi, non solo noi in Lui. È un rimanere reciproco. I tralci senza la vite non possono fare nulla perché non arriva la linfa, hanno bisogno della linfa per crescere e per dar frutto; ma anche la vite ha bisogno dei tralci, perché i frutti non vengono attaccati alla vite: è un bisogno reciproco, è un riman I tralci senza la vite non possono fare nulla perché non arriva la linfa, hanno bisogno della linfa per crescere e per dar frutto; ma anche la vite ha bisogno dei tralci, perché i frutti non vengono attaccati alla vite: è un bisogno reciproco, è un riman
IV Domenica di Pasqua (Gv 10,11-18)
La liturgia della Quarta Domenica di Pasqua ci porta all’interno del discorso del buon pastore. La caratteristica peculiare del Buon Pastore è che egli dà la vita per le sue pecore, a differenza del mercenario che le utilizza per i propri scopi egoistici. Questo si comprende davanti al rischio e al pericolo: il pastore non teme di dare la propria vita perché nessuno dei suoi venga perduto, il mercenario invece fugge per salvarsi la vita. Il dono della vita da parte del buon pastore è la piena manifestazione di quell’amore che lo unisce alle sue pecorelle, frutto della conoscenza reciproca. Il verbo “conoscere” ha qui un’accezione molto forte: indica condivisione di vita e appartenenza re Il dono della vita da parte del buon pastore è la piena manifestazione di quell’amore che lo unisce alle sue pecorelle, frutto della conoscenza reciproca. Il verbo “conoscere” ha qui un’accezione molto forte: indica condivisione di vita e appartenenza re
III Domenica di Pasqua (Lc 24,35-48) – anno B
Quando abbiamo paura anche Cristo può spaventarci come chi vuole darci un abbraccio e noi abbiamo invece la sensazione che sia uno dei tanti che vuole farci male. Quando siamo troppo felici possiamo pensare che tutto sia troppo bello per essere vero e che prima o poi verrà fuori una fregatura nascosta. Forse è questo il motivo per cui Gesù per convincere i suoi discepoli di essere realmente Lui compie un gesto significativo: "Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho". Sembra paradossale, ma Gesù per farsi credere chiede di guardare dentro le sue ferite. Dovremmo forse anche noi trovare il coraggio di fare la stessa cosa. Guardare nella nostra debolezza ci farà s un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho". Sembra paradossale, ma Gesù per farsi credere chiede di guardare dentro le sue ferite. Dovremmo forse anche noi trovare il coraggio di fare la stessa cosa. Guardare nella nostra debolezza ci farà s
II Domenica di Pasqua (Gv 20,19-31)
Gesù dopo i giorni della passione, torna dai suoi, entra nel cenacolo, e stando ritto in mezzo ai suoi si rivolge a loro. La prima parola del Risorto alla Chiesa è sulla pace. Il saluto di Gesù «pace a voi» non è un semplice augurio: è un dono. Il Risorto porta la pace, e chi ancora oggi incontra il Signore nella Chiesa è sicuro di poterla ricevere. La seconda parola del Risorto riguarda la missione. Gesù è il primo apostolo del Padre, come i discepoli sono ora inviati da Gesù. La missione viene dall’alto, non è iniziativa umana, ma prende l’avvio da Dio stesso, e quindi è la continuazione della missione del Figlio. Gesù poi respira, e dona lo Spirito, perché è di nuovo vivo! È la prova che non è un fantasma, e infatti a lui no La missione viene dall’alto, non è iniziativa umana, ma prende l’avvio da Dio stesso, e quindi è la continuazione della missione del Figlio. Gesù poi respira, e dona lo Spirito, perché è di nuovo vivo! È la prova che non è un fantasma, e infatti a lui no
Pasqua di Resurrezione del Signore (Gv 20,1-9)
Maria di Magdala si reca al sepolcro di mattino, quando era ancora buio. Quanta fretta ha questa donna! Sono passate poche ore dal riposo sabbatico ed eccola già di mattina presto, nel primo giorno della settimana, la domenica, andare al sepolcro. Probabilmente per cospargere di unguento il corpo di Gesù, come si era soliti fare per la sepoltura. Andiamo insieme a lei al sepolcro: cosa ci spinge ad andare? Abbiamo bisogno di incontrare il Maestro, il Signore, abbiamo bisogno del suo Amore. Maria arriva al sepolcro, la pietra è stata rotolata! Torna a chiamare i discepoli. Ecco subito Pietro e Giovanni che corrono anche loro: Giovanni è più veloce, Pietro è più lento. Non solo perché Giovanni è più giovane, è più forte, ma perché è puro, è Maria arriva al sepolcro, la pietra è stata rotolata! Torna a chiamare i discepoli. Ecco subito Pietro e Giovanni che corrono anche loro: Giovanni è più veloce, Pietro è più lento. Non solo perché Giovanni è più giovane, è più forte, ma perché è puro, è
Domenica delle Palme
Attraverso la Domenica delle Palme ci introduciamo nella Settimana Santa, durante la quale celebreremo la passione, morte e risurrezione di Cristo. In questa domenica è raccontata la contraddizione di una folla che accoglie Gesù in maniera trionfale, regale, che inneggia con un inno bellissimo: “Osanna il figlio di Davide”, e impugna dei ramoscelli d’ulivo mostrando tutto l’onore e l’entusiasmo che Gesù provoca dentro ciascuno di loro. Ma la stessa folla qualche giorno dopo griderà “Crocifiggilo”. Domandiamoci come mai il Vangelo ci racconta di questa contraddizione? Come mai il Vangelo ci racconta di un Pietro che prima dice di essere disposto a dare la vita per il Signore, e poi davanti a una domanda di una semplice serva, dice che non conosce q Domandiamoci come mai il Vangelo ci racconta di questa contraddizione? Come mai il Vangelo ci racconta di un Pietro che prima dice di essere disposto a dare la vita per il Signore, e poi davanti a una domanda di una semplice serva, dice che non conosce q
V Domenica di Quaresima (Gv 12,20-33)
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». C’è una verità profonda nelle parole che Gesù pronuncia nel Vangelo di questa V Domenica di Quaresima. Finché non accettiamo che dobbiamo imparare a morire, allora non porteremo nemmeno frutto. E imparare a morire significa che non possiamo passare la vita solo a difenderci dalla vita stessa. A volte dobbiamo permettere alla vita di aiutarci a morire a no Finché non accettiamo che dobbiamo imparare a morire, allora non porteremo nemmeno frutto. E imparare a morire significa che non possiamo passare la vita solo a difenderci dalla vita stessa. A volte dobbiamo permettere alla vita di aiutarci a morire a no
IV Domenica di Quaresima (Gv 3,14-21) – anno B
La IV domenica di Quaresima ci aiuta a capire qualcosa in più sul grande mistero della Croce, segno identificativo per ogni cristiano. La Croce ci ricorda l’immensità dell’amore con cui siamo stati amati, per questo ha un valore immensamente salvifico. Ecco perché la citazione che fa Gesù dell’antico testamento ci spiega il vero significato: “come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”. Qual è il simbolo che identifica le farmacie? Un serpente che si attorciglia su un bastone. La Bibbia ha scelto il serpente come animale che provoca la morte con il suo veleno, ma che è anche capace di neutralizzare il veleno stesso. Infatti il termine g Qual è il simbolo che identifica le farmacie? Un serpente che si attorciglia su un bastone. La Bibbia ha scelto il serpente come animale che provoca la morte con il suo veleno, ma che è anche capace di neutralizzare il veleno stesso. Infatti il termine g
Terza Domenica di Quaresima (Gv 2,13-25) anno B
Il Tempio di Gerusalemme era uno dei grandi segni della benedizione di Dio verso il popolo di Israele, era garanzia della fedeltà di Dio, dava spessore fisico alla spiritualità ebraica, delimitava solennemente i confini del sacrificio rituale, custodiva l’inviolabilità del sacro, così come il corpo fa con l’anima. Questo è il paragone di cui Gesù si serve per smontare e rimontare la costruzione spirituale del popolo d'Israele. La religiosità ebraica aveva uno spazio obbligatorio per accedere a Dio: il Tempio. Gesù fa un esercizio di trasposizione e afferma: sono io quello spazio. Cioè, si sostituisce al Tempio o, meglio, definisce il suo corpo Tempio. Il Tempio, pur fatto di p La religiosità ebraica aveva uno spazio obbligatorio per accedere a Dio: il Tempio. Gesù fa un esercizio di trasposizione e afferma: sono io quello spazio. Cioè, si sostituisce al Tempio o, meglio, definisce il suo corpo Tempio. Il Tempio, pur fatto di p
II Domenica di Quaresima (Mc 9,2-10)
Il verbo trasfigurare appare in tutta la Bibbia solo quattro volte e sempre al passivo. Questo vuol dire che Gesù stesso non si è trasfigurato, cioè non si è fatto luce da solo, ma Lui stesso è stato illuminato. Da dove, da chi? In una esperienza eccezionale di preghiera, come quella del Tabor, si è aperto così totalmente alla luce che le sue vesti sono diventate bianchissime, cioè rivelatrici di luce. Il bianco infatti accoglie tutta la luce, mentre il nero la imprigiona. Come di un oggetto vediamo un colore, perché è l’unico che riflette mentre gli altri li assorbe, così anche noi di fatto conteniamo tutti i colori ma ne riflettiamo solo alcuni. Dipende dalla nostra capacità di aprirci alla luce. I santi riflettono la Lu Come di un oggetto vediamo un colore, perché è l’unico che riflette mentre gli altri li assorbe, così anche noi di fatto conteniamo tutti i colori ma ne riflettiamo solo alcuni. Dipende dalla nostra capacità di aprirci alla luce. I santi riflettono la Lu
I Domenica di Quaresima (Mc 1,12-15)
La prova, la tentazione, è insita in ogni cammino spirituale. Ma perché arriva la tentazione?La tentazione viene per svelare la verità del mio cuore a me stesso. La tentazione mi genera consapevolezza. Se non sono sottoposto alla prova, se non sono mai tentato non saprò mai chi sono e cosa voglio. Se fuggo la tentazione non crescerò mai, sarò un eterno bambino, un confuso Peter Pan. Non saprò chi sono, cosa voglio, dove voglio andare, e morirò di tristezza perché perderò il senso della mia vita. Gesù entra nel deserto spinto dallo Spirito. Non lo Se fuggo la tentazione non crescerò mai, sarò un eterno bambino, un confuso Peter Pan. Non saprò chi sono, cosa voglio, dove voglio andare, e morirò di tristezza perché perderò il senso della mia vita. Gesù entra nel deserto spinto dallo Spirito. Non lo
VI Domenica del Tempo Ordinario (Mc 1,40-45)
C’è una pubblicità che Gesù rifugge continuamente. È la fama che gli viene dai suoi miracoli. Per Lui i miracoli non servono a farsi un nome, a creare audience e a far crescere la Sua popolarità. Egli compie miracoli solo perché gli stanno a cuore le persone che ha di fronte. Non vuole sfruttare la loro sofferenza per se stesso, per la Sua missione, per una sorta di marketing evangelico. È questo il motivo per cui nel vangelo di Marco soprattutto, Gesù tenta di convincere le persone a non fare troppo clamore rispetto al loro incontro con Lui. Accade anche per il lebbroso del Van per la Sua missione, per una sorta di marketing evangelico. È questo il motivo per cui nel vangelo di Marco soprattutto, Gesù tenta di convincere le persone a non fare troppo clamore rispetto al loro incontro con Lui. Accade anche per il lebbroso del Van
V Domenica del Tempo Ordinario (Mc 1,29-39)
I personaggi che ruotano attorno a Gesù sono i discepoli, la suocera di Simone e soprattutto i malati. Sono questi ad impadronirsi della scena e a giungere alla presenza di Gesù: sono, come la suocera di Pietro, già dove Gesù si reca, oppure vengono portati a lui o ancora, lo cercano spontaneamente sin dall’alba dove egli sta pregando. La malattia incornicia questo brano. Scopriamo allora un altro senso delle prime parole di Gesù nel Vangelo secondo Marco, quelle per le quali «il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino» (Mc 1,15): il tempo e lo spazio, ma anche gli uomini e le donne sono “toccati” dalla pienezza della Scopriamo allora un altro senso delle prime parole di Gesù nel Vangelo secondo Marco, quelle per le quali «il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino» (Mc 1,15): il tempo e lo spazio, ma anche gli uomini e le donne sono “toccati” dalla pienezza della
Commento Vangelo IV Domenica del Tempo Ordinario (Mc 1,21-28)
“Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare”. La sinagoga è il luogo principale dove si insegna. Il fatto che Gesù sia lì ad insegnare non dà nessun problema rispetto alla consuetudine dell’epoca. Eppure c’è qualcosa di diverso che l’evangelista Marco cerca di far emergere in un dettaglio: “Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi”. Gesù non parla come gli altri. Non parla come chi Eppure c’è qualcosa di diverso che l’evangelista Marco cerca di far emergere in un dettaglio: “Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi”. Gesù non parla come gli altri. Non parla come chi
III Domenica del Tempo Ordinario (Mc 1,14-20)
“Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.” C’è un dettaglio che Marco usa nel raccontarci il primo incontro di Gesù con i suoi discepoli: questo dettaglio è lo sguardo di Gesù: “vide Simone e Andrea”. È Gesù che innanzitutto si accorge di noi, non è il contrario. È Lui che per primo fissa il suo sguardo sulla nostra vita. Si accorge di noi prima ancora che noi possiamo lontanamente pensare a Lui, ascoltarlo o prenderlo sul serio. E questa annotazione dovrebbe rasserenarci quando vediamo sterminate maree di person È Lui che per primo fissa il suo sguardo sulla nostra vita. Si accorge di noi prima ancora che noi possiamo lontanamente pensare a Lui, ascoltarlo o prenderlo sul serio. E questa annotazione dovrebbe rasserenarci quando vediamo sterminate maree di person
Battesimo del Signore (Mc 1,7-11)
«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento» Con il Battesimo del Signore termina il tempo liturgico del Natale. Il Vangelo dice che Giovanni era apparso nel deserto a «predicare un battesimo di conversione per il perdono dei peccati». La gente andava a sentirlo, confessava i propri peccati e si faceva battezzare da lui nel fiume Giordano. E fra questa folla, si presentò anche Gesù per essere battezzato. Nel periodo natalizio abbiamo visto come Gesù si è manifestato ai pastori e ai Magi che, provenendo dall’Oriente, lo adorarono e gli offrirono i loro doni. Ora, nel Giordano, viene registrata un’altra manifestazione della divinità di Gesù: si aprirono i Nel periodo natalizio abbiamo visto come Gesù si è manifestato ai pastori e ai Magi che, provenendo dall’Oriente, lo adorarono e gli offrirono i loro doni. Ora, nel Giordano, viene registrata un’altra manifestazione della divinità di Gesù: si aprirono i
Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe (Lc 2,22-40) – 31 dicembre 2023
Che fra tante persone, tra tante mamme con il bimbo in braccio, e fra tanti bimbi Simeone ed Anna nel Tempio avessero potuto riconoscere il Messia è davvero stupefacente. Ma come è stato possibile? Non era un bambino come tutti gli altri? Non era in una famiglia come tutte le altre? Certamente è stato un dono di Dio, ma ovviamente permesso anche dalla disponibilità ad aprirsi a tale dono. "Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui". L'amore funziona solo quando è ancora disposto a stupirsi per ciò che ama. Maria, Giuseppe e Gesù sono una famiglia perché hanno saputo rispondere ai problemi insieme, permette "Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui". L'amore funziona solo quando è ancora disposto a stupirsi per ciò che ama. Maria, Giuseppe e Gesù sono una famiglia perché hanno saputo rispondere ai problemi insieme, permette
I Domenica di Avvento (Mc 13,33-37)
Il brano che inaugura il tempo di Avvento di quest’anno contiene una serie di avvertimenti sul far attenzione, sulla veglia, sul restare svegli, perché non si può sapere in anticipo l’arrivo del giorno del Figlio dell’Uomo. Questi verrà così come torna un uomo che è partito per andare da qualche parte, e improvvisamente ritorna senza avvisare, non senza aver lasciato il potere della sua casa ai servi, perché la custodiscano. È facile addormentarsi, anzi l’invito di Gesù a stare svegli non vuole superare la nostra natura: la vigilanza continua non significa che i discepoli non possono mai dormire. Il problema è il non dormire all’arrivo del momento cruciale, è il perdere l’oc È facile addormentarsi, anzi l’invito di Gesù a stare svegli non vuole superare la nostra natura: la vigilanza continua non significa che i discepoli non possono mai dormire. Il problema è il non dormire all’arrivo del momento cruciale, è il perdere l’oc
Cristo Re (Mt 25,31-46)
Con il brano della Solennità di Cristo Re termina l’anno liturgico in corso, che lascia il passo all’Avvento. La scena del giudizio è esclusivamente matteana, ed è costruita in modo magistrale, con l’uso di vari espedienti quali ad esempio la ripetizione, utili per la memorizzazione. I criteri attraverso i quali avviene il giudizio – cioè l’aver fatto o non fatto qualcosa a qualcuno – non sono estranei al giudaismo del tempo di Gesù, che aveva anzi codificato le opere di misericordia come quelle di cui si parla nel nostro brano. Il dato originale, rivoluzionario, invece, la novità che apporta il discorso di Gesù, è che lo stesso giudi non sono estranei al giudaismo del tempo di Gesù, che aveva anzi codificato le opere di misericordia come quelle di cui si parla nel nostro brano. Il dato originale, rivoluzionario, invece, la novità che apporta il discorso di Gesù, è che lo stesso giudi
XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Mt 25,14-30)
“Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì”. Il numero dei nostri talenti non è un modo di Dio di fare ingiustizia, anche se troppe volte paragoniamo la nostra vita a quella degli altri e ci domandiamo: “Perché quello sì e noi no?”. A volte ci dimentichiamo che Dio dà “secondo le capacità di ciascuno”. Il vero problema non è fare la conta dei nostri talenti ma decidere che ne vogliamo fare. La santità è avere il coraggio di rischiare ciò che si ha. Se tu rischi ti comporti da figlio A volte ci dimentichiamo che Dio dà “secondo le capacità di ciascuno”. Il vero problema non è fare la conta dei nostri talenti ma decidere che ne vogliamo fare. La santità è avere il coraggio di rischiare ciò che si ha. Se tu rischi ti comporti da figlio
XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Mt 25,1-13) -Anno A
Il Vangelo di questa domenica racchiude la parabola delle dieci vergini, centrata sul tema della vigilanza. Nella parabola viene simboleggiato il ritorno del Messia, lo sposo nella parabola. L’incontro col Signore che tornerà è sicuramente un incontro gioioso, ma richiede preparazione e costanza, equipaggiamento e intelligenza; prudenza significa non lasciarsi scappare le opportunità per prepararsi. È inevitabile perdersi nell’attesa, cioè “addormentarsi”, come fanno tutte e dieci le vergini: quello che conta non è cadere assopiti per la fatica, è essersi preparati all’incontro. Oggi anche noi sembriamo aver perso il senso della preparazione e dell’ È inevitabile perdersi nell’attesa, cioè “addormentarsi”, come fanno tutte e dieci le vergini: quello che conta non è cadere assopiti per la fatica, è essersi preparati all’incontro. Oggi anche noi sembriamo aver perso il senso della preparazione e dell’
XXII Domenica del Tempo Ordinario (Mt 16,21-27)
Non basta sapere chi è Gesù. Ciò che fa la differenza, ciò che ci rende veri discepoli, è il seguirlo, il metterci a camminare dietro di Lui. Ciò che invece è diabolico è volerlo sorpassare e obbligarlo a venire dietro di noi, dietro quelle che noi pensiamo essere le vere priorità: è ragionare come ragiona il mondo. È diabolico dire di amarlo e poi continuare a ragionare come chi pensa di doversi salvare da solo. Pietro aveva riconosciuto in Gesù il Cristo e Gesù lo aveva riconosciuto come pietra da costruzione, come pietra viva fondata sulla fede, la pietra che avrebbe sostenuto altri fratelli nella fede. Ora, invece, Pietro diventa pietra di inciampo, pietra di Pietro aveva riconosciuto in Gesù il Cristo e Gesù lo aveva riconosciuto come pietra da costruzione, come pietra viva fondata sulla fede, la pietra che avrebbe sostenuto altri fratelli nella fede. Ora, invece, Pietro diventa pietra di inciampo, pietra di
XVII Domenica del Tempo Ordinario (Mt 13,44-52)
Nel Vangelo di questa domenica Gesù racconta di un uomo che vende tutto per comprare una sola cosa. Le cose che contano valgono nella misura in cui siamo disposti a dare via tutto per ottenerle, ma finché non abbiamo trovato ciò che conta, l’unica cosa che riusciamo a fare è accumulare tante cose senza valore. Sembra un po’ la radiografia della nostra vita che molto spesso è piena di tante cose ma non è piena di ciò che conta. La fede è la scoperta di un tesoro per cui daremmo via tutto, è l’incontro con un motivo che ci spinge a non essere più misurati ma cor Sembra un po’ la radiografia della nostra vita che molto spesso è piena di tante cose ma non è piena di ciò che conta. La fede è la scoperta di un tesoro per cui daremmo via tutto, è l’incontro con un motivo che ci spinge a non essere più misurati ma cor
XVI Domenica del Tempo Ordinario (Mt 13,24-43)
La parabola del grano e della zizzania ha un messaggio di immensa attualità perché è legata alla natura dell’uomo. Gesù spiega ai discepoli che in mezzo alle cose buone è sempre in agguato anche ciò che non è buono. Non bastano le etichette DOC sui campi che frequentiamo a dire che lì non c’è il male, non c’è la zizzania, perché essa è seminata dal “nemico” quando nessuno se ne accorge. Ma cos’è la zizzania? “La zizzania sono i figli del maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo”, così dice Gesù. E chi sono questi “figli del maligno”? È facile riconoscerli, anche se a volte non hanno nemmeno loro consapevolezza di essere tali: Ma cos’è la zizzania? “La zizzania sono i figli del maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo”, così dice Gesù. E chi sono questi “figli del maligno”? È facile riconoscerli, anche se a volte non hanno nemmeno loro consapevolezza di essere tali:
XV domenica del Tempo Ordinario (Mt 13,1-23)
Strada, sassi, rovi e terreno buono sono descrizioni della nostra umanità. Nessuno di noi si può dare la fede da solo, ma ciascuno di noi può decidere con quale umanità vuole accogliere questo dono. A volte il vero problema che sperimentiamo non è la mancanza di fede, ma la mancanza di umanità da parte nostra nel riuscire a far tesoro di ciò che Dio ci semina dentro. Distratti, incostanti, ansiosi, sono solo l’inizio di un lungo elenco di modi di vivere che alla fine soffocano la stessa vita, la rovinano, la feriscono, la condannano a non portare frutto. Nessuno di noi ovviamente si sveglia la mattina e vuole essere Distratti, incostanti, ansiosi, sono solo l’inizio di un lungo elenco di modi di vivere che alla fine soffocano la stessa vita, la rovinano, la feriscono, la condannano a non portare frutto. Nessuno di noi ovviamente si sveglia la mattina e vuole essere
XIV Domenica del Tempo Ordinario (Mt 11,25-30)
Gesù apre la bocca per parlare e benedire il Padre. Ed è paradossale che questo avvenga in un momento difficile, anzi proprio in risposta all’incredulità di quelle città della Galilea che non hanno accolto l’opera che Gesù ha lì compiuto. È ovvio che Gesù non sta ringraziando il Padre perché le città dove ha predicato «non si erano convertite»: la ragione della sua lode è data dal fatto che la rivelazione è comunque accolta, ma dai “piccoli”. Dio infatti agisce in un altro modo: «grande è la sua misericordia: agli umili svela i suoi segreti». Dobbiamo imparare dal Figlio Gesù, che non si è lasc la ragione della sua lode è data dal fatto che la rivelazione è comunque accolta, ma dai “piccoli”. Dio infatti agisce in un altro modo: «grande è la sua misericordia: agli umili svela i suoi segreti». Dobbiamo imparare dal Figlio Gesù, che non si è lasc
XIII Domenica del Tempo Ordinario
“Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me”. Amare di più Cristo non significa fare un torto a una madre, un padre, un figlio, un amico.Amare di più Cristo significa amare bene queste persone lasciando che esse siano solo segno di Dio ma che non diventino mai “il dio della nostra vita”. Alcuni rapporti di bene diventano per noi come un carcere a causa proprio di questo primo posto che non lasciamo a Cristo, e così il amare bene queste persone lasciando che esse siano solo segno di Dio ma che non diventino mai “il dio della nostra vita”. Alcuni rapporti di bene diventano per noi come un carcere a causa proprio di questo primo posto che non lasciamo a Cristo, e così il
XII Domenica del tempo Ordinario (Mt 10,26-33)
Il Vangelo di questa domenica è scandito da tre «non abbiate paura». Innanzitutto i discepoli di Gesù non dovranno avere paura degli uomini. Il sottinteso è eloquentissimo: gli uomini possono fare paura. Lo può dire Gesù che ben conosce ciò che abita nel cuore umano. Ed ecco il secondo «non abbiate paura». Di chi? Gli assassini e i violenti non sono i peggiori delinquenti, per Gesù c’è di peggio, infatti: «Abbiate paura piuttosto di chi ha il potere di far perire nella Geenna l’anima e il corpo». La Geenna era una valle squallida e arida nella larga periferia di Gerusalemme, usata un po’ come inceneritore comunale, e dunque quanto mai adatta per evocare l «Abbiate paura piuttosto di chi ha il potere di far perire nella Geenna l’anima e il corpo». La Geenna era una valle squallida e arida nella larga periferia di Gerusalemme, usata un po’ come inceneritore comunale, e dunque quanto mai adatta per evocare l
XI Domenica del Tempo Ordinario (Mt 9,36-10,8)
È guardando la gente e i bisogni reali delle persone che Gesù dice questo: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!». La richiesta di operai del vangelo non nasce in astratto, ma nasce sempre a partire dallo sguardo di compassione che Gesù ha sul popolo. Ogni nostra vocazione non è mai fine a sé stessa. Gesù chiede qualcosa a noi non solo per realizzare la nostra vita ma per prendere sul serio il bisogno di qualcun altro. In questo modo nessuno può dire di bastare a sé stesso, e nessuno può darsi da solo Ogni nostra vocazione non è mai fine a sé stessa. Gesù chiede qualcosa a noi non solo per realizzare la nostra vita ma per prendere sul serio il bisogno di qualcun altro. In questo modo nessuno può dire di bastare a sé stesso, e nessuno può darsi da solo
Corpus Domini (Gv 6,51-58)
La cosa che scandalizza i Giudei è l’insistenza che Gesù ha nel dire che bisogna mangiare la sua carne e il suo sangue. Ma i Giudei rimangono fermi davanti a ciò che non comprendono smettendo di ascoltarne anche la spiegazione che Gesù stesso dà: “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me”. Mangiare Lui ha come conseguenza “vivere per Lui”. Gesù ha reso radicale questa salvezza perché ha introdotto nella parte più profonda della nostra vita questa possibilità di non vivere più per noi stessi ma per Lui. “Mangiare” è il verbo reale e simboli Mangiare Lui ha come conseguenza “vivere per Lui”. Gesù ha reso radicale questa salvezza perché ha introdotto nella parte più profonda della nostra vita questa possibilità di non vivere più per noi stessi ma per Lui. “Mangiare” è il verbo reale e simboli
Santissima Trinità (Gv 3,16-18)
“Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Saperci amati a tal punto da sapere che Dio ha chiesto al proprio Figlio di sacrificarsi per noi non può lasciarci indifferenti. La fede non è tanto credere delle cose su Dio, ma credere di più in noi stessi accettando di essere amati così per davvero. Ci svalutiamo troppo. Crediamo di più alla nostra tenebra che alla luce con cui siamo guardati. Ci guardiamo quasi sempre con giudizio, con sensi di colpa e non riusciamo a cogl ma credere di più in noi stessi accettando di essere amati così per davvero. Ci svalutiamo troppo. Crediamo di più alla nostra tenebra che alla luce con cui siamo guardati. Ci guardiamo quasi sempre con giudizio, con sensi di colpa e non riusciamo a cogl
Pentecoste (Gv 20,19-23)
Mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano venne Gesù, alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spi¬rito Santo. Negli Apostoli re¬spira ora il respiro di Cristo, quel principio vitale e lumi¬noso che lo faceva diverso, quella intensità che faceva unico il suo modo di amare, che spingeva Gesù a fare dei poveri i principi del suo Re¬gno, che ha reso forte il suo volto, scrive Luca, come quello di un eroe, e tenero come quello di un innamo¬rato.Ciò che è accaduto a Geru¬salemme, 50 giorni dopo la Risurrezione, avviene sempre, avviene per ciascuno: siamo perennemente im¬mersi in Dio come n che ha reso forte il suo volto, scrive Luca, come quello di un eroe, e tenero come quello di un innamo¬rato.Ciò che è accaduto a Geru¬salemme, 50 giorni dopo la Risurrezione, avviene sempre, avviene per ciascuno: siamo perennemente im¬mersi in Dio come n
Ascensione del Signore (Mt 28,16-20)
Siamo spaventati dal vuoto, dall’assenza, dalla mancanza, eppure il vuoto, l’assenza e la mancanza non sono per forza qualcosa di negativo. A volte sono lo spazio dentro cui può entrare il Signore. La festa di oggi ne è forse la forma più evidente. L’Ascensione non è un sforzo di fantasia nell’immaginarci in che modo Gesù sia salito al cielo, ma è la condizione affinché possa accadere la Pentecoste, il dono dello Spirito. Gesù crea un’assenza, lascia un vuoto nei suoi discepoli, ed è proprio lì che può entrare lo Spirito. A noi, invece, l’esperienza di un’assenza o di un vuoto non piace perch ma è la condizione affinché possa accadere la Pentecoste, il dono dello Spirito. Gesù crea un’assenza, lascia un vuoto nei suoi discepoli, ed è proprio lì che può entrare lo Spirito. A noi, invece, l’esperienza di un’assenza o di un vuoto non piace perch
VI Domenica di Pasqua (Gv 14,15-21)
Che cosa significa amare Cristo? “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. L’amore non è mai qualcosa di confinato solo nei sentimenti, o peggio ancora nei ragionamenti. L’amore è una scienza pratica. Gesù stabilisce subito un rapporto concreto tra l’amore e i comandamenti. “Chi mi ama osserva i miei comandamenti”. Ma dobbiamo stare attenti a non pensare che l’amore consiste semplicemente nello stare alle regole. Gesù non si sta riferendo semplicement Gesù stabilisce subito un rapporto concreto tra l’amore e i comandamenti. “Chi mi ama osserva i miei comandamenti”. Ma dobbiamo stare attenti a non pensare che l’amore consiste semplicemente nello stare alle regole. Gesù non si sta riferendo semplicement
Domenica di Pasqua (Gv 14,1-12)
“Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. È sempre facile dire a parole di non avere paura, ma la paura la si supera attraverso la fiducia. Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?»". Nella domanda di Tommaso si nasconde un po’ di paura. Vuole conferme e Gesù gliele dà. "Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me»". Che tradotto significa: "Stai tranquillo perché ci sono io". Nella domanda di Tommaso si nasconde un po’ di paura. Vuole conferme e Gesù gliele dà. "Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me»". Che tradotto significa: "Stai tranquillo perché ci sono io".
IV Domenica di Pasqua (Gv 10,1-10)
Il Vangelo della IV Domenica di Pasqua presenta Gesù come modello di amore, attraverso la figura del Buon Pastore. La cosa che colpisce di più è la sua gratuità; Egli ama senza presentare il conto, senza voler usare questo amore per ottenere qualcosa, a differenza di ladri e briganti. Dovremmo diffidare di tutti coloro che si pongono nella nostra vita fingendosi Dio. Quasi nessuno lo fa esplicitamente, ma solitamente ciò accade quando qualcuno o qualcosa vuole controllare, possedere, decidere al nostro posto, manovrare, porsi come senso della nostra vita. Solo Cristo ci ama liberandoci. Gli altri o sono “segno” di lu Quasi nessuno lo fa esplicitamente, ma solitamente ciò accade quando qualcuno o qualcosa vuole controllare, possedere, decidere al nostro posto, manovrare, porsi come senso della nostra vita. Solo Cristo ci ama liberandoci. Gli altri o sono “segno” di lu
III Domenica di Pasqua (Lc 24,13-35)
Il racconto dei discepoli di Emmaus è uno dei più famosi delle apparizioni del Risorto. Forse perché tutti ci sentiamo un po’ come questi discepoli, confusi e spesso delusi nelle nostre aspettative. Ciò che colpisce di più è forse l’incapacità di questi discepoli ad accorgersi che stanno camminando e conversando con Gesù in persona. Questi discepoli conoscono le Scritture e la vicenda di Gesù e molto probabilmente sono stati testimoni oculari di molte cose che lo riguardano. Ma la cosa che per loro è inconcepibile è l’esperienza della Croce. Essi si rifiutano di leggere la vicenda d Questi discepoli conoscono le Scritture e la vicenda di Gesù e molto probabilmente sono stati testimoni oculari di molte cose che lo riguardano. Ma la cosa che per loro è inconcepibile è l’esperienza della Croce. Essi si rifiutano di leggere la vicenda d
II Domenica di Pasqua (Gv 20,19-31)
Il Vangelo della seconda Domenica di Pasqua ha come protagonista l’incredulità dell’apostolo Tommaso, l’incredulità di chi fa fatica a fidarsi di qualcuno diverso da se stesso. Gesù usa con Tommaso un abisso di misericordia perché gli permette di “toccare” ciò che fa fatica a credere. La Misericordia è poter fare un’esperienza d’amore talmente forte da non avere più bisogno di nient’altro. In questo senso siamo tutti bisognosi di Misericordia, tutti bisognosi di sentirci amati e liberati dal dubbio che forse è solo una nostra suggesti La Misericordia è poter fare un’esperienza d’amore talmente forte da non avere più bisogno di nient’altro. In questo senso siamo tutti bisognosi di Misericordia, tutti bisognosi di sentirci amati e liberati dal dubbio che forse è solo una nostra suggesti
Risurrezione del Signore (Gv 20,1-9)
Incamminati anche noi con Maria di Magdala, quando ancora è buio, ci avviciniamo al Sepolcro per un ultimo pianto prima di riprendere il resto della nostra vita, cercando di dimenticare. Lo facciamo spesso quando inciampiamo in qualcosa che ci fa soffrire. In fondo pensiamo: si può forse aggiustare qualcosa di rotto? La Resurrezione non è “facciamo finta che non sia successo niente”. Ma la Resurrezione è “facciamo che sia successo tutto”, e vedere accadere un imprevisto che capovolge la storia.Questo imprevisto è talmente tanto imprevedibile che la prima cosa che sus La Resurrezione non è “facciamo finta che non sia successo niente”. Ma la Resurrezione è “facciamo che sia successo tutto”, e vedere accadere un imprevisto che capovolge la storia.Questo imprevisto è talmente tanto imprevedibile che la prima cosa che sus
Domenica delle Palme
Attraverso la Domenica delle Palme ci introduciamo nella settimana più sacra per i cristiani, la Settimana Santa dove celebreremo la passione e morte di Cristo. In questa domenica è raccontata la contraddizione di una folla che accoglie Gesù in maniera trionfale, regale, inneggiando a lui con un inno bellissimo: “Osanna al figlio di Davide”, e impugnando dei ramoscelli d’ulivo, ma la stessa folla qualche giorno dopo griderà “crocifiggilo”. Come mai il Vangelo ci racconta questa contraddizione? Come mai tutti i discepoli che hanno condiviso le cose più importanti nella vita di Cristo, davanti alla sua sofferenza, al suo dolore, o si addormentano o scappano…comunque lo lasciano da solo? Quan Come mai il Vangelo ci racconta questa contraddizione? Come mai tutti i discepoli che hanno condiviso le cose più importanti nella vita di Cristo, davanti alla sua sofferenza, al suo dolore, o si addormentano o scappano…comunque lo lasciano da solo? Quan
V Domenica di Quaresima (Gv 11,1-45)
La quinta Domenica di Quaresima ci racconta la resurrezione di Lazzaro e la cosa che colpisce di più è il suo silenzio: non prega, non chiede, non supplica, non ringrazia. Eppure Gesù lo tira fuori da quel sepolcro, demolendo in un attimo tutta la logica matematica che a volte ci guida nella fede. La resurrezione di Lazzaro è un atto di pura gratuità di Gesù. Dio non ama solo chi se lo merita, chi lo prega, chi è grato. Dio ama tutti, anche quelli che non fanno niente di tutto ciò, perché chi è nella condizione di Lazzaro sembra impossibilitato, incapace a fare qualunque cosa. Un morto non prende iniziativa. Dio non ama solo chi se lo merita, chi lo prega, chi è grato. Dio ama tutti, anche quelli che non fanno niente di tutto ciò, perché chi è nella condizione di Lazzaro sembra impossibilitato, incapace a fare qualunque cosa. Un morto non prende iniziativa.
III Domenica di Quaresima (Gv 4,5-42)
La Domenica della Samaritana, terza Domenica di Quaresima, pone al centro dell’esperienza di conversione il dono della fede e il tema battesimale dell’acqua. La Samaritana con la sua sete di fede e verità provoca la rivelazione di Gesù al pozzo di Sicar: è lui che dona l’acqua viva che scaturisce dal suo costato aperto, effusione del dono dello Spirito, che, sgorgato da Cristo crocifisso e risorto, è stato effuso nei credenti.Ordinariamente una donna non si reca al pozzo per attingere acqua a mezzogiorno a motivo del caldo; l’anomalia è legata, probabilmente, alla situazione della donna che non desiderava in sgorgato da Cristo crocifisso e risorto, è stato effuso nei credenti.Ordinariamente una donna non si reca al pozzo per attingere acqua a mezzogiorno a motivo del caldo; l’anomalia è legata, probabilmente, alla situazione della donna che non desiderava in
III Domenica di Quaresima (Gv 4,5-42)
La Domenica della Samaritana, terza Domenica di Quaresima, pone al centro dell’esperienza di conversione il dono della fede e il tema battesimale dell’acqua. La Samaritana con la sua sete di fede e verità provoca la rivelazione di Gesù al pozzo di Sicar: è lui che dona l’acqua viva che scaturisce dal suo costato aperto, effusione del dono dello Spirito, che, sgorgato da Cristo crocifisso e risorto, è stato effuso nei credenti. Ordinariamente una donna non si reca al pozzo per attingere acqua a mezzogiorno a motivo del caldo; l’anomalia è legata, probabilmente, alla situazione della donna che non desiderava incontrare nessuno. C’è un confronto interessante sul “dissetarsi” che Ordinariamente una donna non si reca al pozzo per attingere acqua a mezzogiorno a motivo del caldo; l’anomalia è legata, probabilmente, alla situazione della donna che non desiderava incontrare nessuno. C’è un confronto interessante sul “dissetarsi” che
II Domenica di Quaresima (Mt 17,1-9)
Il Vangelo della Trasfigurazione è un tentativo di raccontare un’esperienza ineffabile che in realtà non ha parole abbastanza capienti per poter dire davvero cosa sia successo in quel giorno sul monte Tabor. Se dovessimo anche noi usare un’immagine, dovremmo dire che i discepoli sperimentano un bagno di luce indelebile che li segna in maniera decisiva nel cuore. Sono quei rari momenti in cui Gesù fa un passo in avanti e si mostra per ciò che è davvero senza nessun’altra mediazione. È interessante la dovremmo dire che i discepoli sperimentano un bagno di luce indelebile che li segna in maniera decisiva nel cuore. Sono quei rari momenti in cui Gesù fa un passo in avanti e si mostra per ciò che è davvero senza nessun’altra mediazione. È interessante la
I Domenica di Quaresima (Mt 4,1-11)
Non si può capire niente della Quaresima senza il racconto del Vangelo di questa prima domenica, il racconto delle tentazioni di Gesù: 40 giorni di digiuno in cui Gesù poi alla fine si trova faccia a faccia contro il male. Il male si presenta come qualcosa che vuole addomesticare la nostra libertà, che vuole legare le ali alla nostra gioia, che si mostra come un bene ma in realtà poi ci toglie ciò per cui noi siamo ad immagine e somiglianza di Dio, cioè la nostra libertà. Ecco perché la Quaresima è un tempo in cui, scontrandoci con il male cioè con tutto ciò che mortifica la nostra libertà, impariamo a dire dei no, che sono come l’allenamento che ci permettono poi di fare il grande salto della Pasqua. Ecco perché la Quaresima è un tempo in cui, scontrandoci con il male cioè con tutto ciò che mortifica la nostra libertà, impariamo a dire dei no, che sono come l’allenamento che ci permettono poi di fare il grande salto della Pasqua.
VII Domenica del Tempo Ordinario (Mt 5,38-48)
C’è una cosa che è più difficile dell’amore? È l’amore ai nemici. Gesù lo chiede esplicitamente nel Vangelo di oggi disarmando tutti quei cristiani che credono di rendere culto a Dio impugnando armi di ogni genere. A volte sono le pietre delle parole usate male, a volte sono le logiche di esclusione che ci sentiamo autorizzati ad attuare per amore di verità. La verità è però che Gesù ci chiede di non scendere a patti con il male ma di amare il nemico. E l’amore è sempre amore per la verità, ma è anche sempre amore per il volto di chi ho accanto pur se non la pensa come me. Il vero miracolo non è “dare la vita per i propri amici” ma scoprire gli amici seppelliti sotto la montagna di difetti e distanze E l’amore è sempre amore per la verità, ma è anche sempre amore per il volto di chi ho accanto pur se non la pensa come me. Il vero miracolo non è “dare la vita per i propri amici” ma scoprire gli amici seppelliti sotto la montagna di difetti e distanze
VI Domenica del Tempo Ordinario (Mt 5, 17-37)
“Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono”. Quando si legge questo passo del Vangelo ci si accorge di come in realtà pochi di noi potrebbero andare a “presentarsi all’altare” con un cuore libero e leggero. Molti di noi, pur desiderando con tutto il cuore una situazione di pace con tutti, si portano addosso le ferite ricevute o inferte da certi rapporti con chi ci sta intorno, che appesantiscono il cuore e affaticano anche la capacità di amare e di pregare. Molti di noi, pur desiderando con tutto il cuore una situazione di pace con tutti, si portano addosso le ferite ricevute o inferte da certi rapporti con chi ci sta intorno, che appesantiscono il cuore e affaticano anche la capacità di amare e di pregare.
V Domenica del Tempo Ordinario (Mt 5,13-16)
Qual è lo scopo del nostro “esserci” come cristiani? Qual è lo scopo del nostro “esserci” in politica? O a scuola? O in un ospedale? O in un quartiere? Gesù lo spiega nel Vangelo di questa domenica: “Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo”. Il nostro scopo è quello di dare sapore, gusto, senso alle cose. Il nostro scopo è tenere accesa la luce quando invece il buio vuole fare da padrone. . Un cristiano si occupa di insaporire le cose, di illuminarle. Il nostro “esserci” deve far cambiare le cose in termini di qualità, non di quantità. Un ospedale non deve essere convertito, deve diventare un ottimo ospedale proprio perché ci lavorano dei . Un cristiano si occupa di insaporire le cose, di illuminarle. Il nostro “esserci” deve far cambiare le cose in termini di qualità, non di quantità. Un ospedale non deve essere convertito, deve diventare un ottimo ospedale proprio perché ci lavorano dei
IV Domenica del Tempo Ordinario (Mt 5,1-12a)
Quale beatitudine ci può essere nei perdenti? Ovviamente nessuna. Eppure Gesù nel Vangelo di questa domenica sembra dire esattamente il contrario. Ed è così che “i poveri di spirito”, che normalmente vengono tacciati di essere dei bonaccioni che non hanno capito che nella vita si va avanti arrampicandosi sugli altri, sono per Gesù i veri padroni del regno. Quelli che piangono, che hanno fame, o sono vittime di ingiustizia, sono coloro che, proprio perché soffrono, hanno riservata una consolazione, una vittoria, una tenerezza speciale. Quelli che usano misericordia alla fine ritrovano l’amore che hanno semi Quelli che piangono, che hanno fame, o sono vittime di ingiustizia, sono coloro che, proprio perché soffrono, hanno riservata una consolazione, una vittoria, una tenerezza speciale. Quelli che usano misericordia alla fine ritrovano l’amore che hanno semi
III Domenica del Tempo Ordinario (Mt 4,12-23)
“Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo”.Insegnare, annunciare e curare sono le tre modalità che Gesù usa per mostrare la sua missione. Infatti il desiderio più grande che l’uomo ha nel cuore è trovare qualcuno che gli insegni come si fa a vivere davvero. Allo stesso tempo il buio che ci abita, fatto di paure e ferite, ha bisogno di essere rischiarato da una parola contraria, che sia invece una parola di luce. Il Vangelo non ci dice cose che non sappiamo già, ma per salvarci abbiamo bisogno che qualcuno c Allo stesso tempo il buio che ci abita, fatto di paure e ferite, ha bisogno di essere rischiarato da una parola contraria, che sia invece una parola di luce. Il Vangelo non ci dice cose che non sappiamo già, ma per salvarci abbiamo bisogno che qualcuno c
II Domenica del Tempo Ordinario (Gv 1,29-34)
“Ecco l’Agnello di Dio, Colui che toglie il peccato del mondo”.Giovanni Battista ci indica che la via che ci conduce a Dio è innanzitutto una profonda disponibilità del cuore a mettersi in cammino verso un Mistero che non si conosce ma che si desidera con tutto il cuore incontrare, conoscere, fissare, guardare negli occhi. Tutta la vita del Battista è stato annunciare Qualcuno che ha dovuto imparare anche lui a riconoscere dopo averlo incontrato. Chi cerca Dio in risposte preconfezionate è sicuro che non lo troverà. Per trovare Dio conoscere, fissare, guardare negli occhi. Tutta la vita del Battista è stato annunciare Qualcuno che ha dovuto imparare anche lui a riconoscere dopo averlo incontrato. Chi cerca Dio in risposte preconfezionate è sicuro che non lo troverà. Per trovare Dio
Battesimo del Signore (Mt 3,13-17)
Gesù inizia il suo ministero pubblico proprio nelle acque sporche dei peccati di tutti coloro che si erano fatti battezzare da Giovanni il Battista. Ma egli ha qualcosa che lo rende diverso da tutti. Il segreto è nelle parole del Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento». Gesù è forte perché si sente amato. La forza di Gesù sta nel fatto che il Padre lo ama, si fida di Lui. Senza l’amore non riusciamo nemmeno ad alzarci dal letto la mattina. Se non ci sentiamo amati tutto diventa pesante, impossibile, impraticabile, grigio, triste. L’amore è quella “benzin La forza di Gesù sta nel fatto che il Padre lo ama, si fida di Lui. Senza l’amore non riusciamo nemmeno ad alzarci dal letto la mattina. Se non ci sentiamo amati tutto diventa pesante, impossibile, impraticabile, grigio, triste. L’amore è quella “benzin
Maria SS.ma Madre di Dio (Lc 2,16-21)
“Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Siamo abituati a consumare. Consumiamo il tempo, le cose, gli eventi, ma l’unica cosa che dovremmo imparare a fare è comportarci come Maria: custodire. Il Vangelo dell’inizio dell’anno ci mette davanti al mistero della Maternità di Maria. Ella è la Madre di Dio! E questo non serve semplicemente ad accumulare un’informazione teologica giusta, ma a suggerirci che la vita va vissuta con la pazienza di una donna che aspetta un bambino. Ella sa che in lei c’è una vita, ma non sa ancora nulla di essa. Può solo custodi E questo non serve semplicemente ad accumulare un’informazione teologica giusta, ma a suggerirci che la vita va vissuta con la pazienza di una donna che aspetta un bambino. Ella sa che in lei c’è una vita, ma non sa ancora nulla di essa. Può solo custodi
Natale del Signore (Lc 2,1-14)
Basta un frammento di luce a vincere tutto il buio, per questo Dio sceglie di vincere servendosi di un bambino nato in uno sperduto buio del mondo. Il Natale è la vittoria di tutto ciò che è piccolo ma che essendo Luce per sua stessa natura vince l’impero di ogni tenebra. Coraggio allora fratello! Coraggio sorella! Coraggio o voi tutti che “giacete nelle tenebre e nell’ombra di morte”. Per quanto sembri ora insormontabile il buio della solitudine, della disperazione o della prova che state vivendo, ricordatevi che Dio vin Coraggio allora fratello! Coraggio sorella! Coraggio o voi tutti che “giacete nelle tenebre e nell’ombra di morte”. Per quanto sembri ora insormontabile il buio della solitudine, della disperazione o della prova che state vivendo, ricordatevi che Dio vin
IV Domenica di Avvento (Mt 1,18-24)
Tra i testimoni dell’Avvento, tra coloro che ci accompagnano al Natale, entra in scena Giuseppe, uomo giusto che sogna e ama, non parla e agisce. Prima che andassero a vivere insieme Maria si trovò incinta. Sorpresa assoluta della creatura che arriva a concepire l’inconcepibile, il proprio Creatore. Qualcosa che però strazia il cuore di Giuseppe, che si sente tradito. Ed entra in crisi: non volendo accusarla pubblicamente pensò di ripudiarla in segreto. Vive il conflitto tra la legge di Dio che ribadisce più volte ‘toglierai di mezzo a te il peccatore’ e l’amore per quella giovane donna. Giuseppe è innamorato di Maria Ed entra in crisi: non volendo accusarla pubblicamente pensò di ripudiarla in segreto. Vive il conflitto tra la legge di Dio che ribadisce più volte ‘toglierai di mezzo a te il peccatore’ e l’amore per quella giovane donna. Giuseppe è innamorato di Maria
III Domenica di Avvento (Mt 11,2-11)
Sei tu o no quello che il mondo attende? Grande domanda che permane intatta: perseveriamo dietro il Vangelo o cerchiamo altrove? Giovanni è colto dal dubbio, eppure Gesù non perde niente della stima immensa che nutre per lui: È il più grande! I dubbi non diminuiscono la fede del profeta. Così è per noi: non esiste fede senza dubbi; io credo e dubito, e Dio continua a volermi bene; unisco fede e dubbi e la sua fiducia resta intatta. Sei tu? Gesù non risponde con argomentazioni, ma con un elenc I dubbi non diminuiscono la fede del profeta. Così è per noi: non esiste fede senza dubbi; io credo e dubito, e Dio continua a volermi bene; unisco fede e dubbi e la sua fiducia resta intatta. Sei tu? Gesù non risponde con argomentazioni, ma con un elenc
II Domenica di Avvento (Mt 3,1-12)
Giovanni il Battista predicava nel deserto della Giudea dicendo: convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino. Anche Gesù cominciò a predicare lo stesso annuncio: convertitevi perché il regno dei cieli è vicino. Tutti i profeti hanno gli occhi fissi nel sogno, nel regno dei cieli che è un mondo nuovo intessuto di rapporti buoni e felici. L’annuncio inizia con l’invito alla conversione. Convertitevi, ossia osate la vita, mettetela in cammino, non per eseguire un comando, ma per una bellezza; non per una imposizione da fuori ma per una seduzione. Convertitevi: giratevi verso la luce, perch L’annuncio inizia con l’invito alla conversione. Convertitevi, ossia osate la vita, mettetela in cammino, non per eseguire un comando, ma per una bellezza; non per una imposizione da fuori ma per una seduzione. Convertitevi: giratevi verso la luce, perch
I Domenica di Avvento (Mt 24,37-44)
Al tempo di Noè gli uomini mangiavano e bevevano... e non si accorsero di nulla. Non si accorsero che quel mondo era finito. I giorni di Noè sono i giorni della superficialità, l'Avvento che inizia è invece un tempo per vivere con attenzione, rendendo profondo ogni momento. Avvento è attesa, è vita che nasce, è tempo per accorgerci, come madri in attesa, che germogli di vita crescono e si arrampicano in noi. È tempo per guardare in alto e più lontano. Se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro... È inquietante l'immagine del Signore descritto come un ladro di notte. Dio viene, ma non è l che germogli di vita crescono e si arrampicano in noi. È tempo per guardare in alto e più lontano. Se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro... È inquietante l'immagine del Signore descritto come un ladro di notte. Dio viene, ma non è l
Solennità di Cristo Re (Lc 23,35-43)
Per comprendere la regalità di Cristo il Vangelo della Solennità di Cristo Re ci mette sotto gli occhi la scena della crocifissione. In realtà a prima vista non scorgiamo nessun Re, ma solo un uomo perdente che muore ingiustamente sulla croce. Eppure qui c’è la chiave di lettura vera della regalità di Cristo, perché un Re è tale solo se può assumersi la responsabilità di difendere la gente che gli è affidata. Re, in fondo, è una parola che si avvicina molto a responsabilità. Si è Re quando si Eppure qui c’è la chiave di lettura vera della regalità di Cristo, perché un Re è tale solo se può assumersi la responsabilità di difendere la gente che gli è affidata. Re, in fondo, è una parola che si avvicina molto a responsabilità. Si è Re quando si
XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Lc 21,5-19)
Il nostro sguardo è sempre attirato, colpito dalla bellezza delle cose. Ma c’è una bellezza che viene dall’estetica, dalla superficie, e una bellezza che viene invece dalla sostanza. L’amore vede ciò che a occhio nudo non si riesce più a vedere. Il tempio che viene ammirato nel Vangelo di questa domenica, non esiste più, ma la bellezza di quel tempio sì, perché vive negli occhi di tutti coloro che continuano ad andare a pregare davanti al resto di un muro che tutti noi chiamiamo “muro del pianto”, ma che per un ebreo è la memoria viva di un rapporto, di una relazione, di ma la bellezza di quel tempio sì, perché vive negli occhi di tutti coloro che continuano ad andare a pregare davanti al resto di un muro che tutti noi chiamiamo “muro del pianto”, ma che per un ebreo è la memoria viva di un rapporto, di una relazione, di
XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Lc 20,27-38)
I sadducei raccontano la storia di una donna che è andata in sposa a sette fratelli, ma che non ha dato figli a nessuno di loro: “Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie”. Gesù parte da questa provocazione per fare un ragionamento spiazzante. Non solo la resurrezione è vera, ma è anche radicalmente diversa da tutte quelle aspettative umane legate alla nostra cultura e alle nostre tradizioni. La vita eterna non è più una vi Gesù parte da questa provocazione per fare un ragionamento spiazzante. Non solo la resurrezione è vera, ma è anche radicalmente diversa da tutte quelle aspettative umane legate alla nostra cultura e alle nostre tradizioni. La vita eterna non è più una vi
XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Lc 19,1-10)
Se Gerico è la città inespugnabile per eccellenza, il Vangelo di questa domenica ci racconta la conversione di un peccatore inespugnabile che si converte e fa crollare le mura del suo cuore all’incontro con la Misericordia. Nella vicenda di Zaccheo è racchiusa tutta la dinamica del Vangelo: l’uomo incapace di aprirsi all’amore di Dio, può solo coltivare il desiderio di vedere, ma non ha gli strumenti per andare oltre. È Gesù a colmare questa distanza e a riempire di possibilità la sua impossibilità. Anche noi a volte siamo seppelliti dalle nostre storie, dai nostri errori, dalle vicen può solo coltivare il desiderio di vedere, ma non ha gli strumenti per andare oltre. È Gesù a colmare questa distanza e a riempire di possibilità la sua impossibilità. Anche noi a volte siamo seppelliti dalle nostre storie, dai nostri errori, dalle vicen
XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Lc 18,1-8)
La preghiera è descritta attraverso questa parabola come “ostinazione della preghiera”, cioè la sua qualità è dettata dal continuo tentativo di cercare di pregare, di provare a pregare, di tentare di pregare sempre, contro ogni ragionamento che ci dice di non farlo più, e contro ogni sensazione che ci dà l’impressione di non essere ascoltati. Questo forse è il motivo per cui Gesù racconta la storia di questa vedova che chiede giustizia a un giudice “che non temeva Dio e non aveva rispetto di nessuno”. A volte anche noi nella preghiera, invece di sentirci accolti molto spesso ci sentiamo rifiutati. Invece di sentirci ascoltati, ci sentiamo ignorati. Invece di ricevere giustizia, riceviamo indifferenza. Ma è davvero così? Hanno davvero ragione le nostre A volte anche noi nella preghiera, invece di sentirci accolti molto spesso ci sentiamo rifiutati. Invece di sentirci ascoltati, ci sentiamo ignorati. Invece di ricevere giustizia, riceviamo indifferenza. Ma è davvero così? Hanno davvero ragione le nostre
XXVIII Domenica del tempo Ordinario
“Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!»”. Se la sofferenza ci isola, questi uomini trovano un modo per solidarizzare tra di loro e soprattutto fanno qualcosa che è dirompente: pregano! Non si può rimanere indifferenti davanti al dolore, e Gesù non rimane indifferente: “Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati”. Se la preghiera serve a ottenere una grazia, allora la preghiera Non si può rimanere indifferenti davanti al dolore, e Gesù non rimane indifferente: “Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati”. Se la preghiera serve a ottenere una grazia, allora la preghiera
XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Lc 17,5-10)
“Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare"”. L’ultima cosa al mondo che vorremmo provare è quella di sentirci “servi inutili”. Forse Gesù dice ad alta voce il nome proprio di due nostre paure proprio per esorcizzarle. Quando si è ostaggio della paura si passa tutta la vita a fuggirla, non rendendosi conto che è proprio così che continua ad avere potere. In realtà per vincere una paura bisogna accettarla, farla entrare, accoglierla, e d’un tratto ci si rende conto che quando si smette di scappare si smette anche di aver paura. Se accet non rendendosi conto che è proprio così che continua ad avere potere. In realtà per vincere una paura bisogna accettarla, farla entrare, accoglierla, e d’un tratto ci si rende conto che quando si smette di scappare si smette anche di aver paura. Se accet
XXV Domenica del Tempo Ordinario (Lc 16,1-13)
“Fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste; perché quando esse verranno a mancare, quelli vi ricevano nelle dimore eterne”. Cosa Gesù intende davvero con una richiesta simile? Cosa sono le ricchezze ingiuste? Esse sono tutte le cose di questa vita. E sono ingiuste perché se la giustizia è dare a ciascuno ciò che gli spetta, allora tutte le cose di questo mondo non riescono a dare al nostro cuore ciò che esso si aspetta veramente. Infatti nessuna delle cose di questo mondo riesce a corrispondere fino in fondo al desiderio di felicità che ci portiamo dentro. Così da una parte ci saziano, ma non fino al punto da renderci felici. Su queste cose di cui la nostra vita è fatta possiamo Infatti nessuna delle cose di questo mondo riesce a corrispondere fino in fondo al desiderio di felicità che ci portiamo dentro. Così da una parte ci saziano, ma non fino al punto da renderci felici. Su queste cose di cui la nostra vita è fatta possiamo
XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Lc 15,1-32)
Il vangelo di questa domenica inizia con l’espressione scandalizzata degli scribi e dei farisei a causa della vicinanza di Gesù con pubblicani e peccatori. Gesù allora per rispondere allo “scandalo”, racconta tre parabole divenute famose. Una riguarda una pecora su cento, che smarrita viene cercata e ritrovata con gioia dal padrone. L’altra riguarda una moneta su dieci che una donna perdendo cerca affannosamente fino a ritrovarla e a festeggiarne il ritrovamento. La terza riguarda l’amore di un padre che deve affrontare contemporaneamente il dolore per un figlio che lo considera morto tanto da richiedergli l’eredità, e un figlio che lo considera un padrone tanto da sentirsi semplicemente come un servo maltrattato La terza riguarda l’amore di un padre che deve affrontare contemporaneamente il dolore per un figlio che lo considera morto tanto da richiedergli l’eredità, e un figlio che lo considera un padrone tanto da sentirsi semplicemente come un servo maltrattato
XXIII Domenica del Tempo Ordinario (Lc 14,25-33)
“Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo. E chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”. Finché Gesù parla di amore, di rispetto, di perdono, tutte queste parole hanno sempre un sapore romantico. Ma quando tutto diventa così concreto fino al punto da richiedere una libertà radicale anche da ciò a cui teniamo di più, allora tutto cambia. Diet Finché Gesù parla di amore, di rispetto, di perdono, tutte queste parole hanno sempre un sapore romantico. Ma quando tutto diventa così concreto fino al punto da richiedere una libertà radicale anche da ciò a cui teniamo di più, allora tutto cambia. Diet
XXII Domenica del tempo Ordinario
“Quando fai un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i vicini ricchi; perché essi potrebbero a loro volta invitare te, e così ti sarebbe reso il contraccambio”. Non c’è niente di più bello nella vita della gratuità. Ma è così strutturata dentro di noi una sorta di logica commerciale che ci risulta davvero difficile agire senza pensare a un tornaconto. Eppure noi siamo chiamati a questo. Il segreto forse sta nel lasciare che questa cosa la sperimentiamo per primi. Infatti solo chi sperimenta su di sé la gratuità poi è anche capace di fare altrettanto. Credo che questo sia il motivo per cui Cristo ci ha Eppure noi siamo chiamati a questo. Il segreto forse sta nel lasciare che questa cosa la sperimentiamo per primi. Infatti solo chi sperimenta su di sé la gratuità poi è anche capace di fare altrettanto. Credo che questo sia il motivo per cui Cristo ci ha
XXI Domenica del Tempo Ordinario (Lc 13,22-30)
“Signore, sono pochi quelli che si salvano?” è una domanda da un milione di dollari. Gesù è lapidario: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”.” Capita spesso che certe volte noi diciamo di amare ma in realtà quell’amore nasconde solo un egoismo e un narcisismo autore voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”.” Capita spesso che certe volte noi diciamo di amare ma in realtà quell’amore nasconde solo un egoismo e un narcisismo autore
XIV Domenica del Tempo Ordinario (Lc 10,1-12.17-20)
“La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe”. Da Gesù in poi, il mondo è un campo immenso che esige il sì di molti affinché venga evangelizzato. Gesù, che potrebbe arrivare ad ogni uomo senza di noi, ha deciso di non farlo senza di noi. In questo senso la nostra preghiera è anche una grande memoria di quanto dovremmo noi imparare a dire il nostro sì qualunque cosa stiamo facendo e in qualunque stato di vita stiamo vivendo. Gli operai della messe non sono solo i sacerdoti e le suore, ma In questo senso la nostra preghiera è anche una grande memoria di quanto dovremmo noi imparare a dire il nostro sì qualunque cosa stiamo facendo e in qualunque stato di vita stiamo vivendo. Gli operai della messe non sono solo i sacerdoti e le suore, ma
XIII Domenica del Tempo Ordinario (Lc 9,51-62)
Nel metterci alla sequela di Gesù, non possiamo pensare che Egli sia la rassicurazione necessaria per passare una vita serena. Anzi, al contrario è la spinta necessaria a rischiare un viaggio, a mettersi in cammino, a mettersi in balia degli eventi, delle cose, delle scelte. Poi ci sono coloro che mettono le condizioni, ma non si accorgono che, se nella ricetta di una torta togli o cambi un ingrediente, solitamente il risultato è una torta immangiabile. La radicalità non è eroismo, è furbizia nel non rovinare le cose. La lez Poi ci sono coloro che mettono le condizioni, ma non si accorgono che, se nella ricetta di una torta togli o cambi un ingrediente, solitamente il risultato è una torta immangiabile. La radicalità non è eroismo, è furbizia nel non rovinare le cose. La lez
Corpus Domini (Lc 9,11b-17)
Che cos’è l’Eucaristia? Il Vangelo della Solennità del Corpus Domini prova a rispondere a questa domanda raccontandoci questo episodio della vita di Gesù: una folla affamata che ha ascoltato Gesù per un’intera giornata e l’imbarazzo dei discepoli che davanti alla fame di quella folla vogliono scappare. Ma Gesù, invece, vuole educare i propri discepoli, vuole dire che davanti ai bisogni della gente non bisogna scappare, che la gente non bisogna intrattenerla soltanto in maniera amichevole come se stiamo seduti attorno a un tavolino a prendere un tè, ma la gente va presa sul serio proprio per la propria fame, che è una fame molto più profonda, che non è semplicemente la fame di pane, la fame di senso, di amore e di vita. È questa la fame che Gesù prende sul serio; l’Eucaristia è innanzitutto un Dio che prende sul serio la fame nostra, la fame di vita, di amore, di senso, è un Dio che non soltanto guarda o sta a guardare questa fame ma provvede a questa fame, e lo fa inna È questa la fame che Gesù prende sul serio; l’Eucaristia è innanzitutto un Dio che prende sul serio la fame nostra, la fame di vita, di amore, di senso, è un Dio che non soltanto guarda o sta a guardare questa fame ma provvede a questa fame, e lo fa inna
Santissima Trinità (Gv 16,12-15)
C’è una cosa che molte volte dimentichiamo nella nostra vita spirituale, ed è la gradualità: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”. Non esiste un momento in cui capiamo tutto e sappiamo tutto, perché l’amore è sempre qualcosa di inesauribile che man mano ci allarga il cuore e la mente. Gesù è venuto a rivelarci già tutta la verità, e non c’è nient’altro da aggiungere, ma questa verità ha bisogno di essere compresa sempre e nuovamente. È questo il ruolo dello Spirito: condurci sempre in maniera nuova a capire ciò che Gesù ci ha già detto una volta per tutte: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che È questo il ruolo dello Spirito: condurci sempre in maniera nuova a capire ciò che Gesù ci ha già detto una volta per tutte: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che
Pentecoste (Gv 14,15-16.23b-26)
L’amore è sempre una faccenda concreta. L’amore è sempre una questione di fatti e non di apparenze. Accogliere e osservare sono due verbi indivisibili. Chi accoglie e non osserva è simile a uno che s’innamora di una donna ma poi non fa nulla per conquistarla, così quell’amore si trasforma in un dolore incandescente che gli brucia dentro. La fede funziona alla stessa maniera: non si può rimanere a guardare alla finestra quello che Dio fa, dobbiamo con la nostra libertà cercare di aggrapparci a Lui mettendo in atto un effetto domino dell’amore che Gesù descrive così: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. L’am dobbiamo con la nostra libertà cercare di aggrapparci a Lui mettendo in atto un effetto domino dell’amore che Gesù descrive così: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. L’am
Ascensione del Signore (Lc 24,46-53)
La festa dell’Ascensione non è una festa banale, perché la partenza di Gesù prepara l’arrivo di una presenza diversa. Fino a quell’istante i discepoli hanno potuto contare sulla presenza concreta, reale, dell’uomo Gesù accanto a loro, la partenza di questo uomo Crocifisso e Risorto, ma pur sempre presente accanto a loro, li prepara all’arrivo dello Spirito Santo, cioè alla stessa presenza di Dio dentro i discepoli, cioè una forza e una compagnia che viene dal di dentro della loro umanità e non accanto alla loro umanità. Così come quando si ama qualcuno e ad un certo punto si è disposti a fare un passo indietro, perché questo qualcuno emerga con tutta la propria st cioè una forza e una compagnia che viene dal di dentro della loro umanità e non accanto alla loro umanità. Così come quando si ama qualcuno e ad un certo punto si è disposti a fare un passo indietro, perché questo qualcuno emerga con tutta la propria st
VI Domenica di Pasqua (Gv 14,23-29)
Che cosa significa amare Cristo? L’amore non è mai qualcosa di confinato solo nei sentimenti, o peggio ancora nei ragionamenti. L’amore è una scienza pratica. Gesù stabilisce subito un rapporto concreto tra l’amore e i comandamenti. “Chi mi ama osserva i miei comandamenti”. Ma dobbiamo stare attenti a non pensare che l’amore consista semplicemente nello stare alle regole. Gesù non si sta riferendo semplicemente a una pratica esteriore ma alla capacità di prendere sul serio ciò che Lui chiede in tutto il Vangelo, e la richie Ma dobbiamo stare attenti a non pensare che l’amore consista semplicemente nello stare alle regole. Gesù non si sta riferendo semplicemente a una pratica esteriore ma alla capacità di prendere sul serio ciò che Lui chiede in tutto il Vangelo, e la richie
V Domenica di Pasqua (Gv 13,31-33a.34-35)
Gesù disse: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». Il Vangelo della Quinta domenica di Pasqua, contiene il comandamento nuovo che Gesù pronuncia nel Cenacolo. La sintesi del programma di vita, l’essenziale, ciò che sta più a cuore a Gesù, è racchiuso in una parola: Amatevi. È questo che rende presente Cr Il Vangelo della Quinta domenica di Pasqua, contiene il comandamento nuovo che Gesù pronuncia nel Cenacolo. La sintesi del programma di vita, l’essenziale, ciò che sta più a cuore a Gesù, è racchiuso in una parola: Amatevi. È questo che rende presente Cr
IV Domenica di Pasqua (Gv 10,27-30)
“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola”. Sarebbe bello domandarci in che modo noi sentiamo questo senso di appartenenza nei confronti di Gesù. E soprattutto se ci è chiaro che la nostra chiamata, la nostra vera vocazione, è vivere la nostra relazione con Cristo esattamente come Egli vive la Sua Sarebbe bello domandarci in che modo noi sentiamo questo senso di appartenenza nei confronti di Gesù. E soprattutto se ci è chiaro che la nostra chiamata, la nostra vera vocazione, è vivere la nostra relazione con Cristo esattamente come Egli vive la Sua
III Domenica di Pasqua (Gv 21,1-19)
Nel Vangelo della terza Domenica di Pasqua Pietro torna a pescare in un atteggiamento di depressione ed è una cosa molto contagiosa perché tutti gli altri discepoli lo seguono. In questo tornare alla quotidianità svuotati ormai dall’assenza di Gesù, Gesù stesso li va a prendere, li va di nuovo a pescare, li va di nuovo a salvare da questo atteggiamento di tristezza. Ed è sulla riva del lago che viene raccontata l’apparizione di Gesù Risorto: Giovanni, che è l’amore, intuisce immediatamente che quello sconosciuto sulla riva è il Signore, e Pietro con tutta la sua audacia, si butta in mare e lo raggiunge. Il Vangelo registra uno dei dialoghi più intensi: per tre volte Gesù domanda a Pietro se lo ama e Pietro per tre volte, “è costretto” a rispondere, quasi a pareggiare i conti, perché per tre volte lo aveva rinnegato e per tre volte Pietro adesso gli dice Il Vangelo registra uno dei dialoghi più intensi: per tre volte Gesù domanda a Pietro se lo ama e Pietro per tre volte, “è costretto” a rispondere, quasi a pareggiare i conti, perché per tre volte lo aveva rinnegato e per tre volte Pietro adesso gli dice
II Domenica di Pasqua (Gv 20,19-31)
L’incredulità di Tommaso è l’incredulità di chi fa fatica a fidarsi di qualcuno diverso da se stesso. Bisogna avere molta misericordia per chi è affetto da questa fatica di credere. Gesù usa con Tommaso un abisso di misericordia perché gli permette di “toccare” ciò che fa fatica a credere. La Misericordia è poter fare un’esperienza d’amore talmente forte da non avere più bisogno di nient’altro. . In questo senso siamo tutti bisognosi di Misericordia, tutti bisognosi di sentirci amati e liberati dal dubbio che forse è solo una nostra suggestione mentale o una facile consolazione per affrontare la dura realtà. «Perché mi hai veduto, tu hai credut . In questo senso siamo tutti bisognosi di Misericordia, tutti bisognosi di sentirci amati e liberati dal dubbio che forse è solo una nostra suggestione mentale o una facile consolazione per affrontare la dura realtà. «Perché mi hai veduto, tu hai credut
Pasqua di Resurrezione (Lc 24,1-12)
A nessuno piace attendere. L’attesa è sempre scomoda. Vorremo sempre saltare la fila, trovare già tutto pronto, tutto a disposizione. Eppure l’attesa è sempre il tempo della speranza. È il tempo in cui coltiviamo in noi il desiderio che ci sia un finale diverso da quello che i nostri ragionamenti ci suggeriscono. Forse era questo lo stato d’animo di quelle donne che di buon mattino si recano al sepolcro per ungere il corpo di Gesù, ma arrivate non trovano né la pietra né il corpo, e si sentono dire dagli angeli: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è Forse era questo lo stato d’animo di quelle donne che di buon mattino si recano al sepolcro per ungere il corpo di Gesù, ma arrivate non trovano né la pietra né il corpo, e si sentono dire dagli angeli: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è
Domenica delle Palme (Lc 22,14-23, 56)
Nella domenica delle Palme è raccontata una contraddizione che non possiamo trascurare: la folla che accoglie Gesù in maniera trionfale, regale, che inneggia a lui, impugnando dei ramoscelli d’ulivo, è la stessa folla qualche giorno dopo griderà “Crocifiggilo”. Come mai il Vangelo ci racconta di questa contraddizione? Come mai il Vangelo ci racconta di un Pietro che dice di essere disposto a dare la vita per il Signore, ma poi davanti a una domanda dice che di non conoscere quel condannato. Come mai tutti i discepoli che hanno condiviso le cose più importanti nella vita di Gesù, davanti alla sua sofferenza, al suo dolore o si addormentano o scappano…comunque lo lasciano da solo.Quando leggiamo i racconti della passione scopriamo che non ci Come mai tutti i discepoli che hanno condiviso le cose più importanti nella vita di Gesù, davanti alla sua sofferenza, al suo dolore o si addormentano o scappano…comunque lo lasciano da solo.Quando leggiamo i racconti della passione scopriamo che non ci
V Domenica di Quaresima (Gv 8,1-11)
C’è un modo per mettere in difficoltà Gesù: costringerlo a venire allo scoperto. Da quale parte sta? Da quella di Dio o da quella dei peccatori? È ovvio che i suoi ascoltatori scribi, farisei e dottori della legge sono convinti di trovarsi davanti ad un eretico e, in quanto tale, va screditato davanti a tutti. Ecco perché il pretesto dell’adulterio di una donna diventa l’occasione giusta per far cadere Gesù in trappola. La reazione di Gesù non è la foga di una risposta polemica ma bensì l’inaspettato silenzio e l’apparente distacco dalla scena cruenta che gli mettono davanti. Sa bene infatti che di lì a poco quella donna sarà uccisa in maniera atroce a colpi di pietre. La reazione di Gesù non è la foga di una risposta polemica ma bensì l’inaspettato silenzio e l’apparente distacco dalla scena cruenta che gli mettono davanti. Sa bene infatti che di lì a poco quella donna sarà uccisa in maniera atroce a colpi di pietre.
Quarta Domenica di Quaresima (Lc 15,1-3.11-32)
Il Vangelo della IV Domenica di Quaresima ci racconta la famosa parabola del figliol prodigo, cioè il figlio che decide di prendersi l’eredità, di andar via da casa, di consumare tutti i suoi averi. Si ritrova poi nella povertà, nella miseria, e lì toccando il fondo della propria esistenza, decide di tornare a casa, di ritrovare quella casa perduta, quel rapporto perduto con un padre che aveva considerato morto. E lì lo stupore meraviglioso di questo padre che lo riaccoglie, che lo aspetta, anzi gli corre incontro, che gli mette l’anello al dito, che gli dà il vestito più bello, che lo ristabilisce nella sua dignità. Il messaggio più bello di questo Vangelo è c E lì lo stupore meraviglioso di questo padre che lo riaccoglie, che lo aspetta, anzi gli corre incontro, che gli mette l’anello al dito, che gli dà il vestito più bello, che lo ristabilisce nella sua dignità. Il messaggio più bello di questo Vangelo è c
III Domenica di Quaresima (Lc 13,1-9)
Gesù inizia con dei fatti di cronaca nel racconto del Vangelo di questa terza domenica di Quaresima non perché vuole spaventare i suoi discepoli o la gente che lo ascolta, ma semplicemente per ricordare a tutti che la vita è una cosa seria e quando meno ce l’aspettiamo ci mette davanti a delle cose serie, a delle cose grandi, a delle cose gravose, che richiedono da noi che cosa abbiamo fatto, per che cosa abbiamo vissuto. Forse il cambiamento che ci chiede questa terza domenica del tempo di Quaresima è quello di smettere di temporeggiare, quello di pensar a delle cose grandi, a delle cose gravose, che richiedono da noi che cosa abbiamo fatto, per che cosa abbiamo vissuto. Forse il cambiamento che ci chiede questa terza domenica del tempo di Quaresima è quello di smettere di temporeggiare, quello di pensar
VIII Domenica del Tempo Ordinario (Lc 6,39-45)
C’è un criterio di giudizio che ci aiuti a fare discernimento nella vita? Gesù dice di sì: «L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore». I frutti aiutano a far capire la qualità di un albero, e le parole di una persona aiutano a capire ciò che si porta davvero nel cuore. Spesso noi confondiamo i frutti con i risultati. Ma non sono i risultati. I frutti sono quelli che San Paolo descrive così: gioia, pace, benevolenza, mitezza, dominio di sé. Sono cioè le caratteristiche più vere di una persona che ha davvero una libertà Spesso noi confondiamo i frutti con i risultati. Ma non sono i risultati. I frutti sono quelli che San Paolo descrive così: gioia, pace, benevolenza, mitezza, dominio di sé. Sono cioè le caratteristiche più vere di una persona che ha davvero una libertà
VII Domenica del Tempo Ordinario (Lc 6,27-38)
“Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro”. Possiamo anche accettare di comportarci bene con chi si comporta bene. Al massimo possiamo tollerare chi ci fa del male non rispondendo con la stessa moneta. Ma “amare i nemici” è una richiesta troppo alta, troppo esigente. Noi sappiamo bene che Gesù non stava esagerando, ma stava esattamente chiedendo questo ai suoi discepoli. Noi siamo abituati troppo a fare del Vangelo una lettura romantica, simbolica, teorica astratta. Ma se cominciassimo invece a prendere il Vangelo in Noi sappiamo bene che Gesù non stava esagerando, ma stava esattamente chiedendo questo ai suoi discepoli. Noi siamo abituati troppo a fare del Vangelo una lettura romantica, simbolica, teorica astratta. Ma se cominciassimo invece a prendere il Vangelo in
VI Domenica del T.O. (Lc 6, 17.20-26)
“Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: Beati voi”. Il dettaglio degli occhi di Gesù che si soffermano sui volti dei discepoli la dice lunga sul contenuto delle stesse beatitudini. Poveri, affamati, afflitti, persone con tutte le problematiche legate alla vita, con le loro preoccupazioni, le loro disperazioni, le loro croci, i loro affanni, le loro lacrime. Ma il Vangelo contiene anche un secondo elenco che inizia così: “Ma guai a voi”. E Gesù pare che smonti quelli che invece sono ricchi, sazi, ridenti, strafottenti. Tra i discepoli c’erano anche loro. Oppure ci è lecito pensare che queste due categorie di persone in realtà sono due facce della stessa medaglia, sono due modalità che og E Gesù pare che smonti quelli che invece sono ricchi, sazi, ridenti, strafottenti. Tra i discepoli c’erano anche loro. Oppure ci è lecito pensare che queste due categorie di persone in realtà sono due facce della stessa medaglia, sono due modalità che og
Quinta Domenica del Tempo Ordinario (Lc 5,1-11)
Ogni volta che il Vangelo ci racconta le vicende di come Gesù ha incrociato per la prima volta i suoi discepoli serve a ricordare a ciascuno di noi che quando perdiamo la direzione giusta della nostra strada dobbiamo fare memoria di come è iniziato il viaggio. Anche in una storia di amore o di amicizia a volte fa bene ricordare come tutto ebbe inizio. “Gesù disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti»”. Al termine di una notte piena di vuoto, come le ret “Gesù disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti»”. Al termine di una notte piena di vuoto, come le ret
IV Domenica del Tempo Ordinario (Ger 1, 4-5.17-19)
“Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni”. L’esperienza di Geremia è l’esperienza di chi si sente profondamente amato fin dal grembo materno e inviato come profeta. L’esperienza di Geremia è l’esperienza di chi si sente profondamente amato fin dal grembo materno e inviato come profeta.
III Domenica del Tempo Ordinario (Lc 1, 1-4; 4,14-21)
“Gli occhi di tutti erano fissi su di lui”. Gesù legge e commenta un brano di Isaia nella sinagoga di Nazaret. La prima reazione degli ascoltatori è avere gli occhi fissi su di lui. Oggi si ripete per noi la stessa esperienza: ascoltiamo la Parola del Signore, ma qual è la nostra reazione? Non possiamo restare indifferenti alla sua Parola. Oggi si ripete per noi la stessa esperienza: ascoltiamo la Parola del Signore, ma qual è la nostra reazione? Non possiamo restare indifferenti alla sua Parola.
II Domenica del T.O. (Gv 2,1-11)
Il brano del Vangelo di questa Domenica racconta l’episodio delle nozze di Cana. Maria è l’unica ad accorgersi del vino che viene a mancare. Le sue parole ai servi “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” è anche per noi: quando nella vita viene a mancare la gioia, la speranza, la motivazione la cosa da fare è ascoltare e mettere in pratica la Parola di Gesù. Occorre fare ciò che fanno i servi: ascoltano e fanno ciò che dice loro Gesù. quando nella vita viene a mancare la gioia, la speranza, la motivazione la cosa da fare è ascoltare e mettere in pratica la Parola di Gesù. Occorre fare ciò che fanno i servi: ascoltano e fanno ciò che dice loro Gesù.
Epifania del Signore (Mt 2,1-12)
“Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.” I Magi, che si erano messi in cammino guidati dal desiderio e dalla curiosità, seguendo la stella arrivano al Bambino. Non è stato un cammino facile, ci sono stati arresti ed errori, ma alla fine arrivano a destinazione. Anche la nostra vita può essere caratterizzata da fermate, da errori, da incontri sbagliati… non importa, Non è stato un cammino facile, ci sono stati arresti ed errori, ma alla fine arrivano a destinazione. Anche la nostra vita può essere caratterizzata da fermate, da errori, da incontri sbagliati… non importa,
Solennità Maria SS.ma Madre di Dio (Lc 2,16-21)
Nel primo giorno dell’anno il nostro sguardo, come quello dei pastori, si ferma su Maria, in un atteggiamento particolare. “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.” Noi non sappiamo cosa ci riservi questo nuovo anno, ma guardando Maria, possiamo imparare l’atteggiamento corretto: la custodia nel cuore. Non sempre comprendiamo gli avvenimenti della nostra vita, neppure Maria li avrà compresi immediatamente. Noi non sappiamo cosa ci riservi questo nuovo anno, ma guardando Maria, possiamo imparare l’atteggiamento corretto: la custodia nel cuore. Non sempre comprendiamo gli avvenimenti della nostra vita, neppure Maria li avrà compresi immediatamente.
Natale del Signore (Lc 2, 15-20)
“Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia…” I pastori andarono e trovarono come era stato detto loro dagli angeli. Questo è il segno che si presenta davanti ai loro occhi: un bambino. “E Maria, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.” I pastori e Maria sono un modello per la fede con la quale noi possiamo rispondere alla presenza di Dio nella nostra vita. Non basta una comprensione intellettuale: “E Maria, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.” I pastori e Maria sono un modello per la fede con la quale noi possiamo rispondere alla presenza di Dio nella nostra vita. Non basta una comprensione intellettuale:
IV Domenica di Avvento (Lc 1, 39-45)
“Beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto.” Nella quarta domenica di Avvento la protagonista è la Vergine Maria. Lei si mette in viaggio e va in fretta da Elisabetta, non perché ha bisogno di conferme, di chiarire i suoi dubbi, ma per mettersi a servizio. Se vuoi fare discernimento mettiti a servizio, e riceverai come dono la chiarezza. Lei si mette in viaggio e va in fretta da Elisabetta, non perché ha bisogno di conferme, di chiarire i suoi dubbi, ma per mettersi a servizio. Se vuoi fare discernimento mettiti a servizio, e riceverai come dono la chiarezza.
III Domenica di Avvento (Luca 3, 10-18)
“Che cosa dobbiamo fare?” questa è la domanda che ricorre per ben tre volte nel Vangelo di questa Domenica, questa è la domanda che vari ascoltatori rivolgono a Giovanni Battista, questa può essere la domanda che ciascuno di noi rivolge al Signore oggi. Siamo a metà del cammino verso il Signore che viene…possiamo ancora decidere di fare qualcosa per prepararci ad accogliere Dio che si fa uomo per donarci la vera gioia, possiamo decidere di aprirci ai fratelli e sorelle che abbiamo accanto, Siamo a metà del cammino verso il Signore che viene…possiamo ancora decidere di fare qualcosa per prepararci ad accogliere Dio che si fa uomo per donarci la vera gioia, possiamo decidere di aprirci ai fratelli e sorelle che abbiamo accanto,
II DOMENICA DI AVVENTO (Lc 3,1-6)
Il messaggio che il Signore affida ai suoi messaggeri non è solo una parola, ma una chiamata, la convocazione per una impresa da compiere. L’impresa da compiere si può chiamare la politica della speranza. La politica della speranza costruisce la Città del Sole, nel paese straniero, nella terra dove lo straniero è schiavo. La politica della speranza costruisce strade, strade per comunicare. I popoli sono chiamati a incontrarsi nella fraternità. La politica della speranza costruisce la Città del Sole, nel paese straniero, nella terra dove lo straniero è schiavo. La politica della speranza costruisce strade, strade per comunicare. I popoli sono chiamati a incontrarsi nella fraternità.
I Domenica di Avvento (Lc 21,25-28.34-36)
All’inizio dell’Avvento è importante partire col piede giusto: Gesù ci suggerisce come fare. Risollevatevi e alzate il capo: per arrivare alla meta alziamo la testa e guardiamo dove stiamo andando! State attenti a voi stessi: l’attenzione sembra scontata, ma è essenziale per non cadere! Vegliate in ogni momento pregando: non possiamo essere superficiali: Gesù ci invita ad essere attenti, State attenti a voi stessi: l’attenzione sembra scontata, ma è essenziale per non cadere! Vegliate in ogni momento pregando: non possiamo essere superficiali: Gesù ci invita ad essere attenti,
Domenica di Cristo Re
Cristo è re, che serve, che dà la vita, innalzato sulla croce, da dove domina il mondo e lo salva. Morendo vince e apre il suo paradiso a tutti; non è geloso della sua regalità, accoglie nel suo perdono tutti i suoi fratelli,li fa partecipi del suo regno. Li chiama a costruire come ha fatto lui, seguendo le sue orme, vivendo il suo Vangelo, il Regno della vita che non ha fine, il regno dell’Amore, per tutti, non solo per i cattolici. Li chiama a costruire come ha fatto lui, seguendo le sue orme, vivendo il suo Vangelo, il Regno della vita che non ha fine, il regno dell’Amore, per tutti, non solo per i cattolici.