Ultime Notizie

12 Febbraio - Roma

Benedizione dei locali ristrutturati dell’infermeria

Il Covid19 non ci ha permesso di benedire i locali ristrutturati dell’infermeria della Comunità di Roma, ma la presenza delle nostre sorelle anziane e malate ha benedetto quotidianamente questi ambienti permettendo loro una vita più serena, attraverso un accudimento personalizzato e tanta vicinanza fraterna. Cinque di loro in questi due anni si sono già incamminate nella casa del Padre e anche per loro abbiamo pregato con tanta fiducia nella loro immersione nella luce eterna di Dio. Una celebrazione semplice e fraterna con la partecipazione della Madre generale e delle consorelle della Casa generalizia, della Madre Provinciale con la comunità di Marino, del personale dell’infermeria e tutte le Consorelle di Roma. La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal Parroco, don Antonio Di Tuoro,rcj, seguita dalla benedizione delle consorelle inferme e dei vari locali ristrutturati. Il momento finale è stato un momento di fraternità all’insegna del canto “Paradiso, paradiso!” e un buffet preparato con cura dalla nostra consorella suor M. Flora Ulaj.

Semi di Parola

XXVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel regno di Dio (Mt 21,28-32)
Mentre il riferimento alle prostitute è chiaro anche oggi, la figura dei pubblicani appare misteriosa. Erano gli esattori delle tasse per conto dei romani ma chiedevano molto di più di ciò che davano ai dominatori e spesso prestavano anche ad interessi esorbitanti mettendo sul lastrico tante famiglie. Erano insomma delinquenti assunti dallo Stato. Gesù metteva a confronto queste due categorie con i suoi interlocutori, quei gestori del sacro ed esegeti della Parola di Dio che amministravano la giustizia in base alla legge di Mosè. Capiamo facilmente perché Gesù non suscitava le loro simpatie fino a far decidere a loro di farlo morire. I due figli della parabola (che riecheggia quella molto più estesa del figliol prodigo) rappresentano i due tipi di adesione a Dio: quello fatto solo di parole, e quello basato sui fatti, sull’azione, come già aveva detto Gesù nel primo discorso del vangelo: “Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”; quella volontà espressa chiaramente nella Sacra Scrittura ben conosciuta dai maestri a cui Gesù si rivolge: accogliere, per esempio, lo straniero, prendersi cura dei poveri, impedire il dilagare dell’ingiustizia sociale. Gesù ha visto in coloro che erano coscienti di agire male la capacità di mettersi in discussione e di andare da Giovanni a chiedere il perdono mentre quelli che si riempivano la bocca di grandi parole e si ritenevano perfetti solo per questo, non hanno avuto la capacità di farlo. Un copione che si ripete spesso nella storia delle religioni o delle ideologie che si appellano ai valori come la democrazia e la libertà: la convinzione che basti proclamare a parole i grandi ideali mentre nei fatti si calpesta la dignità dei propri simili. Giovanni e Gesù sono tra quelli che, prima di proclamare belle parole, hanno nei fatti realizzato la scelta di obbedire a quel Dio che sente il grido degli oppressi, e hanno deciso di accogliere chi era disprezzato. Solo dopo aver condiviso la sorte degli ultimi hanno detto parole che avevano il peso e la garanzia dei fatti.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo