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05 Giugno 2023 - IL CAPITOLO DELLA PROVINCIA

“NOSTRA SIGNORA DELLA GUARDIA” FIGLIE DEL DIVINO ZELO

Anche oggi è stata una giornata intensa. Nella celebrazione eucaristica Padre Maria Josè Ezpeleta, rcj, ha commentato il Vangelo del giorno, e quindi la parabola del padrone e dei contadini della vigna, accostandolo alla pericope evangelica rogazionista. Dio prepara tutto, ma poi chiede la collaborazione dell'uomo e della donna. Emerge la sconfinata fiducia di Dio nell’umanità, nonostante le sue debolezze, fallimenti e tradimenti. Dio ci chiama a far parte della sua meravigliosa opera e missione: "pregate il Signore della messe", ma anche "andate, io vi mando". “Ogni Capitolo ha la stessa finalità: leggere i segni dei tempi, ascoltare le indicazioni del Padrone della messe, essere collaboratori della sua opera di salvezza, come docili strumenti della sua missione”. Dopo colazione da lettura del verbale ha riaperto i lavori capitolari. È seguito l'ascolto della relazione di padre Maria Josè dal tema: “Profezia della Vita Consacrata da vivere in sinodalità con i laici”. E ancora l'ascolto della testimonianza di due volontari Padif di Monza, i quali hanno espresso la gioia di aver trovato la loro missione lavorando con i bambini delle comunità educative. La mattinata si è, dunque, conclusa con un tempo di confronto e condivisione in assemblea. Nel pomeriggio i lavori sono proseguiti con la lettura della relazione economica da parte della consigliera di settore che ha evidenziato, innanzitutto, che il capitale primario dell’Istituto sono le persone da salvaguardare e valorizzare nella loro integrità e che attraverso l’economia passano scelte per la vita personale e comunitaria nelle quali deve trasparire la testimonianza evangelica.

Semi di Parola

XII domenica del Tempo ordinario – Anno A - Non abbiate paura (Mt 10,26-33).
Per ben tre volte Gesù esorta i discepoli a non avere paura delle situazioni negative e di coloro (gli uomini, gli altri) che possono reagire all’annuncio con il rifiuto o addirittura con la violenza. Esortare a non avere paura (oppure a non temere) è il modo abituale con cui Dio o un angelo si rivolgono ad alcune persone chiamate a svolgere una missione per conto di Dio, sia nell’Antico Testamento (i profeti, ad esempio) sia nel Nuovo (Maria, quando riceve l’annuncio della nascita di Gesù). Ma perché questa esortazione? Il motivo è semplice: in un mondo dove prevale la logica della violenza e dell’ingiustizia, chi parla o agisce a nome di Dio incontra la resistenza del male di cui sono imbevuti i pensieri umani. Maria, ad esempio, avrebbe potuto subire un’accusa di adulterio e quindi lo stigma sociale. I profeti rimproveravano i potenti che reagiscono con violenza. I discepoli di Gesù sono chiamati a proclamare il vangelo della misericordia di Dio verso i peccatori e in seguito verso i pagani, gente che non è del popolo eletto, rimettendo in questione due capisaldi: la necessità di ricorrere all’élite sacerdotale per ottenere il perdono di Dio con la dovuta elargizione di doni e offerte a Dio e ai suoi rappresentanti e la perdita di posizione come popolo eletto da parte dell’ebraismo e allo stesso tempo l’avversità suscitata nel mondo pagano per il rifiuto di adorare gli idoli. Il programma prospettato ai discepoli è tutt’altro che roseo se visto con la logica umana, ma a dire queste parole è il loro maestro che per primo sta percorrendo la via non facile dell’andare controcorrente. La credibilità dell’insegnamento sta nel fatto che Gesù apre, con le sue scelte concrete, la strada nuova annunciata dai profeti, attraverso cui Dio viene incontro agli uomini senza dover sottostare all’arbitrio dei gestori del sacro e dei difensori dell’elezione di un popolo a scapito di altri. La certezza dei discepoli è quella che Dio è dalla loro parte mentre chi si riempie la bocca del suo nome alzando steccati, sta smerciando un’immagine adulterata di Dio. La storia cristiana però dimostra che anche chi si appella a questi primi discepoli perseguitati e uccisi per accampare pretese di un’autorità divina ha spesso perseguitato e oppresso anziché liberare un’umanità, che si è vista privata dell’autenticità di un incontro con un Dio che ama e perdona; ciò significa che è necessario sempre vigilare su cosa debba essere l’annuncio del vangelo e vincere la paura, che ritorna sempre, di perdere la propria posizione di forza o di sicurezza dovuta al compromesso con la logica del mondo.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo