Ultime Notizie

Dal 4 al 6 aprile 2024

71^ Assemblea Generale USMI

Circa 300 Superiore Generali e Superiore Provinciali di diverse Congregazioni religiose, sono radunate a Roma per l’annuale Assemblea formativa e informativa; per riflettere e confrontarsi su come rendere sempre più significativa la presenza della vita consacrata all’interno della Chiesa e della società. Varie le “voci” che commenteranno il tema dell’Assemblea: - Rosanna Virgili, biblista e docente, proporrà la Lectio su un passo biblico. - Monsignor Paolo Martinelli, vescovo e Vicario apostolico per l’Arabia meridionale (in collegamento da Dubai) offrirà la sua riflessione teologica sulla speranza. - Margaret Karram, teologa palestinese, presidente del Movimento dei Focolari e membro del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, offrirà la sua testimonianza, la sua esperienza di vita e di servizio ecclesiale. - Non mancherà la presenza del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, attraverso il saluto di sr Simona Brambilla, delle suore Missionarie della Consolata. Il programma prevede: relazioni e conversazioni ai tavoli; momenti di preghiera e di riflessione; focus su processi in atto e spazi di condivisione tra le partecipanti. Chi volesse seguire l’evento può cliccare sui seguenti link: https://www.usminazionale.net/assemblee/71-assemblea-generale https://www.facebook.com/usminaz/?locale=it_IT

Semi di Parola

XXVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel regno di Dio (Mt 21,28-32)
Mentre il riferimento alle prostitute è chiaro anche oggi, la figura dei pubblicani appare misteriosa. Erano gli esattori delle tasse per conto dei romani ma chiedevano molto di più di ciò che davano ai dominatori e spesso prestavano anche ad interessi esorbitanti mettendo sul lastrico tante famiglie. Erano insomma delinquenti assunti dallo Stato. Gesù metteva a confronto queste due categorie con i suoi interlocutori, quei gestori del sacro ed esegeti della Parola di Dio che amministravano la giustizia in base alla legge di Mosè. Capiamo facilmente perché Gesù non suscitava le loro simpatie fino a far decidere a loro di farlo morire. I due figli della parabola (che riecheggia quella molto più estesa del figliol prodigo) rappresentano i due tipi di adesione a Dio: quello fatto solo di parole, e quello basato sui fatti, sull’azione, come già aveva detto Gesù nel primo discorso del vangelo: “Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”; quella volontà espressa chiaramente nella Sacra Scrittura ben conosciuta dai maestri a cui Gesù si rivolge: accogliere, per esempio, lo straniero, prendersi cura dei poveri, impedire il dilagare dell’ingiustizia sociale. Gesù ha visto in coloro che erano coscienti di agire male la capacità di mettersi in discussione e di andare da Giovanni a chiedere il perdono mentre quelli che si riempivano la bocca di grandi parole e si ritenevano perfetti solo per questo, non hanno avuto la capacità di farlo. Un copione che si ripete spesso nella storia delle religioni o delle ideologie che si appellano ai valori come la democrazia e la libertà: la convinzione che basti proclamare a parole i grandi ideali mentre nei fatti si calpesta la dignità dei propri simili. Giovanni e Gesù sono tra quelli che, prima di proclamare belle parole, hanno nei fatti realizzato la scelta di obbedire a quel Dio che sente il grido degli oppressi, e hanno deciso di accogliere chi era disprezzato. Solo dopo aver condiviso la sorte degli ultimi hanno detto parole che avevano il peso e la garanzia dei fatti.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo