Ultime Notizie

8 Settembre

Natività della Vergine Maria: una Festa di grazia e di luce

L’8 settembre, solennità della Natività della Vergine Maria, è una data che risplende di luce e significato per l’Istituto Figlie del Divino Zelo. È in questo giorno che, secondo la tradizione, Padre Annibale Maria Di Francia ricevette la grazia di una visione celeste: vide Maria Bambina, poco prima di lasciare questa terra, come segno di consolazione e conferma della sua opera. Questa festa, così cara al cuore del Fondatore, è anche occasione privilegiata per celebrare le Professioni Religiose, momento in cui il “sì” delle novizie si unisce al fiat di Maria, nella gioia della consacrazione. Quest’anno, la famiglia religiosa si è arricchita di quattro nuove Figlie del Divino Zelo provenienti dal Rwanda, che hanno emesso la loro Prima Professione Religiosa. Con emozione e gratitudine, hanno pronunciato il loro impegno davanti al Signore, alla comunità e alla Chiesa, diventando segno vivo del Rogate che continua a fiorire. Auguri di cuore alle nuove consorelle: che la loro vita consacrata sia sempre illuminata dalla dolce presenza di Maria Bambina e sostenuta dal carisma ardente del nostro Fondatore. Che possano essere, come lui desiderava, “anime ripiene di zelo divino per la salvezza delle anime e per la gloria di Dio”.

Semi di Parola

XXVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel regno di Dio (Mt 21,28-32)
Mentre il riferimento alle prostitute è chiaro anche oggi, la figura dei pubblicani appare misteriosa. Erano gli esattori delle tasse per conto dei romani ma chiedevano molto di più di ciò che davano ai dominatori e spesso prestavano anche ad interessi esorbitanti mettendo sul lastrico tante famiglie. Erano insomma delinquenti assunti dallo Stato. Gesù metteva a confronto queste due categorie con i suoi interlocutori, quei gestori del sacro ed esegeti della Parola di Dio che amministravano la giustizia in base alla legge di Mosè. Capiamo facilmente perché Gesù non suscitava le loro simpatie fino a far decidere a loro di farlo morire. I due figli della parabola (che riecheggia quella molto più estesa del figliol prodigo) rappresentano i due tipi di adesione a Dio: quello fatto solo di parole, e quello basato sui fatti, sull’azione, come già aveva detto Gesù nel primo discorso del vangelo: “Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”; quella volontà espressa chiaramente nella Sacra Scrittura ben conosciuta dai maestri a cui Gesù si rivolge: accogliere, per esempio, lo straniero, prendersi cura dei poveri, impedire il dilagare dell’ingiustizia sociale. Gesù ha visto in coloro che erano coscienti di agire male la capacità di mettersi in discussione e di andare da Giovanni a chiedere il perdono mentre quelli che si riempivano la bocca di grandi parole e si ritenevano perfetti solo per questo, non hanno avuto la capacità di farlo. Un copione che si ripete spesso nella storia delle religioni o delle ideologie che si appellano ai valori come la democrazia e la libertà: la convinzione che basti proclamare a parole i grandi ideali mentre nei fatti si calpesta la dignità dei propri simili. Giovanni e Gesù sono tra quelli che, prima di proclamare belle parole, hanno nei fatti realizzato la scelta di obbedire a quel Dio che sente il grido degli oppressi, e hanno deciso di accogliere chi era disprezzato. Solo dopo aver condiviso la sorte degli ultimi hanno detto parole che avevano il peso e la garanzia dei fatti.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo