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8 Settembre

Natività della Vergine Maria: una Festa di grazia e di luce

L’8 settembre, solennità della Natività della Vergine Maria, è una data che risplende di luce e significato per l’Istituto Figlie del Divino Zelo. È in questo giorno che, secondo la tradizione, Padre Annibale Maria Di Francia ricevette la grazia di una visione celeste: vide Maria Bambina, poco prima di lasciare questa terra, come segno di consolazione e conferma della sua opera. Questa festa, così cara al cuore del Fondatore, è anche occasione privilegiata per celebrare le Professioni Religiose, momento in cui il “sì” delle novizie si unisce al fiat di Maria, nella gioia della consacrazione. Quest’anno, la famiglia religiosa si è arricchita di quattro nuove Figlie del Divino Zelo provenienti dal Rwanda, che hanno emesso la loro Prima Professione Religiosa. Con emozione e gratitudine, hanno pronunciato il loro impegno davanti al Signore, alla comunità e alla Chiesa, diventando segno vivo del Rogate che continua a fiorire. Auguri di cuore alle nuove consorelle: che la loro vita consacrata sia sempre illuminata dalla dolce presenza di Maria Bambina e sostenuta dal carisma ardente del nostro Fondatore. Che possano essere, come lui desiderava, “anime ripiene di zelo divino per la salvezza delle anime e per la gloria di Dio”.

Semi di Parola

XX Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Donna, grande è la tua fede (Mt 15,21-28).
Questo racconto contiene, forse, l’episodio più imbarazzante della vita pubblica di Gesù, dove si racconta che resta indifferente se non infastidito di fronte alla richiesta di una donna pagana. L’evangelista Matteo rincara la dose, in quanto Gesù espone il criterio del rifiuto: sono stato mandato solo agli ebrei, peccatori, sì (pecore perdute), ma sempre ebrei. Gli altri, i non ebrei, sono definiti semplicemente cani (che, in una cultura dove non c’è la cura per il migliore amico dell’uomo, non era certamente un complimento); unico apparente segno dell’animo tutto sommato sensibile di Gesù è il fatto che li chiama “cagnolini”, cuccioli. L’aver raccontato l’episodio da parte di Marco e poi di Matteo (Luca non lo fa perché la questione pagana verrà affrontata negli Atti), nonostante l’imbarazzo della scena, dimostra che è avvenuto realmente e probabilmente quella donna ha fatto veramente cambiare il punto di vista a Gesù. Ma perché continuare a raccontarlo e scriverlo poi in vangeli destinati anche ai cristiani non ebrei? Probabilmente perché la difficoltà è stata avvertita dalle prime comunità dove i discepoli storici hanno pensato che Gesù fosse venuto solo per il popolo eletto e Paolo, ultimo arrivato, ha dovuto combattere tanto per un vangelo destinato a tutta l’umanità e non solo agli ebrei. Ricordare che Gesù ha avuto la capacità di cambiare le proprie convinzioni è diventato un criterio per tutte le generazioni future e lo è anche per i cristiani di oggi. Quando siamo tentati di fare classifiche di dignità tra popoli o persone, facendolo anche in nome di Gesù e del vangelo, questo episodio sta a ricordarci che il vero discepolo di Gesù è capace e deve cambiare la propria prospettiva quando è a rischio il rispetto e la difesa della dignità umana. Il non farlo porta all’odio e alla distruzione di interi popoli, come lo è stato nei confronti del popolo ebraico, reo di non aver creduto in Gesù e di averlo ucciso e come lo è oggi nei confronti di chi crede diversamente in Dio oppure non corrisponde ai nostri standard di valori e quindi viene tenuto fuori dal proprio mondo, associando in questo delirio di disprezzo anche chi fino a ieri era oggetto di persecuzione, vantandoci di difendere la cosiddetta cultura giudaico-cristiana.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo