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8 Settembre

Palermo

25° di Professione Religiosa di Sr M. Caterina Berloco: con Maria nella fedeltà Nella cornice festosa dell’8 settembre, giorno della Natività della Vergine Maria, la comunità parrocchiale di Maria delle Grazie a Palermo Roccella ha vissuto un momento di profonda gratitudine e gioia: Sr. Caterina Berloco, Figlia del Divino Zelo, ha celebrato il 25° anniversario della sua Professione Religiosa, rinnovando il suo “sì” al Signore con la stessa intensità e amore di quel primo giorno. La celebrazione è stata preceduta da un Triduo Vocazionale, proposto ai vari gruppi della Parrocchia e animato con passione da Padre Pietro Ruggeri, rogazionista, che ha saputo risvegliare nei cuori il desiderio di ascoltare la voce di Dio e rispondere con generosità. Il culmine della festa è stato raggiunto durante la Santa Messa del 25°, presieduta dallo stesso Padre Pietro insieme al Parroco Don Ugo Di Marzo, in un clima di intensa preghiera, fraternità e riconoscenza. La comunità ha circondato Sr. Caterina con affetto, testimoniando quanto la sua presenza sia stata, in questi anni, segno di luce, servizio e fedeltà. Auguri di buona perseveranza a Sr. Caterina, perché il suo cammino continui ad essere fecondo, radicato nel carisma del Rogate e sempre accompagnato dalla tenerezza di Maria, Madre della Vocazione. Che il suo esempio possa ispirare nuove risposte d’amore e consacrazione nella Chiesa.

Semi di Parola

XX Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Donna, grande è la tua fede (Mt 15,21-28).
Questo racconto contiene, forse, l’episodio più imbarazzante della vita pubblica di Gesù, dove si racconta che resta indifferente se non infastidito di fronte alla richiesta di una donna pagana. L’evangelista Matteo rincara la dose, in quanto Gesù espone il criterio del rifiuto: sono stato mandato solo agli ebrei, peccatori, sì (pecore perdute), ma sempre ebrei. Gli altri, i non ebrei, sono definiti semplicemente cani (che, in una cultura dove non c’è la cura per il migliore amico dell’uomo, non era certamente un complimento); unico apparente segno dell’animo tutto sommato sensibile di Gesù è il fatto che li chiama “cagnolini”, cuccioli. L’aver raccontato l’episodio da parte di Marco e poi di Matteo (Luca non lo fa perché la questione pagana verrà affrontata negli Atti), nonostante l’imbarazzo della scena, dimostra che è avvenuto realmente e probabilmente quella donna ha fatto veramente cambiare il punto di vista a Gesù. Ma perché continuare a raccontarlo e scriverlo poi in vangeli destinati anche ai cristiani non ebrei? Probabilmente perché la difficoltà è stata avvertita dalle prime comunità dove i discepoli storici hanno pensato che Gesù fosse venuto solo per il popolo eletto e Paolo, ultimo arrivato, ha dovuto combattere tanto per un vangelo destinato a tutta l’umanità e non solo agli ebrei. Ricordare che Gesù ha avuto la capacità di cambiare le proprie convinzioni è diventato un criterio per tutte le generazioni future e lo è anche per i cristiani di oggi. Quando siamo tentati di fare classifiche di dignità tra popoli o persone, facendolo anche in nome di Gesù e del vangelo, questo episodio sta a ricordarci che il vero discepolo di Gesù è capace e deve cambiare la propria prospettiva quando è a rischio il rispetto e la difesa della dignità umana. Il non farlo porta all’odio e alla distruzione di interi popoli, come lo è stato nei confronti del popolo ebraico, reo di non aver creduto in Gesù e di averlo ucciso e come lo è oggi nei confronti di chi crede diversamente in Dio oppure non corrisponde ai nostri standard di valori e quindi viene tenuto fuori dal proprio mondo, associando in questo delirio di disprezzo anche chi fino a ieri era oggetto di persecuzione, vantandoci di difendere la cosiddetta cultura giudaico-cristiana.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo