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Casa della Giovane – 11 dicembre 2025

Insieme nell’attesa del Natale

La sera dell’11 dicembre, la ragazza della Casa della Giovane, insieme alla comunità educativa e alle suore, ha vissuto un momento speciale per riscoprire la bellezza e la gioia dell’attesa del Signore Gesù, che viene nei nostri cuori e si fa presenza in mezzo a noi. Abbiamo voluto fermarci insieme, con la presenza di Maria – la prima che ha accolto l’Annuncio e ha detto il suo “sì” con amore e fiducia – per contemplare l’Atteso, il piccolo Gesù, salvezza per tutti. La serata è stata arricchita da uno scambio di auguri, dalla decorazione di un albero di Natale con palline e parole di speranza, da canti e dal gesto simbolico di accendere le candele della Gioia, della Pace, dell’Amore e della Luce. Ognuna ha portato con sé una piccola fiammella nel cuore, segno di un cammino condiviso come parte di una grande famiglia che attende e si lascia sorprendere dalla vera bellezza del Natale: la tenera presenza di Gesù. Che la luce del Bambino Gesù, atteso e accolto con cuore semplice, illumini i nostri passi e renda le nostre comunità sempre più segni di gioia, pace e amore. Con Maria, la Madre dell’Attesa, continuiamo il cammino verso il Natale, certi che la Sua presenza tenera e umile è la vera bellezza che salva e rinnova il mondo.

Semi di Parola

V Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Voi siete la luce del mondo (Mt 5,13-16).
Gesù usa due immagini per definire i discepoli che sembrano molto pretenziose se intese come una definizione assoluta, cioè se dovessero significare che solo i discepoli sono sale e luce e non altri. Più che una descrizione della realtà esse sono un monito per chi dice di seguire Gesù: dovete essere sale e luce; chi incrocia un seguace di Gesù, infatti, dovrebbe percepirlo allo stesso modo in cui si sente il sale in un cibo, che altrimenti risulta insipido, e allo stesso modo in cui si percepisce la luce che, dove non trova impedimento, esprime pienamente la sua funzione Visto in questa prospettiva, il messaggio di Gesù è chiaro: il cristiano non può essere insipido né accomodante; ogni forma di compromesso rende la testimonianza del vangelo inefficace e inutile. Conoscere il vangelo e non testimoniarlo è come mettere una luce sotto un coperchio opaco che impedisce di farla vedere. Tuttavia, è importante capire il come il vangelo va testimoniato; innanzitutto non può essere preteso dagli altri ma deve essere vissuto in prima persona: il sale resta sale, non trasforma la chimica dei cibi ma aggiunge sapore. Ciò significa che il vangelo per essere testimoniato va vissuto più che predicato: chi renderà gloria a Dio non lo farà per le belle parole dette o per i valori etici sbandierati (basti ricordare qualche manifestazione in difesa della famiglia fatta qualche anno fa da politici che vivevano in assoluto contrasto con ciò che definivano valore da difendere) ma perché sarà affascinato (nella lingua originale l’aggettivo che definisce le opere è “belle”, non “buone”) da una vita evangelica vissuta in autenticità e senza ostentazione, perché la luce, se non trova ostacolo, splende da sé, non deve sforzarsi per farlo.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo