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Casa della Giovane – 11 dicembre 2025

Insieme nell’attesa del Natale

La sera dell’11 dicembre, la ragazza della Casa della Giovane, insieme alla comunità educativa e alle suore, ha vissuto un momento speciale per riscoprire la bellezza e la gioia dell’attesa del Signore Gesù, che viene nei nostri cuori e si fa presenza in mezzo a noi. Abbiamo voluto fermarci insieme, con la presenza di Maria – la prima che ha accolto l’Annuncio e ha detto il suo “sì” con amore e fiducia – per contemplare l’Atteso, il piccolo Gesù, salvezza per tutti. La serata è stata arricchita da uno scambio di auguri, dalla decorazione di un albero di Natale con palline e parole di speranza, da canti e dal gesto simbolico di accendere le candele della Gioia, della Pace, dell’Amore e della Luce. Ognuna ha portato con sé una piccola fiammella nel cuore, segno di un cammino condiviso come parte di una grande famiglia che attende e si lascia sorprendere dalla vera bellezza del Natale: la tenera presenza di Gesù. Che la luce del Bambino Gesù, atteso e accolto con cuore semplice, illumini i nostri passi e renda le nostre comunità sempre più segni di gioia, pace e amore. Con Maria, la Madre dell’Attesa, continuiamo il cammino verso il Natale, certi che la Sua presenza tenera e umile è la vera bellezza che salva e rinnova il mondo.

Semi di Parola

XXVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel regno di Dio (Mt 21,28-32)
Mentre il riferimento alle prostitute è chiaro anche oggi, la figura dei pubblicani appare misteriosa. Erano gli esattori delle tasse per conto dei romani ma chiedevano molto di più di ciò che davano ai dominatori e spesso prestavano anche ad interessi esorbitanti mettendo sul lastrico tante famiglie. Erano insomma delinquenti assunti dallo Stato. Gesù metteva a confronto queste due categorie con i suoi interlocutori, quei gestori del sacro ed esegeti della Parola di Dio che amministravano la giustizia in base alla legge di Mosè. Capiamo facilmente perché Gesù non suscitava le loro simpatie fino a far decidere a loro di farlo morire. I due figli della parabola (che riecheggia quella molto più estesa del figliol prodigo) rappresentano i due tipi di adesione a Dio: quello fatto solo di parole, e quello basato sui fatti, sull’azione, come già aveva detto Gesù nel primo discorso del vangelo: “Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”; quella volontà espressa chiaramente nella Sacra Scrittura ben conosciuta dai maestri a cui Gesù si rivolge: accogliere, per esempio, lo straniero, prendersi cura dei poveri, impedire il dilagare dell’ingiustizia sociale. Gesù ha visto in coloro che erano coscienti di agire male la capacità di mettersi in discussione e di andare da Giovanni a chiedere il perdono mentre quelli che si riempivano la bocca di grandi parole e si ritenevano perfetti solo per questo, non hanno avuto la capacità di farlo. Un copione che si ripete spesso nella storia delle religioni o delle ideologie che si appellano ai valori come la democrazia e la libertà: la convinzione che basti proclamare a parole i grandi ideali mentre nei fatti si calpesta la dignità dei propri simili. Giovanni e Gesù sono tra quelli che, prima di proclamare belle parole, hanno nei fatti realizzato la scelta di obbedire a quel Dio che sente il grido degli oppressi, e hanno deciso di accogliere chi era disprezzato. Solo dopo aver condiviso la sorte degli ultimi hanno detto parole che avevano il peso e la garanzia dei fatti.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo