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31 GENNAIO 2026

PER LA FAMIGLIA ROGAZIONISTA SI CELEBRA LA SOLENNITA’ DEL NOME SANTISSIMO DI GESU’

Il santo Fondatore Annibale Maria Di Francia ha dato sempre grande rilievo alla celebrazione del Nome Santissimo di Gesù, stabilendo che tale importanza non deve mai diminuire nella vita delle Congregazioni religiose da Lui fondate. Su questa grande tradizione si radica la Grande Supplica presentata a Dio Padre nel Nome di Gesù sacramentato fin dal 1888. Ricordava Sant’Annibale Maria ai suoi religiosi: qualunque cosa chiederete al Padre nel Nome di Gesù, Egli ve la concederà. Ogni comunità religiosa, in questo giorno così significativo per la Congregazione dei Padri Rogazionisti e delle Suore Figlie del Divino Zelo, si è ritrovata in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento, in atteggiamento di ringraziamento per i doni e benefici ricevuti nello scorso anno e in atteggiamento di supplica per intercedere le benedizioni del Signore sulle comunità e sulla famiglia rogazionista per il nuovo anno.

Semi di Parola

VI Domenica di Pasqua – Anno A - Se mi amate osserverete i miei comandamenti (Gv 14,15-21).
L’affermazione di Gesù al condizionale sembrerebbe indicare una scelta da compiere. In realtà è la descrizione di una situazione: ama realmente Gesù chi vive i suoi comandamenti o, meglio, il suo unico e solo comandamento che è l’amore reciproco: l’amore è legge a sé stesso. Se allarghiamo lo sguardo al Nuovo Testamento, vediamo che l’amore è dato dallo Spirito riversato nei cuori, come dice Paolo; allo stesso tempo lo Spirito è la legge scritta nei cuori promessa dal profeta Geremia perché viene effuso sui discepoli nel giorno di Pentecoste che ricorda nell’ebraismo il dono della Legge sul Sinai. Osservare i comandamenti significa amare perché è ciò che Dio ha scritto nel cuore dell’uomo: essere immagine di Dio significa incarnare ciò che Lui è, cioè amore. Il fatto che nei secoli il cristianesimo è stato presentato come custode di una morale fatta di divieti rigidi, ha fatto dimenticare che il suo fondamento è il comandamento dell’amore. Vedere Dio o sperimentare la presenza di Gesù non significa avere visioni soprannaturali, ma piuttosto vivere il suo stesso modo di essere, improntato all’amore e al perdono. Esattamente come accadde ai due di Emmaus: finché discutevano di varie questioni, anche elevate spiritualmente, non erano in grado di riconoscere Gesù accanto a loro; solo quando hanno accolto in casa quel viandante, gli si sono aperti gli occhi e hanno visto Gesù. Quando si parla di crisi della fede nel nostro mondo, forse dovremmo focalizzare meglio sulla vera crisi che attraversa i singoli e le società: è piuttosto una crisi d’amore. La paura, il risentimento e anche il disprezzo per l’altro che sperimentano anche molti che si ritengono credenti in Gesù, nasce dal fatto che non amano Gesù in quelli con cui Lui si identifica: l’affamato, lo straniero, il reietto. Solo quando avremo il coraggio di fare verità sulla nostra mancanza di amore, forse troveremo la strada per risolvere anche le crisi di fede.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo