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31 GENNAIO 2026

PER LA FAMIGLIA ROGAZIONISTA SI CELEBRA LA SOLENNITA’ DEL NOME SANTISSIMO DI GESU’

Il santo Fondatore Annibale Maria Di Francia ha dato sempre grande rilievo alla celebrazione del Nome Santissimo di Gesù, stabilendo che tale importanza non deve mai diminuire nella vita delle Congregazioni religiose da Lui fondate. Su questa grande tradizione si radica la Grande Supplica presentata a Dio Padre nel Nome di Gesù sacramentato fin dal 1888. Ricordava Sant’Annibale Maria ai suoi religiosi: qualunque cosa chiederete al Padre nel Nome di Gesù, Egli ve la concederà. Ogni comunità religiosa, in questo giorno così significativo per la Congregazione dei Padri Rogazionisti e delle Suore Figlie del Divino Zelo, si è ritrovata in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento, in atteggiamento di ringraziamento per i doni e benefici ricevuti nello scorso anno e in atteggiamento di supplica per intercedere le benedizioni del Signore sulle comunità e sulla famiglia rogazionista per il nuovo anno.

Semi di Parola

V Domenica di Quaresima – Anno A - Se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto (Gv 11,3-7.17.20-27.33-45).
Il racconto della risurrezione di Lazzaro ha principalmente un significato simbolico nel vangelo di Giovanni, in quanto anticipa l’evento della risurrezione di Gesù che ha vinto la morte. Il senso del racconto però va oltre in quanto mette in scena simbolicamente tutte quelle situazioni in cui si deve passare dalla morte alla vita: i fallimenti, le persecuzioni, le malattie, i traumi, la perdita di persone amate. Ogni esperienza, insomma, che ci fa morire dentro e ci fa sentire bloccati e legati come Lazzaro dalle sue bende. L’insistenza sul fatto che il cadavere è già in decomposizione rimanda a situazioni che immobilizzano nel tempo, non a dispiaceri passeggeri. Marta nel velato rimprovero a Gesù dice una verità importante: se tu ci fossi stato mio fratello non sarebbe morto. Dove Gesù è veramente presente con il suo amore si sperimenta la libertà, si capisce che si può vivere non ripiegati sulle proprie paure ma rivolti agli altri non per essere gratificati perché già forti dell’esperienza dell’amore ricevuto da Dio. È questo che rende realmente credenti, non l’adesione a dogmi e costruzioni teologiche ma sentire nel profondo del proprio animo che vale la pena vivere come Lui è vissuto. Sentendoci liberati dalle nostre catene mentali comprendiamo che la nostra missione di vita è fare lo stesso con chi è bloccato dalle bende del proprio dolore e dei propri fallimenti, sentendo come vere le parole ricordate da Paolo: c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Sono queste, quindi, le morti che possiamo imparare a sconfiggere, credendo che l’ultimo nemico sarà vinto solo dall’amore di Dio perchè la sua sconfitta non dipende dai nostri sforzi e dall’illusione di conquistare l’immortalità con la tecnica.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo