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1° Febbraio 2026

48ª Giornata Nazionale per la Vita – “Prima i bambini!”

La Giornata per la Vita richiama l’invito evangelico a mettere i bambini al centro: Gesù li accoglie con tenerezza e li indica come modello per entrare nel Regno. Oggi, però, i piccoli sono spesso le prime vittime delle scelte degli adulti: guerre, violenze, sfruttamento, povertà educativa, manipolazioni ideologiche, solitudini familiari. La nostra società, segnata da individualismo e crisi di generatività, rischia di perdere la capacità di accogliere e servire la vita nascente. Eppure, la qualità di una comunità si misura da come custodisce i suoi bambini e sostiene le loro famiglie. Anche la Chiesa è chiamata a rinnovare la propria cura: prevenire ogni abuso, creare ambienti realmente accoglienti, educare con linguaggi adatti alla loro età, accompagnare le fragilità e le maternità difficili. La Giornata per la Vita diventa così un appello a una duplice conversione: • ritorno al valore della generatività; • cambiamento di mentalità, per superare egoismi e rimettere davvero i piccoli al primo posto. A sostenerci risuona la voce di sant’Annibale, che vedeva nei bambini il volto stesso di Dio: «I bambini sono il sorriso di Dio sulla terra, la sua tenerezza incarnata. In ogni piccolo povero e abbandonato è Gesù che ci tende le braccia.» E ancora: «I piccoli non hanno voce: siamo noi la loro voce. Non hanno difesa: siamo noi la loro difesa.» Il suo appello ci ricorda che mettere “prima i bambini” non è solo un gesto di bontà, ma una scelta evangelica e civile che costruisce futuro.

Semi di Parola

V Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Voi siete la luce del mondo (Mt 5,13-16).
Gesù usa due immagini per definire i discepoli che sembrano molto pretenziose se intese come una definizione assoluta, cioè se dovessero significare che solo i discepoli sono sale e luce e non altri. Più che una descrizione della realtà esse sono un monito per chi dice di seguire Gesù: dovete essere sale e luce; chi incrocia un seguace di Gesù, infatti, dovrebbe percepirlo allo stesso modo in cui si sente il sale in un cibo, che altrimenti risulta insipido, e allo stesso modo in cui si percepisce la luce che, dove non trova impedimento, esprime pienamente la sua funzione Visto in questa prospettiva, il messaggio di Gesù è chiaro: il cristiano non può essere insipido né accomodante; ogni forma di compromesso rende la testimonianza del vangelo inefficace e inutile. Conoscere il vangelo e non testimoniarlo è come mettere una luce sotto un coperchio opaco che impedisce di farla vedere. Tuttavia, è importante capire il come il vangelo va testimoniato; innanzitutto non può essere preteso dagli altri ma deve essere vissuto in prima persona: il sale resta sale, non trasforma la chimica dei cibi ma aggiunge sapore. Ciò significa che il vangelo per essere testimoniato va vissuto più che predicato: chi renderà gloria a Dio non lo farà per le belle parole dette o per i valori etici sbandierati (basti ricordare qualche manifestazione in difesa della famiglia fatta qualche anno fa da politici che vivevano in assoluto contrasto con ciò che definivano valore da difendere) ma perché sarà affascinato (nella lingua originale l’aggettivo che definisce le opere è “belle”, non “buone”) da una vita evangelica vissuta in autenticità e senza ostentazione, perché la luce, se non trova ostacolo, splende da sé, non deve sforzarsi per farlo.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo