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1° Febbraio 2026

48ª Giornata Nazionale per la Vita – “Prima i bambini!”

La Giornata per la Vita richiama l’invito evangelico a mettere i bambini al centro: Gesù li accoglie con tenerezza e li indica come modello per entrare nel Regno. Oggi, però, i piccoli sono spesso le prime vittime delle scelte degli adulti: guerre, violenze, sfruttamento, povertà educativa, manipolazioni ideologiche, solitudini familiari. La nostra società, segnata da individualismo e crisi di generatività, rischia di perdere la capacità di accogliere e servire la vita nascente. Eppure, la qualità di una comunità si misura da come custodisce i suoi bambini e sostiene le loro famiglie. Anche la Chiesa è chiamata a rinnovare la propria cura: prevenire ogni abuso, creare ambienti realmente accoglienti, educare con linguaggi adatti alla loro età, accompagnare le fragilità e le maternità difficili. La Giornata per la Vita diventa così un appello a una duplice conversione: • ritorno al valore della generatività; • cambiamento di mentalità, per superare egoismi e rimettere davvero i piccoli al primo posto. A sostenerci risuona la voce di sant’Annibale, che vedeva nei bambini il volto stesso di Dio: «I bambini sono il sorriso di Dio sulla terra, la sua tenerezza incarnata. In ogni piccolo povero e abbandonato è Gesù che ci tende le braccia.» E ancora: «I piccoli non hanno voce: siamo noi la loro voce. Non hanno difesa: siamo noi la loro difesa.» Il suo appello ci ricorda che mettere “prima i bambini” non è solo un gesto di bontà, ma una scelta evangelica e civile che costruisce futuro.

Semi di Parola

VI Domenica di Pasqua – Anno A - Se mi amate osserverete i miei comandamenti (Gv 14,15-21).
L’affermazione di Gesù al condizionale sembrerebbe indicare una scelta da compiere. In realtà è la descrizione di una situazione: ama realmente Gesù chi vive i suoi comandamenti o, meglio, il suo unico e solo comandamento che è l’amore reciproco: l’amore è legge a sé stesso. Se allarghiamo lo sguardo al Nuovo Testamento, vediamo che l’amore è dato dallo Spirito riversato nei cuori, come dice Paolo; allo stesso tempo lo Spirito è la legge scritta nei cuori promessa dal profeta Geremia perché viene effuso sui discepoli nel giorno di Pentecoste che ricorda nell’ebraismo il dono della Legge sul Sinai. Osservare i comandamenti significa amare perché è ciò che Dio ha scritto nel cuore dell’uomo: essere immagine di Dio significa incarnare ciò che Lui è, cioè amore. Il fatto che nei secoli il cristianesimo è stato presentato come custode di una morale fatta di divieti rigidi, ha fatto dimenticare che il suo fondamento è il comandamento dell’amore. Vedere Dio o sperimentare la presenza di Gesù non significa avere visioni soprannaturali, ma piuttosto vivere il suo stesso modo di essere, improntato all’amore e al perdono. Esattamente come accadde ai due di Emmaus: finché discutevano di varie questioni, anche elevate spiritualmente, non erano in grado di riconoscere Gesù accanto a loro; solo quando hanno accolto in casa quel viandante, gli si sono aperti gli occhi e hanno visto Gesù. Quando si parla di crisi della fede nel nostro mondo, forse dovremmo focalizzare meglio sulla vera crisi che attraversa i singoli e le società: è piuttosto una crisi d’amore. La paura, il risentimento e anche il disprezzo per l’altro che sperimentano anche molti che si ritengono credenti in Gesù, nasce dal fatto che non amano Gesù in quelli con cui Lui si identifica: l’affamato, lo straniero, il reietto. Solo quando avremo il coraggio di fare verità sulla nostra mancanza di amore, forse troveremo la strada per risolvere anche le crisi di fede.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo