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25 marzo 2026 - Altamura

Solennità dell' Annunciazione del Signore. Un giorno di grazia e di gratitudine: celebrato il 25° anniversario di Professione Religiosa di Suor M. Marcella Pistacchio

La comunità delle Figlie del Divino Zelo di Altamura ha vissuto, nei giorni 24 e 25 marzo 2026, una celebrazione intensa e colma di riconoscenza per il 25° anniversario di Professione Religiosa di Suor M. Marcella Pistacchio. Familiari, consorelle, amici e fedeli si sono uniti in un clima di gioia condivisa, ringraziando il Signore per la sua fedeltà e per il cammino vocazionale di Suor Marcella, custodito nella preghiera e nella donazione quotidiana. La frase da lei scelta per questo anniversario – «Non temere… Nulla è impossibile a Dio» – ha accompagnato l’intera celebrazione, diventando eco di fiducia e abbandono nelle mani del Padre. La veglia di preghiera Martedì 24 marzo la comunità si è raccolta per una veglia di preghiera, semplice e intensa, nella quale sono state ricordate le tappe più significative del cammino di Suor Marcella. Il clima di ascolto e di lode ha permesso a tutti di entrare nel mistero di una vocazione che continua a rinnovarsi nella fedeltà quotidiana. La celebrazione eucaristica Mercoledì 25 marzo, la celebrazione eucaristica presieduta dal Rev.do P. Angelo Sardone, R.C.J., ha rappresentato il cuore della festa. Nell’omelia è stato sottolineato il valore della perseveranza e della fiducia in Dio, che guida e sostiene ogni passo della vita consacrata. La presenza affettuosa di familiari, consorelle e amici ha reso la celebrazione un momento di comunione profonda e di sincera gratitudine. Un momento di fraternità e ringraziamento Dopo la celebrazione, la festa è proseguita con un momento di agape fraterna, vissuto in semplicità e gioia. Suor Marcella facendo proprie le parole del Salmo 116: «Lodate il Signore… Forte è il suo amore per noi. La sua fedeltà dura in eterno», ha espresso il suo grazie a Dio e a tutte le persone che l’hanno accompagnata in questi venticinque anni, condividendo con loro la gioia di questo traguardo e affidando al Signore il cammino che continua.

Semi di Parola

XXVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel regno di Dio (Mt 21,28-32)
Mentre il riferimento alle prostitute è chiaro anche oggi, la figura dei pubblicani appare misteriosa. Erano gli esattori delle tasse per conto dei romani ma chiedevano molto di più di ciò che davano ai dominatori e spesso prestavano anche ad interessi esorbitanti mettendo sul lastrico tante famiglie. Erano insomma delinquenti assunti dallo Stato. Gesù metteva a confronto queste due categorie con i suoi interlocutori, quei gestori del sacro ed esegeti della Parola di Dio che amministravano la giustizia in base alla legge di Mosè. Capiamo facilmente perché Gesù non suscitava le loro simpatie fino a far decidere a loro di farlo morire. I due figli della parabola (che riecheggia quella molto più estesa del figliol prodigo) rappresentano i due tipi di adesione a Dio: quello fatto solo di parole, e quello basato sui fatti, sull’azione, come già aveva detto Gesù nel primo discorso del vangelo: “Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”; quella volontà espressa chiaramente nella Sacra Scrittura ben conosciuta dai maestri a cui Gesù si rivolge: accogliere, per esempio, lo straniero, prendersi cura dei poveri, impedire il dilagare dell’ingiustizia sociale. Gesù ha visto in coloro che erano coscienti di agire male la capacità di mettersi in discussione e di andare da Giovanni a chiedere il perdono mentre quelli che si riempivano la bocca di grandi parole e si ritenevano perfetti solo per questo, non hanno avuto la capacità di farlo. Un copione che si ripete spesso nella storia delle religioni o delle ideologie che si appellano ai valori come la democrazia e la libertà: la convinzione che basti proclamare a parole i grandi ideali mentre nei fatti si calpesta la dignità dei propri simili. Giovanni e Gesù sono tra quelli che, prima di proclamare belle parole, hanno nei fatti realizzato la scelta di obbedire a quel Dio che sente il grido degli oppressi, e hanno deciso di accogliere chi era disprezzato. Solo dopo aver condiviso la sorte degli ultimi hanno detto parole che avevano il peso e la garanzia dei fatti.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

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