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29 Maggio 2026

Triduo in preparazione alla Festa di Sant’Annibale M. Di Francia (1927- 1 giugno - 2026)

29 maggio: primo giorno del triduo in preparazione alla festa di sant'Annibale Maria Di Francia VOCAZIONE ALLA SANTITÀ Dalla prima Lettera di san Pietro apostolo Ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo. Dagli scritti di sant'Annibale Maria Di Francia Dopo la lettura breve dei vespri o in altri momenti di preghiera Tutto deve cominciare dall’amore. È l’amore verso Dio sommo Bene che dà un valore inestimabile ad ogni nostra azione. L’amore è il maestro di ogni perfezione. tutto è perduto ciò che non si fa per amore. L’amore forma la rettitudine d’intenzione, facendoci operare tutto per Dio, per la sua gloria, per il suo onore, tutto per motivo di gratitudine verso l’altissimo, per i suoi divini benefici nell’ordine naturale, e verso Gesù Cristo Signor nostro per i divini benefici della sua redenzione. L’amore puro spinge l’anima ad amare Dio per sé medesimo, più ancora che per l’obbligo che Dio stesso ce ne ha fatto, e al quale ci ha impegnati con tante prove, e per i grandi beni che ci provengono dall’amare iddio. Quest’amore puro, al quale tutti dobbiamo aspirare incessantemente, è il colmo della carità, ed è immagine della perfettissima carità con cui i Beati amano Dio nel Cielo. Sia questo l’esercizio degli esercizi del divino amore: spingere a questo puro amore la mente, la volontà, il cuore. Intercessioni Da aggiungere alle intercessioni dei vespri Signore Gesù, tu hai detto che l’albero buono si riconosce dai suoi frutti, – fa’ che, seguendo le orme di sant’Annibale Maria, possiamo rimanere sempre uniti a te, che sei la vera vite, per portare frutti di santità. Signore Gesù, tu chiami tutti ad essere santi per vivere la perfetta comunione con te e con il Padre nello Spirito Santo, – aiutaci ad essere in comunione con i fratelli, sull’esempio di sant’Annibale Maria, per giungere a te che sei la nostra vita. Orazione O Dio, che hai dato a sant’Annibale Maria la grazia di seguire fino in fondo Cristo povero e umile, concedi anche a noi di vivere fedelmente la nostra vocazione, per giungere alla perfetta carità che ci hai proposto nel tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello spirito santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen. Preghiera per le Vocazioni Padre Santo, Signore della messe, tu hai chiamato sant’Annibale Maria a condividere la compassione del tuo Figlio Gesù per le folle stanche e sfinite come pecore senza pastore, ispirando a lui la preghiera incessante per gli operai del Vangelo e l’amore preferenziale per i piccoli e i poveri. Per sua intercessione, manda apostoli santi nella tua Chiesa e concedi a noi, che lo veneriamo nostro Fondatore e padre, di condividere in pienezza il suo spirito di preghiera e la sua ardente carità. Amen.

Semi di Parola

XXVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel regno di Dio (Mt 21,28-32)
Mentre il riferimento alle prostitute è chiaro anche oggi, la figura dei pubblicani appare misteriosa. Erano gli esattori delle tasse per conto dei romani ma chiedevano molto di più di ciò che davano ai dominatori e spesso prestavano anche ad interessi esorbitanti mettendo sul lastrico tante famiglie. Erano insomma delinquenti assunti dallo Stato. Gesù metteva a confronto queste due categorie con i suoi interlocutori, quei gestori del sacro ed esegeti della Parola di Dio che amministravano la giustizia in base alla legge di Mosè. Capiamo facilmente perché Gesù non suscitava le loro simpatie fino a far decidere a loro di farlo morire. I due figli della parabola (che riecheggia quella molto più estesa del figliol prodigo) rappresentano i due tipi di adesione a Dio: quello fatto solo di parole, e quello basato sui fatti, sull’azione, come già aveva detto Gesù nel primo discorso del vangelo: “Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”; quella volontà espressa chiaramente nella Sacra Scrittura ben conosciuta dai maestri a cui Gesù si rivolge: accogliere, per esempio, lo straniero, prendersi cura dei poveri, impedire il dilagare dell’ingiustizia sociale. Gesù ha visto in coloro che erano coscienti di agire male la capacità di mettersi in discussione e di andare da Giovanni a chiedere il perdono mentre quelli che si riempivano la bocca di grandi parole e si ritenevano perfetti solo per questo, non hanno avuto la capacità di farlo. Un copione che si ripete spesso nella storia delle religioni o delle ideologie che si appellano ai valori come la democrazia e la libertà: la convinzione che basti proclamare a parole i grandi ideali mentre nei fatti si calpesta la dignità dei propri simili. Giovanni e Gesù sono tra quelli che, prima di proclamare belle parole, hanno nei fatti realizzato la scelta di obbedire a quel Dio che sente il grido degli oppressi, e hanno deciso di accogliere chi era disprezzato. Solo dopo aver condiviso la sorte degli ultimi hanno detto parole che avevano il peso e la garanzia dei fatti.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo