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III Capitolo Provinciale FDZ

Un primo giorno abitato dallo Spirito

Il nostro Capitolo si è aperto questa mattina con la celebrazione dell’Eucaristia, nella quale la liturgia ci ha consegnato due parole che hanno accompagnato tutto il giorno: ascolto e amore. Due verbi che non si spiegano, si vivono. Due verbi che ci hanno guidate come una bussola. La mattina: l’ascolto che apre il cuore Nella Messa abbiamo ricevuto l’invito a un ascolto che non è semplice udire, ma lasciarsi toccare, spostare, convertire. E il comandamento dell’amore ci ha ricordato che ogni discernimento nasce solo da un cuore che si lascia plasmare. Subito dopo, la mezza giornata di ritiro guidata da Ignazio Punzi, formatore-psicologo-psicoterapeuta familiare, ci ha condotte dentro il mistero della Pentecoste. La sua riflessione ci ha fatto respirare la freschezza dello Spirito che “non è statico: emigra, cammina”, e ci ha provocate a chiederci se siamo donne “in uscita” o se restiamo nei luoghi sicuri. Alcune parole hanno risuonato con forza: * «La fede si annuncia, non si difende» * «La comunione è possibile solo tra differenti» * «Il desiderio è un frammento d’infinito che ci abita» Una meditazione intensa, che ha toccato la vita concreta delle nostre comunità e il nostro modo di essere Chiesa. Il pomeriggio: lo Spirito che parla al femminile Nel pomeriggio abbiamo continuato il nostro cammino con l’ascolto del biblista prof. Luigi Santopaolo, che ci ha guidate ancora dentro Atti 2,1-13, ma da una prospettiva sorprendente: lo Spirito come presenza femminile, dalla Genesi alla Pentecoste. Una lettura che ha aperto orizzonti nuovi, mostrando come la Ruach – il soffio – sia forza generativa, custodia, creatività, capacità di far nascere e rinascere. Una giornata di ascolto e di dono Questo primo giorno di Capitolo è stato un vero tempo di grazia: un ascolto che ci ha rese più vere, un amore che ci ha rese più sorelle, uno Spirito che ci ha trovate fragili e disponibili, come nel Cenacolo. Ci affidiamo a Lui, che “accende cuori spenti” e ci rimette in cammino, perché questo Capitolo sia davvero un tempo di rinnovamento e di vita nuova per tutte.

Semi di Parola

XXVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel regno di Dio (Mt 21,28-32)
Mentre il riferimento alle prostitute è chiaro anche oggi, la figura dei pubblicani appare misteriosa. Erano gli esattori delle tasse per conto dei romani ma chiedevano molto di più di ciò che davano ai dominatori e spesso prestavano anche ad interessi esorbitanti mettendo sul lastrico tante famiglie. Erano insomma delinquenti assunti dallo Stato. Gesù metteva a confronto queste due categorie con i suoi interlocutori, quei gestori del sacro ed esegeti della Parola di Dio che amministravano la giustizia in base alla legge di Mosè. Capiamo facilmente perché Gesù non suscitava le loro simpatie fino a far decidere a loro di farlo morire. I due figli della parabola (che riecheggia quella molto più estesa del figliol prodigo) rappresentano i due tipi di adesione a Dio: quello fatto solo di parole, e quello basato sui fatti, sull’azione, come già aveva detto Gesù nel primo discorso del vangelo: “Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”; quella volontà espressa chiaramente nella Sacra Scrittura ben conosciuta dai maestri a cui Gesù si rivolge: accogliere, per esempio, lo straniero, prendersi cura dei poveri, impedire il dilagare dell’ingiustizia sociale. Gesù ha visto in coloro che erano coscienti di agire male la capacità di mettersi in discussione e di andare da Giovanni a chiedere il perdono mentre quelli che si riempivano la bocca di grandi parole e si ritenevano perfetti solo per questo, non hanno avuto la capacità di farlo. Un copione che si ripete spesso nella storia delle religioni o delle ideologie che si appellano ai valori come la democrazia e la libertà: la convinzione che basti proclamare a parole i grandi ideali mentre nei fatti si calpesta la dignità dei propri simili. Giovanni e Gesù sono tra quelli che, prima di proclamare belle parole, hanno nei fatti realizzato la scelta di obbedire a quel Dio che sente il grido degli oppressi, e hanno deciso di accogliere chi era disprezzato. Solo dopo aver condiviso la sorte degli ultimi hanno detto parole che avevano il peso e la garanzia dei fatti.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo