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PRESENTATI GLI ATTI DEL III CAPITOLO PROVINCIALE

Comunità di Altamura-Trani-Firenze-Monza-Sampierdarena-Vittorio Veneto-Padova-Monza

Un cammino condiviso per generare futuro Con profonda gratitudine e rinnovato senso di responsabilità, la Provincia "Nostra Signora della Guardia" delle Figlie del Divino Zelo consegna alle comunità gli Atti del III Capitolo Provinciale, celebrato ad Ariccia (Roma) dal 3 al 10 giugno 2026 presso il Centro di Accoglienza San Girolamo Emiliani dei Padri Somaschi. Il tema capitolare,“Fraternità che generano futuro: uniti nel carisma, creativi nella missione”, ha orientato un percorso di discernimento e di confronto che ha coinvolto tutte le sorelle della Provincia e, in alcuni momenti significativi, anche i collaboratori laici che condividono la missione del Rogate. Prima della celebrazione del Capitolo, le comunità hanno partecipato a un articolato cammino preparatorio fatto di incontri online, questionari di riflessione personale e comunitaria e momenti di ascolto condiviso. Particolarmente apprezzato è stato il contributo dei laici, la cui presenza durante i lavori capitolari è stata vissuta come un segno importante di corresponsabilità e di comunione nella missione. Gli Atti Capitolari raccolgono le priorità e le linee operative che accompagneranno il cammino della Provincia nel triennio 2026-2029. Le scelte maturate mirano a sostenere la vita delle comunità, accompagnare le realtà più fragili, promuovere nuove competenze, rafforzare la missione apostolica, aggiornare i processi organizzativi e custodire la comunione fraterna. Questo percorso si inserisce inoltre nel contesto significativo del centenario della nascita al Cielo di Padre Annibale Maria Di Francia, occasione privilegiata per approfondire la conoscenza del Fondatore e ravvivare il carisma del Rogate nelle comunità e tra i laici che condividono la nostra spiritualità. Gli Atti, approvati dal Consiglio Provinciale il 31 luglio 2026 e ratificati dal Consiglio Generale il 28 agosto 2026, entreranno in vigore il 7 ottobre 2026, nella Festa della Beata Vergine Maria del Rosario e nel 36° anniversario della Beatificazione di Padre Annibale Maria Di Francia. Affidiamo questo nuovo tratto di cammino all'intercessione della Vergine Maria, di Padre Annibale e di Madre Nazarena, affinché ogni comunità possa accogliere gli Atti Capitolari come strumento di dialogo, discernimento e rinnovato slancio missionario. “Gli Atti Capitolari sono un invito a camminare insieme, a custodire ciò che sostiene la vita delle comunità e a promuovere ciò che apre cammini nuovi per il futuro della Provincia.”

Semi di Parola

XXXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Il regno dei cieli è simile a dieci vergini (Mt 25,1-13).
Questa parabola è rivolta particolarmente ai credenti, simboleggiati dalla verginità che rimanda al battesimo e all’adesione al vangelo. Le vergini, infatti, sono tutte in attesa dello sposo che, fuor di metafora, indica il ritorno del Signore Gesù, atteso con grande fervore dalle prime comunità (Paolo stesso ne era convinto) ma che, quando il vangelo di Matteo fu scritto, verso la fine del primo secolo, non era avvenuto, creando delusione e sconforto nelle comunità. Il sonno delle vergini che attendono è una metafora della morte: già ai tempi di Paolo, come leggiamo nella prima lettera ai Tessalonicesi, i cristiani si chiedevano che ne sarebbe stato di chi era morto da battezzato prima del ritorno di Gesù. Paolo risponde che non c’era nessuna differenza tra chi era già morto e coloro (tra i quali Paolo metteva sé stesso) che erano ancora in vita: tutti sarebbero stati “rapiti nell’aria” e sarebbero stati sempre con il Signore. Chi ha scritto il Vangelo sapeva che tanti erano ormai morti tra i credenti e il ritorno di Gesù era sempre più lontano nel tempo; la questione non è se lo Sposo torni (per la fede cristiana è una certezza che ogni domenica proclamiamo nel Credo), ma se siamo degni, come credenti, di accoglierlo ed essere accolti. Il criterio non sarà la fede nel Cristo e la lettura della Parola (simboleggiate dalle lampade) ma come questa fede avrà orientato le nostre scelte secondo il vangelo e l’etica del regno, cioè attraverso l’impegno per la giustizia e il metterci al servizio degli ultimi. L’olio, si diceva un tempo, simboleggia le buone opere; tuttavia, dobbiamo stare attenti a non confondere queste opere con i riti e le pratiche religiose, pensando che Dio stia a contare a quante messe abbiamo partecipato, quante volte ci siamo confessati e quante pratiche penitenziali abbiamo fatto. Le buone opere sono bene indicate nel vangelo, a partire dal discorso della montagna, quando Gesù dice che dobbiamo compiere delle opere buone/belle davanti agli uomini perché essi, affascinati dallo stile dei credenti, possano percepire chi è Dio; ma è necessario essere attenti: il compimento di queste opere non passa per le chiese o le sagrestie bensì per le strade calpestate dagli ultimi con i quali Gesù si è identificato e continua oggi ad abitare. Sbandierare la propria appartenenza identitaria al cristianesimo e allo stesso tempo disprezzare o violare i diritti e la dignità degli ultimi (i “venditori” di cui parla il vangelo) è proprio come avere delle lampade che non possono illuminare perché non contengono olio. E a chi pensa di vantarsi con delle lampade spente o di usare l’olio di altri, il vangelo dice in modo chiaro che lo Sposo non può essere ingannato.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo