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TRANI - 15 AGOSTO 2026

Nel ricordo di Madre Carmela d'Amore

Cento anni di memoria, fede e gratitudine La Comunità delle Figlie del Divino Zelo di Trani ha vissuto una giornata intensa di preghiera, fraternità e rendimento di grazie in occasione del 100° anniversario della nascita al Cielo di Madre Carmela d'Amore, avvenuta il 15 agosto 1926. A distanza di un secolo, il suo ricordo continua a essere vivo e fecondo nella nostra Famiglia religiosa, come testimonianza di una vita interamente donata a Dio e ai fratelli nello spirito del Rogate. La giornata commemorativa è iniziata con la celebrazione della Santa Messa di ringraziamento presso il Santuario di Sant'Antonio di Trani, luogo caro alla storia delle Figlie del Divino Zelo. Riunite nella preghiera, le consorelle, gli ospiti e le famiglie hanno reso grazie al Signore per il dono della vita e della testimonianza di Madre Carmela. Successivamente, ci siamo recati presso la sua tomba per un momento di raccoglimento e preghiera. Davanti al luogo che custodisce le sue spoglie mortali, abbiamo affidato al Signore la nostra Congregazione, le vocazioni, le famiglie e tutte le persone affidate alla nostra missione educativa e apostolica. Particolarmente significativo è stato l'omaggio floreale deposto sulla sua tomba, semplice gesto di affetto e riconoscenza verso una donna che ha saputo spendere tutta la sua esistenza nella fedeltà al Signore e al carisma di Sant'Annibale Maria Di Francia. La celebrazione è proseguita in un clima di gioiosa fraternità con la partecipazione delle sorelle della comunità, delle mamme con i loro bambini e di quanti hanno voluto condividere questo momento di memoria e comunione. Insieme abbiamo riscoperto quanto la testimonianza di Madre Carmela continui ancora oggi a parlare ai nostri cuori e a indicarci la via della fiducia in Dio, del servizio generoso e dell'amore operoso. Ricordare Madre Carmela d'Amore non significa soltanto guardare al passato, ma lasciarsi ispirare da una vita che continua a illuminare il cammino delle Figlie del Divino Zelo e di tutti coloro che incontrano il carisma del Rogate. Nel centenario della sua nascita al Cielo, eleviamo il nostro grazie al Signore per il dono di Madre Carmela d'Amore e affidiamo alla sua intercessione il presente e il futuro della nostra missione. “Una giornata vissuta nella fede, nella fraternità e nella gratitudine, per custodire viva una memoria che continua a generare speranza.”

Semi di Parola

XXV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Gli ultimi saranno primi e i primi ultimi (Mt 20,1-16).
Alla luce della retribuzione secondo il diritto del lavoro, non è assolutamente giusto l’atteggiamento del padrone: chi ha lavorato di più avrebbe dovuto avere di più e se chi ha lavorato un’ora ha ricevuto un denaro gli altri avrebbero dovuto ricevere un salario proporzionato e adeguato. Ma non è questa la logica della parabola. Al di fuori della metafora, l’uscita di casa del padrone è quella di Dio che si mette in cammino verso l’uomo per donargli l’unica paga che può e vuole elargire: quella che nel linguaggio cristiano si chiama salvezza oppure vita eterna e che noi possiamo tradurre in termini più comprensibili: dare un senso alla propria vita. Non importa se una persona lo scopre da giovane o in una fase più adulta o addirittura nell’approssimarsi della morte. Dio si è rivelato, dice il Concilio, per chiamarci alla relazione con Lui e per diventare suoi amici. Il vero problema sorge quando pensiamo di avere l’esclusiva della relazione con Dio, di essere gli unici meritevoli, provando una certa soddisfazione nel vedere gli altri, i non allineati alla nostra perfezione, magari bruciare all’inferno o comunque scontare tanto purgatorio. Questo se vediamo dal punto di vista del Dio datore di lavoro; se poi vediamo la nostra risposta nel lavorare nella vigna (che, non dimentichiamo, è un’immagine della chiesa e dell’umanità), siamo portati a credere che al lavoro debba corrispondere una ricompensa, mentre, come dice Gesù in un’altra parabola, dopo aver lavorato nei campi e una volta rientrati, i servi devono servire il padrone a tavola sapendo di essere, appunto, semplicemente servi. Qui sta anche il senso della frase finale del vangelo: i primi e gli ultimi non si scambiano il posto, ma si riconoscono tutti nella stessa condizione che è quella di collaborare sempre alla crescita del regno di Dio, non importa se sono grandi protagonisti nell’azione o anonimi e imperfetti discepoli; per Dio, infatti, siamo tutti uguali perché ama tutti totalmente, senza nessuna distinzione. Se c’è una soddisfazione non deve essere quella di ricevere uno sguardo maggiore di benevolenza da parte sua, ma di sapere che anche chi non ce la fa a fare meglio è amato allo stesso modo, perché uno solo è il Padre, ha detto Gesù, e noi siamo tutti fratelli. Se fossimo stati noi il padrone, come spesso accade a chi amministra le cose di Dio, avremmo forse dato il salario in base al lavoro realmente svolto, oppure (peggio) per dispetto, avremmo rimandato i lamentosi senza paga. Ma per fortuna l’amministrazione della ricompensa finale Dio non l’ha delegata a nessuno e, mi sia consentito dire, nemmeno al papa.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo