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13 Agosto Comunità di Trani

100 anni di grazia: la festa di suor Romana Malavasi

100 anni di grazia: la festa di suor Romana Malavasi Con immensa gioia e profonda gratitudine al Signore, la Comunità delle Figlie del Divino Zelo di Trani ha celebrato il centesimo compleanno di suor Romana Malavasi, un traguardo straordinario che parla di fedeltà, consacrazione e amore donato lungo un'intera vita. La celebrazione eucaristica, presieduta da Padre Sabino Maldera, rcj e concelebrata dai confratelli rogazionisti, presso il Santuario di Sant'Antonio di Trani, è stata vissuta in un clima di intensa preghiera e rendimento di grazie. Un momento particolarmente significativo che ha visto riuniti parenti, amici, benefattori e numerose consorelle. A rendere ancora più bella questa giornata è stata la presenza delle consorelle provenienti dalle comunità vicine di Altamura, Bari e Corato, che hanno voluto condividere con suor Romana la gioia di questo importante anniversario, esprimendo affetto, vicinanza e sincera riconoscenza per la sua luminosa testimonianza di vita religiosa. Anche i familiari, in modo particolare una sua nipote e famiglia, hanno partecipato alla festa, stringendosi attorno a suor Romana con affetto e gratitudine per il dono della sua presenza e della sua lunga storia di fede. Al termine della celebrazione, il momento di fraternità e convivialità ha permesso a tutti di condividere ricordi, sorrisi e auguri, rendendo ancora più evidente la bellezza della comunione che nasce dall'essere una sola famiglia nel Signore. Ringraziamo Dio per il dono di suor Romana e affidiamo alla Beata Vergine e a Sant'Annibale Maria Di Francia il proseguimento del suo cammino, perché continui ad essere per tutti una testimonianza di speranza, semplicità e fedeltà. Auguri, suor Romana! I tuoi 100 anni sono un canto di lode alla bontà e alla fedeltà di Dio

Semi di Parola

XXXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Il regno dei cieli è simile a dieci vergini (Mt 25,1-13).
Questa parabola è rivolta particolarmente ai credenti, simboleggiati dalla verginità che rimanda al battesimo e all’adesione al vangelo. Le vergini, infatti, sono tutte in attesa dello sposo che, fuor di metafora, indica il ritorno del Signore Gesù, atteso con grande fervore dalle prime comunità (Paolo stesso ne era convinto) ma che, quando il vangelo di Matteo fu scritto, verso la fine del primo secolo, non era avvenuto, creando delusione e sconforto nelle comunità. Il sonno delle vergini che attendono è una metafora della morte: già ai tempi di Paolo, come leggiamo nella prima lettera ai Tessalonicesi, i cristiani si chiedevano che ne sarebbe stato di chi era morto da battezzato prima del ritorno di Gesù. Paolo risponde che non c’era nessuna differenza tra chi era già morto e coloro (tra i quali Paolo metteva sé stesso) che erano ancora in vita: tutti sarebbero stati “rapiti nell’aria” e sarebbero stati sempre con il Signore. Chi ha scritto il Vangelo sapeva che tanti erano ormai morti tra i credenti e il ritorno di Gesù era sempre più lontano nel tempo; la questione non è se lo Sposo torni (per la fede cristiana è una certezza che ogni domenica proclamiamo nel Credo), ma se siamo degni, come credenti, di accoglierlo ed essere accolti. Il criterio non sarà la fede nel Cristo e la lettura della Parola (simboleggiate dalle lampade) ma come questa fede avrà orientato le nostre scelte secondo il vangelo e l’etica del regno, cioè attraverso l’impegno per la giustizia e il metterci al servizio degli ultimi. L’olio, si diceva un tempo, simboleggia le buone opere; tuttavia, dobbiamo stare attenti a non confondere queste opere con i riti e le pratiche religiose, pensando che Dio stia a contare a quante messe abbiamo partecipato, quante volte ci siamo confessati e quante pratiche penitenziali abbiamo fatto. Le buone opere sono bene indicate nel vangelo, a partire dal discorso della montagna, quando Gesù dice che dobbiamo compiere delle opere buone/belle davanti agli uomini perché essi, affascinati dallo stile dei credenti, possano percepire chi è Dio; ma è necessario essere attenti: il compimento di queste opere non passa per le chiese o le sagrestie bensì per le strade calpestate dagli ultimi con i quali Gesù si è identificato e continua oggi ad abitare. Sbandierare la propria appartenenza identitaria al cristianesimo e allo stesso tempo disprezzare o violare i diritti e la dignità degli ultimi (i “venditori” di cui parla il vangelo) è proprio come avere delle lampade che non possono illuminare perché non contengono olio. E a chi pensa di vantarsi con delle lampade spente o di usare l’olio di altri, il vangelo dice in modo chiaro che lo Sposo non può essere ingannato.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo