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9-19 ottobre 2026 - Rocca di Papa

Convegno delle Superiore 2026

Leadership, corresponsabilità e comunione per il servizio della missione Dopo gli Esercizi Spirituali, le Superiore e le Responsabili delle comunità della Provincia hanno partecipato al Convegno formativo dedicato ad alcuni aspetti fondamentali della vita e della gestione delle opere religiose. La prima giornata ha visto l'intervento dell'Avv. D. Donato, che ha approfondito i temi dei contratti di collaborazione e della tutela degli Enti religiosi, offrendo indicazioni pratiche e aggiornamenti normativi. Sono stati inoltre presentati il Vademecum procedurale degli Affari Economici e i principali adempimenti fiscali, strumenti utili per una gestione responsabile e trasparente delle realtà affidate alle comunità. Nel pomeriggio, Sr Tosca Ferrante, Apostola del Sacro Cuore, ha guidato una riflessione sul tema della leadership partecipativa nella vita religiosa, evidenziando l'importanza dell'ascolto, del discernimento condiviso e della corresponsabilità come vie privilegiate per animare oggi le comunità religiose. La mattina del terzo giorno, le partecipanti hanno vissuto una significativa dinamica di condivisione denominata“Il Dado delle Superiore”, esperienza che ha favorito il dialogo, un confronto e una verfica delle giornate vissute insieme. Particolarmente significativo è stato, nel tardo pomeriggio conclusivo, il saluto della Madre Generale M. Elí Milanez, che ha incoraggiato le partecipanti a proseguire il loro servizio con fiducia, spirito di comunione e fedeltà creativa al carisma e ha presentato le diverse iniziative in vista del centenario dela transito del Padre Fondatore, Il Convegno si è concluso con una foto di gruppo insieme alla Madre Generale, segno visibile dell'unità che lega le comunità della Congregazione e dell'impegno condiviso nel vivere e testimoniare il carisma del Rogate nelle diverse realtà della missione.

Semi di Parola

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Il grande comandamento (Mt 22,34-40).
La risposta che Gesù dà ai farisei sembra andare oltre (ed infatti lo fa) la domanda che gli era stata posta: quelli che lo volevano mettere alla prova, infatti, gli chiesero quale fosse il comandamento più grande e quindi più importante. Nel rispondere, Gesù si trovava certamente in sintonia con i farisei che avevano fatto di quel passo della Legge (Dt 6,4-5) l’inizio di una delle formule più importanti della preghiera ebraica: lo Shemà Israel (“Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è unico; tu amerai il Signore Dio tuo…”). Questa preghiera è ripetuta anche oggi da tutti i devoti ebrei ogni giorno, ed è il corrispettivo di ciò che è per noi il Padre Nostro e per i musulmani la prima Sura del Corano. Ma proprio questa preghiera spesso viene recitata da chi assume un atteggiamento fondamentalista e di disprezzo verso chi non fa parte del popolo eletto. Questo è il motivo per cui Gesù non poteva fermarsi alla risposta precisa alla loro domanda, ma ha voluto e dovuto (dal suo punto di vista, che dovrebbe essere anche quello di noi cristiani) aggiungere un altro comandamento, sempre presente nella Legge (Lev 19,18) che parla dell’amore verso il prossimo. Come a dire: il primo comandamento trova la sua giusta collocazione solo alla luce del secondo, che è simile al primo, ne deve essere il suo prolungamento. L’amore assoluto per Dio, infatti, può portare e di fatto ha portato e porta ancora al fondamentalismo che troppo spesso implica la violenza verso l’essere umano in nome della difesa dell’unicità e della sacralità di Dio. Fino a che punto può arrivare il mio amore per Dio? Deve essere totale ma non può implicare la violenza verso i propri simili. Questo è il salto che deve rendere il cristiano difensore della dignità di ogni uomo, in continuità con la vita e le parole di Gesù, che è arrivato a chiedere ai suoi l’amore persino per il nemico. E non a caso il Padre Nostro contiene un riferimento esplicito al perdono di chi sbaglia nei nostri confronti, unica strada per ottenere anche il perdono di Dio. Ma chi è il mio prossimo? Ancora una volta per l’ebreo è chi appartiene al suo popolo per cui anche questo comandamento diventa un prolungamento dell’unicità del proprio Dio e può portare al disprezzo dell’altro, come è accaduto anche ai cristiani nei confronti degli ebrei e degli altri esseri umani, sempre basandosi su quelle Sacre Scritture ormai ritenute patrimonio esclusivo dei cristiani. Ma Gesù, da buon ebreo, sapeva che quando si citava un passo della Scrittura si intendeva anche il suo contesto (lo stesso era per i farisei); e cosa si legge, poco più avanti, nello stesso libro? “Il forestiero dimorante presso di voi lo tratterete come colui che è nato tra voi; tu l’amerai come te stesso” (Lev 19,34). Gesù stesso, infatti, ha indicato come “tipo” di prossimo un samaritano, nemico dei giudei. Esattamente questo dovrebbero ricordare gli ebrei che maltrattano e massacrano i palestinesi ed anche quei politici o meno che si vantano di essere cristiani, davanti ad ogni straniero che ormai abita in mezzo a noi.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo