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Lo dicono i bambini:

a Casavatore andrà tutto bene

#restaacasa. Lo slogan che ormai ci accompagna da più di un mese e che in sé racchiude così tanti sentimenti che me lo immaginerei come una diga in piena che sta per strabordare. Ma per i nostri bambini RESTA A CASA cosa significa? RESTA…la parola ed azione che ognuno di loro preferirebbe quando incontrano, desiderano o purtroppo sognano mamma e papà! CASA… non sanno rispondere, sono confusi, oppure danno una propria interpretazione all’idea di casa calda ed accogliente con i genitori che ti accarezzano e ti dicono stringendoti forte #ANDRATUTTOBENE! E QUINDI PERCHE NEGARGLIELO?! Siamo tutti uguali, figli di Dio ed aventi gli stessi diritti! Quindi noi dell’Istituto Figlie del Divino Zelo di Casavatore ci siamo impegnati ancora una volta con tutte le nostre energie positive, per far sì che questo periodo per i nostri bambini trascorra come una serie di momenti felici nella “famiglia” che per il momento è stata scelta per loro. Una giornata all’insegna dell’informazione per sconfiggere l’animaletto “CORONA”, seguendo le regole e dimostrando quanta forza l’essere umano può trasmettere partendo da un gesto sociale ed unendoci a tutti gli altri. Un lenzuolo grandissimo con disegnati i visi dei nostri bambini, un enorme arcobaleno creato con le loro mani colorate di gioia ed ingenuità accompagnate dai tratti rosei del viso della Madonna, Madre di tutti che ci accompagna lungo il nostro cammino. Tempere, pastelli, urla, gioia, giochi, scherzi, questi sono i nostri piccoli…uomini e donne del futuro che noi dell’Istituto ci impegniamo a formare trasmettendo i valori che un giorno potranno aiutarli a garantirsi un futuro migliore! Siamo sicuri che ne usciremo più forti ed uniti di prima. Educatrice professionale Daiana Marotta

Semi di Parola

XXVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel regno di Dio (Mt 21,28-32)
Mentre il riferimento alle prostitute è chiaro anche oggi, la figura dei pubblicani appare misteriosa. Erano gli esattori delle tasse per conto dei romani ma chiedevano molto di più di ciò che davano ai dominatori e spesso prestavano anche ad interessi esorbitanti mettendo sul lastrico tante famiglie. Erano insomma delinquenti assunti dallo Stato. Gesù metteva a confronto queste due categorie con i suoi interlocutori, quei gestori del sacro ed esegeti della Parola di Dio che amministravano la giustizia in base alla legge di Mosè. Capiamo facilmente perché Gesù non suscitava le loro simpatie fino a far decidere a loro di farlo morire. I due figli della parabola (che riecheggia quella molto più estesa del figliol prodigo) rappresentano i due tipi di adesione a Dio: quello fatto solo di parole, e quello basato sui fatti, sull’azione, come già aveva detto Gesù nel primo discorso del vangelo: “Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”; quella volontà espressa chiaramente nella Sacra Scrittura ben conosciuta dai maestri a cui Gesù si rivolge: accogliere, per esempio, lo straniero, prendersi cura dei poveri, impedire il dilagare dell’ingiustizia sociale. Gesù ha visto in coloro che erano coscienti di agire male la capacità di mettersi in discussione e di andare da Giovanni a chiedere il perdono mentre quelli che si riempivano la bocca di grandi parole e si ritenevano perfetti solo per questo, non hanno avuto la capacità di farlo. Un copione che si ripete spesso nella storia delle religioni o delle ideologie che si appellano ai valori come la democrazia e la libertà: la convinzione che basti proclamare a parole i grandi ideali mentre nei fatti si calpesta la dignità dei propri simili. Giovanni e Gesù sono tra quelli che, prima di proclamare belle parole, hanno nei fatti realizzato la scelta di obbedire a quel Dio che sente il grido degli oppressi, e hanno deciso di accogliere chi era disprezzato. Solo dopo aver condiviso la sorte degli ultimi hanno detto parole che avevano il peso e la garanzia dei fatti.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo