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18 Ottobre - Roma

Anniversari di Professione religiosa nella Comunità di Roma

"... c’è un tempo per gioire, ringraziare, rallegrarsi" Noi della comunità di Roma abbiamo avuto delle ricorrenze particolari 50-esimo, 60-esimo e 70-esimo, non capitano tutti i giorni. Per tutte noi e per suor M. Dionisia Leanza, suor M. Teresa Longano e suor M. Angioletta Gizzi è stata davvero una bella giornata ricca di emozioni; il sentimento dominante è stato la gratitudine al Signore. Infatti la giornata è solennemente iniziata con la santa messa di ringraziamento preseduta da Mons. Giuseppe Leanza, fratello di sr. Dionisia, concelebrata da Padre F. Siciliano. Si sono incarnate visibilmente in noi le parole del salmo 132 "come è bello e gioioso, stare insieme come fratelli..." ed è proprio in occasioni come queste che una capisce di appartenere veramente ad una famiglia grande, per dono ricevuto. A questo proposito non si può fare a meno di citare la frase di padre Annibale riguardo alla vocazione che recita: "vedi che grazia non a tutti è data, la vocazione...". Ma la cosa più bella, sorprendente e impegnativa è stata la settimana che ha preceduto l’evento perché ci ha viste tutte impegnate Ed è così che siamo riuscite a vivere una bellissima giornata ricca di gioia e gratitudine insieme alle nostre sorelle, un giorno ricco di preghiera e la richiesta esplicita al Signore di continuare a benedire ed arricchire la chiesa di nuove vocazioni che siano per il mondo segno tangibile del suo amore, proprio come lo sono queste sorelle per noi.

Semi di Parola

XX Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Donna, grande è la tua fede (Mt 15,21-28).
Questo racconto contiene, forse, l’episodio più imbarazzante della vita pubblica di Gesù, dove si racconta che resta indifferente se non infastidito di fronte alla richiesta di una donna pagana. L’evangelista Matteo rincara la dose, in quanto Gesù espone il criterio del rifiuto: sono stato mandato solo agli ebrei, peccatori, sì (pecore perdute), ma sempre ebrei. Gli altri, i non ebrei, sono definiti semplicemente cani (che, in una cultura dove non c’è la cura per il migliore amico dell’uomo, non era certamente un complimento); unico apparente segno dell’animo tutto sommato sensibile di Gesù è il fatto che li chiama “cagnolini”, cuccioli. L’aver raccontato l’episodio da parte di Marco e poi di Matteo (Luca non lo fa perché la questione pagana verrà affrontata negli Atti), nonostante l’imbarazzo della scena, dimostra che è avvenuto realmente e probabilmente quella donna ha fatto veramente cambiare il punto di vista a Gesù. Ma perché continuare a raccontarlo e scriverlo poi in vangeli destinati anche ai cristiani non ebrei? Probabilmente perché la difficoltà è stata avvertita dalle prime comunità dove i discepoli storici hanno pensato che Gesù fosse venuto solo per il popolo eletto e Paolo, ultimo arrivato, ha dovuto combattere tanto per un vangelo destinato a tutta l’umanità e non solo agli ebrei. Ricordare che Gesù ha avuto la capacità di cambiare le proprie convinzioni è diventato un criterio per tutte le generazioni future e lo è anche per i cristiani di oggi. Quando siamo tentati di fare classifiche di dignità tra popoli o persone, facendolo anche in nome di Gesù e del vangelo, questo episodio sta a ricordarci che il vero discepolo di Gesù è capace e deve cambiare la propria prospettiva quando è a rischio il rispetto e la difesa della dignità umana. Il non farlo porta all’odio e alla distruzione di interi popoli, come lo è stato nei confronti del popolo ebraico, reo di non aver creduto in Gesù e di averlo ucciso e come lo è oggi nei confronti di chi crede diversamente in Dio oppure non corrisponde ai nostri standard di valori e quindi viene tenuto fuori dal proprio mondo, associando in questo delirio di disprezzo anche chi fino a ieri era oggetto di persecuzione, vantandoci di difendere la cosiddetta cultura giudaico-cristiana.

La Preghiera della Memoria

Attraverso i volti e la storia.

Belvedere del Rogate

libreria del santo